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Il valore del pessimismo per Verga

Il pessimismo verghiano, l'idea quindi che la società sia dominata dalla forza per la vita e dalla legge del più forte e che ad essa non vi sia scampo né nel passato, né nel presente, né nel trascendente, ha una forte connotazione conservatrice (egli infatti in questo modo rifiuta chiaramente le ideologie progressiste dell'epoca) e, contemporaneamente, gli fornisce gli strumenti utili per cogliere molto più lucidamente degli uomini del suo tempo, ciò che di negativo c'è nella realtà e di metterlo in luce con una precisione certosina, essendo oramai egli del tutto immune ai miti contemporanei (come quelli che si stanno diffondendo proprio in quel periodo, i miti di 'progresso' e di 'popolo'), verso cui egli non prova neanche un vago pietismo sentimentale.
Verga tende a concentrarsi sugli aspetti più crudi della realtà, dissacrando in un certo qual modo il mito prettamente populistico del progresso. Secondo lui il progresso moderno è un qualcosa di negativo, ma egli, a differenza di tutti i conservatori del suo tempo, non gli contrappone il mito della campagna, poiché ella neanche è considerabile un antidoto ai mali, in quanto anche lei è retta dalle leggi dell'egoismo e della ricerca dell'utile.

Questo è il motivo per cui Verga è uno scrittore scomodo, che in qualche modo stimola la critica e distrugge i miti.

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