tells._ di tells._
Ominide 379 punti

Verga: la religione della roba

Nelle opere di Giovanni Verga emerge un concetto fondamentale della sua poetica, ovvero: la roba. Con questo termine si indicano i possedimenti materiali di una persona, i suoi averi.
Come si può osservare nel romanzo "Mastro-don Gesualdo", i beni materiali hanno profondamente segnato la vita del protagonista. Egli viene considerato un popolano arricchito (da qui l'appellativo di "mastro-don"), il quale ha sperimentato l'ascesa di classe prima sposando una donna di origini borghesi, poi accumulando tutto ciò che guadagnava. Tutto questo lo ha condotto ad una vita misera e lontana dagli affetti familiari. Di fatto, egli morirà solo volgendo lo sguardo verso i suoi beni, sperperati dalla figlia.
Un altro romanzo emblematico è "I Malavoglia", il quale, oltretutto, mostra l'irruzione della storia nel piccolo paesino siciliano di Aci Trezza. La società diviene sempre più materialista, e la famiglia non riesce a stare al passo con i tempi. Inoltre, con l'introduzione della leva militare obbligatoria, ai Toscano (questo è il vero nome della famiglia) vengono a mancare braccia utili per il lavoro. A tal punto, essi decidono di darsi al commercio dei lupini per provare a migliorare le loro condizioni economiche. A partire da questa decisione avranno luogo diverse disgrazie, e la famiglia Toscano si sgretolerà.
I due romanzi fanno parte del "Ciclo dei Vinti", ed entrambi mettono in risalto come l'eccessivo attaccamento ai beni materiali conduca solo alla disgrazia. Tale condizione si riscontrava spesso nella società dell'epoca, non si trattava di casi isolati, ed è per questo che si parla di religione della roba.
Hai bisogno di aiuto in Giovanni Verga?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Potrebbe Interessarti
×
Registrati via email