Video appunto: Verga, Giovanni - Riassunto capitolo 7 Malavoglia

I personaggi



• Luca
• la Longa
• Padron ‘Ntoni
• ‘Ntoni
• Barbara Zuppidda
• Zuppidda
• Mena
• Alfio Mosca
• padron Cipolla
• Piedipapera
• altri abitanti del paese

I luoghi



• la casa del nespolo
• i vicoli del paese

Commento



L’inizio di questo capitolo ci dà la conferma della teoria cui i dolori e le amarezze della vita sono destinati soprattutto alla povera gente qui esemplificata col destino riservato a Luca.
Gli avvenimenti intorno ai quali ruota questo capitolo sono: il ritorno in mare della Provvidenza e la rivolta delle donne. Il ritorno in mare della Provvidenza ha luogo in una atmosfera festosa. Si tratta di un avvenimento che interessava gli interessi e la curiosità di tutti e che, quindi, giustificava la partecipazione popolare. Tuttavia, nei giorni di festa si pensa sempre ai fatti dolorosi, passati e futuri; infatti, La Longa pensa a Bastianazzo e compare Alfio pensa che ora le trattative del matrimonio di Mena con Brasi Bulbo riprenderanno, per cui egli dovrà rinunciare amaramente al suo amore per la ragazza. Segue l’episodio della rivolta delle donne contro le tasse, in cui Verga dimostra di conoscere molto bene la storia, soprattutto quella del suo paese. Per esempio, aveva vissuto personalmente i fatti di Bronte e di altri aveva notizia tramite una documentazione assai ricca. Fra l’altro conosceva molto bene la relazione Sonnino del 1875 in cui si affermava che il povero siciliano non ha altro rimedio che la rassegnazione o la reazione violenta. Il dazio sulla pece e sul sale avrebbero danneggiato la già magra economia di Aci Trezza e le donne si ribellano. Gli uomini lasciano fare e non partecipano. Nell’episodio si delineano due tendenze: quella di coloro che hanno beni da perdere e vogliono pertanto difendere la propria “roba” e quella dei poveracci che sanno di essere comunque essere poi quelli che pagheranno le conseguenze della sommossa. La diffidenza popolare nei confronti di tutte le innovazioni ed i cambiamenti era giustificata dal comportamento dei potenti per cui l’interesse delle classi sociali più basse era quello di non correre rischi e di fidarsi soltanto con le proprie forze.

Riassunto



Si arriva a Natale, uno dei più tristi che i Malavoglia abbia mai conosciuto. Oltre al problema del debito da pagare, si è aggiunta la partenza per la leva di Luca. Ogni anno, i giovani scritti nelle liste estraevano a sorte un numero e venivano arruolati soltanto i primi, fino sa completamento del contingente prestabilito. Luca aveva avuto il numero più basso e, così, era stato inserito fra quelli che dovevano partire. L’autore definisce Luca “povero diavolo” forse perché la povera gente aveva il sospetto che i giovani appartenenti alle classi più agiate riuscissero, con un sistema di corruzione, ad estrarre un numero alto. Inoltre, era credenza comune che alla povera gente toccassero sempre tutti i malanni e che ad essa sono destinati i dolori e le peggiori amarezze della vita. Questa volta, poiché pioveva, la madre non lo accompagna alla stazione come invece aveva fatto con ‘Ntoni qualche tempo prima. Il ragazzo non prova rammarico perché promette di avvisare la famiglia prima del ritorno così tutti potranno venire ad accoglierlo alla stazione. A questo punto, il Verga anticipa la notizia che, purtroppo, Luca, morirà e alla Longa rimase sempre nel cuore la spina di non averlo accompagnato e che il suo ragazzo non aveva potuto partecipare alla festa quando la Provvidenza fu rimessa in mare.
Successivamente si ha il colloquio fra Barbara Zuppidda, figlia del calafato, e ‘Ntoni. La ragazza sta spazzando i trucioli residui del lavoro all’imbarcazione ed essa manifesta chiaramente il suo sentimento verso il giovanotto anche se ‘Ntoni si dimostra troppo sbrigativo. Questa parentesi permette di passare alla descrizione della festa connessa alla messa in mare della Provvidenza restaurata. Tutti seguono fra commenti, il trasporto della barca verso il mare. In mezzo a tanti personaggi compaiono di nuovo Alfio e Mena. Nelle parole di Alfio troviamo tanta rassegnazione perché ora che provvidenza riprende il mare, Mena ha ritrovato la dote e probabilmente sposerà Brasi, il figlio di padron Cipolla. Egli pronuncia quasi una dichiarazione d’amore per Mena. Ha intenzione di comprare un mulo, ma purtroppo le ristrettezze economiche lo costringono, prima a vendere l’asino. Lo vende malvolentieri d’altra parte se si potesse permettere di tenere un animale in più, penserebbe a sposarsi. La conversazione, fatta di poche battute, è intrisa di malinconia e di tristezza, fatta di rassegnazione. Ma, per il momento, padron Cipolla non ne vuole sentir parlare del matrimonio di suo figlio con Mena perché il lavoro di ristrutturazione fatto alla Provvidenza è un palliativo come è un palliativo la Monarchia Costituzionale, riflessione che ci fa capire in che modo nel Sud, fosse tenuta in considerazione nel Sud la monarchia dei Savoia.
Segue una conversazione fra i Malavoglia. Nella casa del nespolo, tutto parla di Bastianazzo e la Longa prova tanta tristezza e anche Mena è triste perché pensa ad Alfio, tanto più che la madre dice di aver visto di nuovo padron ‘Ntoni a chiacchiera con padron Cipolla segno che forse la questione del matrimonio con Brasi ritornava possibile. Arriva padron ‘Ntoni con le reti da aggiustare e si mette a fare progetti per pagare il debito: una buona pesca, la vendita delle acciughe salate, la vendita delle uova che Alfio avrebbe portato al mercato, la vendita dei pulcini nati dalle uova di anatra, fatte covare da una gallina, la tela tessuta da Mena.
Il calafato, Zuppiddu, informa il paese che il governo ha intenzione di mettere un dazio sulla pece e questo causa un enorme putiferio che parte dalla reazione delle donne. Infatti, tali tasse, unitamente a quella già ventilata sul sale, avrebbe danneggiato la già magra economia di Aci Trezza e le donne si ribellano, mentre gli uomini non partecipano ed i benestanti si rinchiudono in casa. A questo punto si delineano due tendenze: quella di chi nella sommossa ha da perdere qualcosa e difende a tutti i costi la propria “roba” e quelli che non hanno nulla da perdere, ma sanno di essere i primi a pagare le conseguenze della rivolta. Il popolo si dimostra di essere diffidente verso tutte le innovazioni ed i cambiamenti, a causa del comportamento tenuto sempre dai potenti; il popolo sa che si può fidare soltanto delle proprie forze.
Il capitolo termina con la zuffa fra ‘Ntoni e Piedipapera perché quest’ultimo a lanciano delle accuse infondate e delle calunnie nei confronti degli Zuppidda, la famiglia di Barbara. Malconcio, ‘Ntoni rientra alla casa del nespolo dove trova il nonno e la madre che a causa della rissa si aspettano da un momento all’altro l’usciere per cacciarli di casa. Nel colloquio con i familiari dimostra tutto il suo carattere irruente e irrispettoso delle usanze: egli intende sposarsi comunque con Barbara, senza il rispetto delle tradizioni, secondo le quali deve essere il capo famiglia a parlarne per primo con il padre della ragazza.