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Rosso Malpelo – Giovanni Verga

“Rosso Malpelo” è una novella di Giovanni Verga che è stata pubblicata per la prima volta sul Fanfulla nel 1878. La novella inaugura la famosa svolta verista di Giovanni Verga
In “Rosso Malpelo”, Verga rappresenta in modo crudo e schietto le condizioni deplorevoli e disumane in cui erano costretti a vivere e lavorare gli strati più bassi della società meridionale nel secondo Ottocento.
Alla base della novella ritroviamo una peculiarità propria della poetica di Verga: il pessimismo, infatti, la novella lascia poco spazio alla speranza o alle prospettive di un futuro più roseo.
Il protagonista si chiama Rosso Malpelo (così chiamato perché aveva i capelli rossi ed era un ragazzo malizioso).
Già dall'incipit si coglie la regressione dell'autore nel mondo popolare, rappresentato tramite una tecnica letteraria con cui l’autore decide di assumere il punto di vista dei personaggi.

Inoltre, emerge anche un’altra tecnica, caratteristica della narrativa verista di Verga, ovvero lo straniamento, che consiste nel far apparire come insolito qualcosa che in realtà è normale (almeno nella visione del mondo borghese del secondo Ottocento).
Rosso Malpelo si trova vittima del pregiudizio popolare dei suoi colleghi minatori. Rosso Malpelo è, infatti, un “caruso”, ovvero un ragazzino che per sopravvivere lavora insieme al padre in una cava di sabbia.
Malpelo vive in una condizione di emarginazione sociale e la sua solitudine che si accentua soprattutto dopo la morte del padre, Mastro Misciu, che venne travolto da un crollo della miniera.
Nello squallido panorama sociale in cui è costretto a sopravvivere, Rosso Malpelo è l'unico personaggio che ha mantenuto alcuni valori autentici e disinteressati, perciò l’autore ne fa un eroe intellettuale: rappresenta la sua consapevolezza dei meccanismi della realtà, ovvero della lotta per l'esistenza (o meglio per la sopravvivenza) e della sopraffazione dei più forti sui più deboli.
A questo proposito, notiamo che il protagonista rivolge la propria cattiveria nei confronti dell'amico “Ranocchio”, un ragazzino debole e fragile e pertanto inadatto al lavoro nella cava. Tuttavia, tale cattiveria deve essere interpretata come un tentativo da parte di Malpelo di “educare” il proprio amico a resistere alle sofferenze.

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