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Rosso Malpelo(Vita dei campi)

Il racconto fu pubblicata per la prima volta sul “Fanfulla” nell’agosto del 1878, e raccolto in Vita dei campi nel 1880, pubblicato definitivamente nel 1897. È stato anche pubblicato da un giornale socialista, che condivideva i suoi ideali nonostante Verga fu un conservatore. È la storia di un Caruso (giovani aiutanti che lavoravano in miniera). L’autore utilizza l’artificio di regressione ed estraneazione, fa apparire normale ciò che la morale considera strano in quanto veniva considerato giusto all’epoca. Era un ragazzo cattivo solo perché aveva i capelli rossi; dove gli lavorava tutti lo chiamavano Malpelo, e anche sua madre aveva dimenticato il suo nome di battesimo. D'altronde a lei lo vedevo solamente il sabato sera, quando ritornava a casa con i pochi soldi della settimana, e dato che era "malpelo" c'era anche il timore che mi potesse rubarne, dunque la sorella maggiore lo picchiava quando tornava. Anche i padroni sfruttavano il contesto pagandolo poco, in quanto Malpelo era un ragazzo che nessuno avrebbe voluto trovarselo davanti, che tutti schivavano come un cane rognoso, e che tutti accarezzavano con i piedi (antifrasi, lo prendevano a calci). Malpelo viene rappresentato come se fosse un animale, un brutto ceffo, ringhioso selvatico. A mezzogiorno, quando gli altri operai mangiavano la loro minestra, Lui prendeva è successo fra le gambe per rosicchiare un po' di pane come fanno le bestie; e ognuno Lo prendeva a sassate finché Malpelo non veniva rimandato al lavoro con una pedata. Si afferma che egli ingrassa va fra i calci, e veniva caricato meglio di un animale rognoso (antifrasi:
finiva quasi per vivere di calci, erano il suo cibo). Emergono il pessimismo e il fatalismo verghiano, che racconta di un mondo senza altruismo, in cui ognuno pensa a se stesso. Era sempre sporco di sabbia rossa, perché sua sorella aveva altro a cui pensare che a pulirlo la domenica; si stava sposando, e doveva pensare al corredo nuziale. Il ragazzo era conosciuto per tutto Monserrato e la Carvana, tanto che la caverna in cui lavorava era conosciuta come la Cava di Malpelo, e questo infastidiva molto il padrone. Il padrone lo faceva lavorare per carità, in quanto il padre, Mastro Misciu, era morto in quella caverna, un sabato in cui voleva terminare un lavoro preso a cottimo (forma di lavoro in cui veniva remunerato in relazione alla quantità di lavoro svolto); doveva lavorare un pilastro che si trovava in un cunicolo della caverna, ottenendo così 30/40 carri di sabbia. Egli voleva infatti lavorare in proprio, ma veniva ingannato dal padrone. Questo è un mondo in cui i furbi prevalgono sugli ingenui, in quanto viene affermato che solo Mastro Misciu avrebbe potuto farsi ingannare in questo modo; a lui venivano dati i lavori più gravosi in quanto egli preferiva prendere il pane con le sue braccia piuttosto di usarle contro i compagni per picchiarli. Viene citato anche qui il principio di ereditarietà. Questo rappresenta un anticipazione, Malpelo infatti morirà; un cuore tenero e difendeva il padre a modo suo, in modo animalesco, facendo un brutto viso. Egli era talmente piccolo che gli altri dicevano che glielo morirà nel letto con il suo padre, ma in realtà neanche suo padre muore nel suo letto. Zio Mommu, disse che lui non avrebbe mai tolto quel pilastro, nemmeno per 20 onze (12,75 lire=45 euro) in quanto era troppo pericoloso. Usando il discorso indiretto libero, l'autore afferma che qualsiasi lavoro all'interno delle miniere pericoloso, se si deve pensare a questo è meglio andare a fare l'avvocato. Mastro Misciu avevo affidato un ambiente ostile (richiamo al Darwinismo), voleva modificare la propria condizione sociale, è una società di caste, voleva diventare un lavoratore autonomo affittando una galleria; voleva avere un salario maggiore, più vino e poter preparare una dote alla figlia. Ripeteva questo quando i suoi compagni andavano a casa raccomandandogli di non rimanere schiacciato dal cunicolo, di non fare la morte del sorcio. Chi vuole modificare la propria condizione di vita, è destinato però al fallimento. Viene poi raccontata la morte del padre di Malpelo, che è un lavoratore di cottimo chi viene giudicato negativamente per i suoi obiettivi. Era una notte piena di stelle, e si vedeva solo la lanterna all'interno della caverna. Il padre di Malpelo stava continuando a colpire il pilastro, mentre il figlio metteva al sicuro il piccone, il sacco vuoto e Il fiasco del vino. Il padre, che gli voleva bene, gli diceva di spostarsi di stare attento, in quanto dall'alto cascano dei sassolini o della sabbia grossa ( il narratore è esterno, ma non insensibile). Ad un certo punto, Malpelo senti il rumore della sabbia traditrice, e il lume si spense (si conclude la vicenda della morte). L’ingegnere che dirigeva i lavori della caverna, quella sera era al teatro, e non avrebbe scambiato il suo posto per un trono quando lo cercarono per dirgli che mastro Misciu aveva fatto la morte del sorcio. Tutte le donne di Monserrato urlavano per annunciare la grande disgrazia, mentre la moglie, comare Sana, stringeva i denti, come se avesse la febbre.
Il narratore, in questa sezione, assume il punto di vista del contesto, e rivela il suo cinismo, è indifferente al dolore, alla rabbia provata da per la morte di mastro Misciu, non pensa che la moglie possa battere i denti per la rabbia, ma pensa alla febbre. Si intuisce che dietro la morte di Mastro Misciu, c'era un inganno; l'ingegnere gli aveva affittato La miniera anche se sapeva che fosse a rischio; egli sperava che crollasse per ottenere nuova sabbia buona, ha solo un interesse economico. Successivamente viene reintrodotto Malpelo, dicendo che nessuno badava a lui in quanto era una bestia; quando si parla di Malpelo degli altri personaggi, si fa sempre riferimento al mondo animale per riprendere l'evoluzionismo di Darwin secondo cui l'uomo deriva dall' animale. Malpelo infatti viene spesso paragonato ad un cane. Nonostante il narratore sia indifferente, si capisce che parteggia per Malpelo. Viene raccontato che il ragazzo scavava senza che nessuno si accorgesse di lui, quando si avvicinarono con la luce e gli aveva il viso stravolto e gli occhi sbarrati, la schiuma alla bocca e le unghie spezzate. Fu un'impresa fargli smettere di cercare il padre, dovettero Infatti tirarlo per i capelli con la forza. Questa novella segue il principio di ereditarietà: non si sfugge al condizionamento familiare; Malpelo non può emigrare, deve accettare il suo destino. Egli tornò in caverna dopo qualche giorno, accompagnato dalla madre che piangeva. Il ragazzo non voleva più allontanarsi da quella galleria, e cercava continuamente di ritrovare il corpo di suo padre. Spesso, mentre scavava, si fermava bruscamente con la zappa in aria e gli occhi sbarrati, e sembrava stesse ascoltando qualche suggerimento del diavolo dall'altra parte della montagna di sabbia caduta. Il narratore non comprende il motivo della rabbia di Malpelo, il fatto che egli si comporta in maniera animalesca; in realtà Malpelo questo comportamento perché è dispiaciuto per la morte del padre e per il fatto che sia stata provocata da una frode. In quei giorni, Malpelo era più triste e cattivo del solito, talmente tanto che non mangiava quasi più e dava il cibo al cane. Il narratore non concepisce che Malpelo butti il pane per darlo ai cani, neanche fosse una Grazia di Dio; lo biasima, quando in realtà egli lo butta perché non ha fame a causa del lutto. Gli animali diventano vittima della sua rabbia, I potenti se la prendono con i più deboli; Malpelo Infatti picchia senza pietà l'asino col manico della zappa affinché morisse presto. Verga nelle sue opere, è condizionato dal fatalismo e dal fatto che egli fosse meridionale, quindi consapevole delle condizioni di quel popolo. Ha una visione fatalista in quanto non crede che la società possa migliorare improvvisamente; a differenza di Zola, che pensava che l'autore potesse muovere le condizioni sociali denunciandole con la letteratura, Verga non credo che ciò sia possibile, non si può cambiare la realtà; egli esprime la condizione della società per come è, anche se non la condivide. Malpelo era diventato il capro espiatorio di tutto, se accadeva qualcosa di sbagliato, se un operaio perdeva gli attrezzi, se un asino si rompeva la gamba o crollava una parte di galleria, la colpa era sempre del ragazzo. Egli accettava le botte senza protestare, come le prendevano gli asini che si facevano picchiare, ma continuavano a fare a modo loro. Egli era anche crudele con gli altri ragazzi, sembrava si volesse vendicare i suoi deboli di tutto il male che gli altri facevano a lui e avevano fatto a suo padre. Ma il pelo è un bambino animalesco, ma è molto sveglio; capisce Infatti il motivo economico che spinse l'ingegnere a trarre vantaggio dalla morte del padre, cioè per guadagnare 35 tarì (antica moneta che valeva 42 centesimi e mezzo, oggi 1 euro e 50).
Malpelo stringe amicizia con un ragazzo, venuto a lavorare da poco tempo in caverna; egli si era lussato il femore cadendo da un ponte; per questo gli era stato dato il soprannome di Ranocchio, dal momento che saltellava come un ranocchio. L'amicizia tra Malpelo e Ranocchio, viene vista come un atto di malignità, come te il protagonista volesse avere qualcuno da perseguitare. E io lo tormentava in 100 modi, e se Ranocchio non si difendeva lo picchiava più forte, in quanto Malpelo lo invitava a difendersi da lui che non gli vuole male, al fine di non lasciarti picchiare dagli altri (gli insegna la logica del più forte tormentandolo). Ad esempio Malpelo gli diceva " l'asino va picchiato, perché non può picchiare, se lui potesse picchiare, ci presterebbe sotto i piedi e si strapperebbe la carne a morsi." oppure "e ti capita di dare delle botte, dalle più forte che puoi, così gli altri ti temeranno, e ne avrai di meno contro di te." Ranocchio comprende questa situazione. Malpelo lavorava la terra con il piccone o la zappa come faceva suo padre; diceva a Ranocchio che la sabbia è traditrice, e che somiglia tutti gli altri; più sei debole è più se la prendono con te, mentre se sei forte come lo Sciancato, ti lasciano vincere. Suo padre riusciva sempre a batterlo, lavorava solo la sabbia, per questo lo chiamavano Bestia, fino a quando la sabbia lo sconfisse a tradimento perché era più forte di lui. Quando Ranocchio dovevo fare un lavoro troppo pesante, piangeva come una femminuccia; in questo caso Malpelo lo picchiava sulla schiena e lo sgridava, e se gliela smetteva gli diceva di lasciare il lavoro a lui in quanto era più forte. Malpelo infatti, era allenato tutto: alle botte, alle pedate, ai colpi del manico della pala, a dormire sui sassi dopo 14 ore di lavoro, a digiunare in quanto il padrone lo puniva togliendogli il pane o la minestra. Al contrario, le botte non gliele toglieva mai perché non erano a pagamento; il ragazzo però, non si lamentava, si prendeva i castighi anche quando non era lui il responsabile, ma si vendica va di nascosto. Quando Malpelo era innocente, Ranocchio gli suggeriva di dire la verità e di discolparsi, ma il protagonista diceva che è inutile in quanto nessuno gli avrebbe creduto perché era Malpelo; dopodiché curvava le spalle, in segno di fiero orgoglio, odi disperata rassegnazione ( neanche sua madre gli aveva mai dato una carezza, in quanto neanche lui ne dava a lei). Quando il sabato sera arriva a casa, la sorella lo scacciava col manico della scopa dal momento che era troppo mal conciato e avrebbe fatto scappare il suo uomo se li avesse visto con chi toccava imparentarsi. La madre era sempre da una vicina, dunque egli andava a rannicchiarsi nel suo sacco come un cane malato. Anche per questo motivo, quando la domenica gli altri ragazze si mettevano la camicia pulita per andare a messo a giocare nel cortile, egli non sembrava avere altro scopo se non quello di girovagare per gli orti, rincorrere le lucertole e altre povere bestie che non avevano fatto nulla di male, oppure rovinare le siepi dei fichi 'india. La madre di Malpelo era disperata nell'averlo come figlio, in quanto egli era ridotto veramente come quei cani che a furia di prendere calci e sassate, finiscono connettersi la coda fra le gambe e scappano il prima possibile, soffrendo la fame e vivendo come lupi. Almeno nella caverna di sabbia, non lo prendevano più in giro nonostante fosse brutto è sporco. Egli sembrava essere fatto apposta per quel lavoro, nel colore dei capelli, e con quegli occhi da gatto che si succedevano che vedevano la luce del sole. Egli viene poi paragonato ad un asino che lavora nella caverna per anni senza mai più uscirne,
viene paragonato agli asini pagati 12:13 lire (45 euro), che altrimenti sarebbero stati strangolati su una spiaggia al sud di Catania. Allo stesso modo Malpelo non voleva di più, ed usciva dalla caverna Il sabato solo perché aveva ancora le mani per aiutarsi con la fune, e doveva portare alla madre la paga della settimana. Egli avrebbe preferito fare il manovale, come Ranocchio, lavorare sui ponti, cantando, in alto, vicino al cielo azzurro, con il sole sulla schiena; oppure fare il carrettiere, come compare Gaspare, che prendeva la sabbia della caverna, camminando in modo assonnato con la pipa in bocca, girovagando tutto il giorno per le belle strade di campagna. Avrebbe anche preferito fare il contadino, passare la vita fra i campi, in mezzo al verde, sotto gli alberi sempreverdi, vedendo il mare azzurro in fondo, e sentendo il canto degli uccelli sulla testa. A causa del principio di ereditarietà, egli avrebbe potuto effettuare solo lo stesso mestiere del padre, seguire le sue orme, egli era nato in quel mestiere. Pensando tutto questo, Malpelo racconta a Ranocchio del pilastro che era caduto addosso al padre, che dava ancora della sabbia fine, preziosa è bruciata, che il carrettiere continuava a caricare con la sua pipa in bocca, mentre diceva che quando avrebbero finito di scavare, si sarebbe trovato il cadavere del padre, con dei calzoni di fustagno (tessuto robusto e resistente) quasi nuovi. Malpelo aveva ereditato dal padre la pala e la zappa, e le usava, nonostante fossero troppo grandi per un ragazzo della sua età. Gli avevano anche proposto di venderli, e che li avrebbero pagati che vengono, ma egli non voleva. Suo padre lisci e Lucenti, ed egli non avrebbe potuto farne di più lisci e di più lucenti. In quel periodo, era morto per il troppo sforzo, il vecchio asino grigio, ed il carrettiere l'aveva buttato nella sciara, terreno sterile ed incolto, in quanto gli arnesi inutili si buttavano lontano. Lui e Ranocchio andavano a cercare il cadavere dell'asino; quest'ultimo non voleva andarci, ma Malpelo mi diceva che a questo mondo bisognava guardare in faccia ogni cosa, sia bella che brutta. Era molto curioso, come dei cani che correvano da tutte le fattorie dei dintorni per spartirsi la carne dell'asino. Gli animali scappavano facendo guaiti quando comparivano i ragazzi, ma Rosso Malpelo non lasciava che l'amico gli scattasse. Il protagonista che fa notare la presenza di una cagna nera che non ha paura delle sassate, perché ha più fame degli altri. Nel frattempo login stava inerme mentre i cani lo mangiano; afferma che la vita finisce così; quando un animale è vivo e lo caricavano di peso, sembrava avesse o sguardo per dire "non più", ma ora i suoi occhi che mangiano i cani, sarebbe meglio se non fosse mai nato. La sciara si estende deserta fino a dove giungeva la vista, saliva scendeva in picchi e burroni,, senza neanche il suono di un grillo o di un uccello. Ma te lo dice che il padrone lo manda spesso lontano, dove gli altri hanno paura di andare, in quanto se non torna, nessuno lo cercherà. Durante la notte d'estate, le notti prendevano recenti anche sulla sciara, e la campagna circostante era nera come la lava. Malpelo era stanco della lunga giornata di lavoro, e si sdraiava sul suo sacco, rivolte verso il cielo, godendosi la quiete e la luce delle stelle. Egli dunque, odio le notti tempestose, in quanto la sciara sembra più desolata. Continuo dicendo che per loro, che vivono sotto terra, dovrebbe essere lui ha sempre e dappertutto. Sentivano anche il suono della civetta, esente Marche che si trovano in quel luogo e si dispera perché non può andare a trovarli. Ranocchio aveva paura delle Civette e dei pipistrelli, ma Malpelo lo sgridava dicendo che chi deve
stare da solo deve avere paura di niente. Ranocchio, era abituato a lavorare sui tetti come i gatti, ma adesso le cose sono cambiate, ed è costretto a lavorare sotto terra come i topi. Ranocchio gli raccontava che oltre le stelle c'era il paradiso, dove ci sono i morti che sono stati buoni e non hanno dato dispiaceri ai loro genitori, come gli aveva detto alla madre. Malpelo comincia a parlare del padre, un uomo buono che non faceva male a nessuno,, tanto che lo chiamavano bestia, ma nonostante ciò è sotto terra, non in cielo, e hanno provato i vestiti che adesso ha Malpelo. Dopo qualche giorno Ranocchio si ammalò talmente tanto, che dovrebbe portarlo fuori dalla caverna sull'asino, mentre lui tremava di febbre come un pulcino bagnato. Un operaio disse che quel ragazzo non era tagliato per quel mestiere, perché per lavorare in miniera vi si doveva nascere. A queste parole ma il pelo ti senti orgoglioso; si caricava Ranocchio sulle spalle, facendogli animo al suo modo, sgridandolo e picchiandolo. Ad un certo punto, Malpelo lo picchia sulla schiena, e Ranocchio vomitò sangue; ed egli spaventato, comincio a cercare la causa, in quanto l'aveva picchiato più volte in modo più violento, senza mai fargli nulla. Nei giorni seguenti ranocchio continuava a stare male a vomitare sangue, e ad avere febbre tutti i giorni. Malpelo, deciso di comprargli del vino e della zuppa calda, e gli diede i suoi calzettoni per coprirlo al meglio. Ranocchio, però, sembrava peggiorare sempre di più, e la sera non sembrava capace di vincere i brividi della febbre, né coprendolo di paglia, nel mettendolo vicino al focolare. Malpelo stava zitto e immobile, piegato su di lui con le mani sulle ginocchia, fissandolo in silenzio, quasi volesse fargli un ritratto. Dicendogli che si doveva morire era meglio farlo subito, per soffrire di meno. Un lunedì, Ranocchio non venne più in caverna, ma il padrone non gli interessava perché, ridotto in quello stato, non era molto utile. Ma il pelo lo andrò a trovare il sabato, ma l'amico era quasi morto e la madre si disperava, come sensibile o guadagnasse molto durante la settimana. Malpelo, capii che la madre si disperava tanto in quanto l'amico era sempre stato un ragazzo molto debole, dunque lei si era sempre interessata a lui; Al contrario la madre di Malpelo non aveva mai pianto per lui perché non aveva mai avuto paura di perderlo. Poco dopo, in caverna, che venne a sapere che Ranocchio era morto, e Malpelo pensò che adesso la civetta strideva anche per lui. Malpelo Pensa che anche la madre di Ranocchio si sarebbe asciugata gli occhi, perché sua madre l'aveva fatto dopo la morte del padre. Dopo questo avvenimento, lei si era risposata, era andata ad abitare con la figlia a Cifali, non interessandosi più a Malpelo. In quel periodo, vengo a lavorare Un nuovo uomo; si diceva che era un uomo scappato dalla prigione, e se fosse stato ripreso, avrebbero rinchiuso per molti anni (a Malpelo viene spiegato anche cos'è una prigione). Da quel momento molto curioso per quell'uomo che aveva provato la prigione e ne era scappato. Dopo poche settimane, Il fuggitivo e disse che era stanco di quella vita da talpa, nascosta, è piuttosto Preferivo stare in galera tutta la vita, in quanto la prigione piuttosto era un paradiso rispetto a quel luogo. A Malpelo viene inoltre detto che anche lui andrà in prigione e vi morirà. Egli muore in caverna; un giorno si doveva esplorare un passaggio comunicante col grande pozzo
verso la valle, che permetteva di risparmiare sulla manodopera. Muore come il padre, seguendo il principio di ereditarietà. Ad ogni modo c’era il pericolo di entrarci e non uscirne più, infatti nessun padre di famiglia si ci voleva avventurare, neanche per tutto l’oro del mondo, i soldi per mantenere la famiglia. Ci mandarono Malpelo, perché anche se avesse portato a casa tutto l’oro del mondo, nessuno ne avrebbe usufruito perché il padre era morto e la madre e la sorella non si interessavano di lui. Non ha nulla da perdere, si ha una posizione atea. Mentre partiva, si ricordò del minatore che si era smarrito, e da anni ed anni camminava nel buio gridando aiuto, senza che nessuno potesse sentirlo. In silenzio, sconfitto dal mondo, prese gli arnesi del padre, il piccone, la zappa, la lanterna, il sacco con il pane, il fiasco del vino e andò nella caverna, ma nessuno seppe più niente di lui. Si persero così anche le ossa di Malpelo, e i ragazzi che lavorano nella caverna abbassano la voce quando parlano di lui nei sotterranei, perché hanno paura di vederselo comparire davanti con gli occhi grigi e gli occhi rossi.
CRITICA Il critico Filippo Filippi aveva recensito Vita dei campi, sul giornale “La Perseveranza” , dicendo che Malpelo sembri essere un martire del lavoro e del dovere, senza affetto familiare. Verga conferma dicendo che questo era il suo scopo, dietro nascosto dall’impersonalità. Luperini riconosce la presenza di questa intenzione, ma osserva che in esso prevale la denuncia delle condizioni disumane del lavoro.
Nel romanzo, l’ostinazione con cui Malpelo resta attaccato all’affetto paterno, con cui protegge Ranocchio, si dedica al lavoro e accetta di esplorare la galleria, può fare riferimento ad un’esigenza educativa. Nel frattempo, non possono sfuggire molti aspetti negativi che denunciano le condizioni disumane del lavoro in miniera, sottolineandone il carattere animalesco e insensato. Le storie di Malpelo, di mastro Misciu e di Ranocchio, è una storia di sopraffazioni ed inganni subito per la prepotenza dei padroni, segnata dalla presenza continua del pericolo, da omicidi sul posto di lavoro e da altri incidenti provocati dalla durezza delle condizioni lavorative. Malpelo guadagna pochi soldi a settimana, lavora 14 ore al giorno, viene picchiato con il manico della scopa. Si può riscattare solo nella morte che trasforma in un mito la sua vicenda e gli dà riposo. Viene detto infatti che Malpelo si lasciava caricare meglio dell’asino grigio senza lamentarsi, lavorava come i bufali feroci, veniva picchiato senza protestare. Il suo ambiente naturale era il buio della caverna, e si era ridotto come quegli asini che lavoravano nella caverna per anni, che venivano calati giù con le funi, e ci restano finché vivono. Con l’episodio dell’evaso che preferisce la galera alla caverna, non si vede più nessuna forma di riscatto sociale nel lavoro, che viene rappresentato in modo ripetitivo, e paragonato ad una condizione animalesca. Verga ha un atteggiamento nichilista, che si nota anche in altre sue opere; è priva di alternative, si ha la critica all’alienazione del lavoro, al mito del l’eterno ritorno delle stagioni e dei raccolti ecc. Le ideologie vogliono educare ai doveri sociali, si può notare la filosofia anti-progressivista, atea (Malpelo che ha perso la fede e la speranza), e materialistica di Verga per cui la vita umana, come quella animale, è determinata dagli istinti ambientali, dalla lotta per la vita, dai ciclo biologici che si ripetono senza possibilità di riscatto sociale, con l’unico sollievo rappresentato dalla morte.
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