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I valori umani ed artistici dell’opera del Verga


La prima produzione del Verga, ispirata al Romanticismo, ed in un certo senso alla scapigliatura milanese, fu accolta con notevole entusiasmo ed ebbe un ottimo successo. La raccolta Vita dei campi ed il romanzo I Malavoglia lasciavano invece la critica e i lettori del tutto indifferenti, come indifferenti li aveva lasciati la novella Nedda che segna il passaggio dall’ispirazione al secondo Romanticismo a quella verista. I motivi di questi atteggiamenti, che potrebbero sembrare incomprensibili, vanno visti nella facile presa che faceva sul pubblico quell’ambiente borghese di amori fatali e passioni lacrimevoli, riportato con un tono semplice e piano, e nelle difficoltà che faceva sorgere la nuova poetica del Verga, caratterizzata da una visione così commossa della vita, per di più resa con un linguaggio che rompeva tutti gli schemi letterari per dare libero sfogo all’impeto del racconto.
Solo la voce di Luigi Capuana e di qualche altro critico si levò in difesa del Verga, le cui opere verso la fine dell’Ottocento furono quasi completamente dimenticate. Fu il Croce che rivalutò l’opera del Verga e poi successivamente il Russo, il quale, con i suoi studi sul grande autore siciliano, è riuscito a capire e ricostruire lo svolgimento di quella profonda personalità di artista.
Portatosi a Milano, lontano dalla sua Sicilia, il Verga cominciò a sentirne tutto il fascino delle tradizioni, delle concezioni, e cominciò a sentirsi attratto dai sentimenti primitivi e puri della sua gente. Alla complicazione degli artifici dei romanzi giovanili si sostituisce l’impeto sincero di questi sentimenti, di questa concezione, di questo modo di vedere la vita. Come dice lo stesso Russo ”dai vinti, vittime della loro stessa capricciosa e malata immaginazione, passiamo ai vinti vittime necessarie della vita dolorosa e ironica, al dramma delle persone subentra il dramma delle cose…” Non abbiamo più romanzi e novelle in cui il protagonista sia il centro fantastico dei suoi dolori e delle sue delusioni, ma la sofferenza, che nei romanzi giovanili poteva attribuirsi a squilibrio degli individui, ora è il triste equilibrio intrinseco al mondo stesso.
Arrivati a questa conversione, che prima di essere letteraria è morale, si ha una rappresentazione immediata della vita in base al principio dell’impersonalità dell’arte e per di più con un linguaggio che non è quello di un letterato, ma quello che potrebbero parlare gli stessi personaggi. E l’autore scompare nel racconto seguendo il metodo oggettivo, si cala nei suoi personaggi, immedesimandosi completamente in essi, vittime del destino, e indulgendo pertanto ad un certo fatalismo. Sono la casa e la sua religione che debbono prevalere sull’uomo, sono la famiglia e l’onestà che debbono vincere sui desideri e sugli impulsi degli uomini.
Si potrebbe dire con il Russo che l’autore non pensa più con il suo cervello e non immagina con la sua immaginazione, ma con quelli dei suoi personaggi. Il Verga ci descrive ‘Ntoni che va alla visita militare come lo potrebbero vedere gli occhi di un commilitone: “Piantato come un pilastro, su quei piedacci che sembravano pale di fico d’india” e così si può dire per l’immagine dei ragazzi che partono per il servizio militare: “Annaspano col capo fuori degli sportelli, come i buoi quando sono condotti alla fiera”.
Ma tutta l’espressione ha un tono paesano e provinciale anche per le parole dialettali usate, i proverbi locali richiamati, le metafore popolari che spesso prendono il posto di vocaboli tecnici. Basterebbe il periodo citato dal Russo per chiarire l’efficacia di questo metodo linguistico, privo del quale il racconto perderebbe di veridicità e di sincerità: “La ‘Provvidenza’ l’avevano rimorchiata a riva tutta sconquassata, così come l’avevano trovata di là dal capo dei Mulini, col naso tra gli scogli, e la schiena in aria”. In questa descrizione delle operazioni di recupero della barca”Provvidenza” dopo un naufragio, sostituiamo a “naso” e a “schiena” i termini propri e cioè prua e poppa e capiremo meglio l’arte del Verga.
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