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Verga, Capuana e il verismo


Nella seconda metà dell'ottocento, la narrativa realista guarda alla realtà elaborando un metodo rigoroso che si basa sui fatti e sulle condizioni ambientali e psicologiche dei personaggi per proporre al lettore una narrazione oggettiva , proponendo un controllo quasi scientifico e circostanze reali così come si presentano. Per definire questo tipo di narrativa si usa il termine naturalismo ( esteso a tutte le forme narrative che si propongono di di riprodurre la natura in maniera precisa, concentrando l'interesse sulla materia della narrazione più che sulle sue forme). Nel corso degli anni '60 , il giovane Emile Zola usa il termine "naturalismo" e dà una rappresentazione analitica della vita del personaggio femminile del suo romanzo, ovvero Therese Raquin. Il naturalismo di Zola ha un'impronta laica e mira a un miglioramento delle condizioni della vita. In Italia i diversi tentativi di uno stretto rapporto con la realtà diedero alla luce il termine "verismo" che fu assunto per definire una nuova narrativa che guardava a Zola e il naturalismo francese , ma che aveva un a propria autonoma specificità. Dal confronto con il naturalismo francese e dall'interesse per le realtà regionali, derivano i maggiori risultati del verismo italiano con l'opera di Verga e Capuana e con l'affermarsi del metodo dell'impersonalità. Il metodo verista viene adottato soprattutto da scrittori siciliani , particolarmente sensibili alla contraddizione tra la nuova realtà dello Stato Unitario e il fondo arcaico della vita della Sicilia. Da una parte , essi sentono il desiderio di allontanarsi dal loro paese, di cercare contatti con i più vivi centri nazionali ma sentono anche il desiderio di recuperare le proprie radici: ritornano allora in patria o fanno della Sicilia la base della loro narrativa. Condividono le aspirazioni di rinnovamento radicale suscitato nellì'isola dal Risorgimento e proprio per questo vivono la delusione per la sconfitta di quegli ideali. La conoscenza della realtà sociale siciliana li induce a guardare con sfiducia a ogni possibile trasformazione e ed accettare il sistema sociale presente. Capuana e Verga espongono per la prima volta questa materia al confronto con la narrativa nazionale , con la lingua narrativa usata in tutta l'Italia borghese e negano al lettore la possibilità di identificarsi con la materia narrata. Le loro pagine sono dominate da un senso di solitudine e di costrizione ( canone dell'impersonalità ripreso dal naturalismo francese: consiste nel far vivere e parlare direttamente i personaggi senza che l'autore proietti su di loro le proprie idee e i propri sentimenti). Con questi scrittori nasce un nuovo paesaggio letterario , quello della Sicilia accesa, passionale e violenta.
Verismo:
Il Verismo è una corrente letteraria non complessa che si sviluppa nel sud Italia tra gli ultimi decenni del XIX secolo e i primi del XX secolo.Questa corrente, insieme al Naturalismo in Francia, e al Realismo in Russia e Inghilterra, si basa sul Positivismo, corrente filosofica. Il Positivismo analizza la realtà con il metodo scientifico.Il Verismo deriva dal Naturalismo francese ma presenta anche dei caratteri diversi e originali. Tutte e due le correnti sono basate sul vero, e gli autori si propongono di raccontare la realtà, così com’è e senza abbellirla.Mentre nel Naturalismo gli autori si occupano di descrivere le condizioni degli operai, il Verismo, che si sviluppa soprattutto nel sud Italia, si occupa dei contadini (nel sud non sono presenti industrie).Le caratteristiche del Verismo sono:
- la fotografia della realtà: gli scrittori devono descrivere la realtà così com’è, senza alterarla;
- il pessimismo: le opere dei veristi esprimono una concezione pessimista della vita; l’unità nazionale non ha cambiato le sorti delle classi più povere;
- l’impersonalità: gli autori non devono commentare la realtà, e devono descriverla in modo oggettivo (Giovanni Verga, nelle sue opere, cerca di rimanere imparziale; i critici, in seguito, leggendo le sue opere, diranno che non è rimasto imparziale);
- il linguaggio: viene utilizzato un linguaggio dialettale, semplice e diretto al pubblico perché i protagonisti delle opere sono le classi povere.
Luigi Capuana
Nato nel 1839, a Mineo (Catania) , Capuana si propose di cimentarsi nel teatro. Il soggiorno fiorentino fu essenziale per l'appofondirsi del suo interesse per la narrativa ( 1867-> prima novella , "Il dottor Cymbalus") .Tornato a Mineo nel '68,Capuana si occupò della politica locale e dei beni familiari. Visse poi tra Roma (dove,nel '90, occupò la cattedra di letteratura italiana presso l'istituto femminile),Milano e Mineo. Nel 1902 si trasferì all'Università di Catania dove morì nel 1915. La sua prima opera di forte impegno è "Giacinta" (1879) : dedicato a Zola, segue la vicenda di un personaggio femminile, che sotto il peso della mancanza di affetti familiari e dei pregiudizi sociali, reagisce cercando di affermare i propri sinceri sentimenti fuori da un normale modello di esistenza. Ma questa situazione provoca fatalmente un'alterazione del suo equilibrio psichico che ha come sbocco il suicidio.La vasta produzione novellistica di Capuana si configura come un'analisi puntuale di situazioni irregolari che insorgono nell'intimo dei personaggi e che condizionano i loro comportamenti quotidiani (soprattutto personaggi femminili): l'autore indaga sulle forze inquietsanti che sorgono all'interno di questi personaggi femminili, gli indefinibili malesseri che ne ostacolano una libera espressione. Capuana insiste su casi singolari e curiosi , su figure e situazioni di colore locale (sviluppando le storie anche in riferimento al folclore siciliano grazie al quale compose anche numerose fiabe per bambini). Meno felice è la produzione teatrale mentre il risultato più sicuro è costituito dal suo ultimo romanzo , "Il marchese di Roccaverdina" che,ambientato nel mondo contadino siciliano, cerca di portare alla purezza quasi classica l'oggettività e lo psicologismo: ma, dietro a quest'oggettività, si riscontrano le tracce di un ambiguo rapporto tra Capuana e il concreto mondo del suo paese natale.
Vita di Giovanni Verga:
Il grande scrittore siciliano nasce il 2 settembre 1840 a Catania. Nel 1845, a causa di un'epidemia di colera, la famiglia Verga si trasferisce a Vizzini : Qui termina di scrivere il suo primo romanzo, iniziato nel 1856 a soli quindici anni, "Amore e Patria".Nel 1860 si arruola nella Guardia Nazionale istituita dopo l'arrivo di Garibaldi a Catania e fonda, dirigendolo per soli tre mesi, insieme a Nicolò Niceforo e ad Antonino Abate, il settimanale politico "Roma degli Italiani", con un programma unitario e anti-regionalistico. Nel 1861 inizia la pubblicazione, a sue spese presso l'editore Galatola di Catania, del romanzo "I carbonari della montagna", cui aveva lavorato già dal 1859; collabora alla rivista "L'ltalia contemporanea", probabilmente pubblicandovi una novella o meglio il primo capitolo di un racconto realista. L'anno successivo lo scrittore viene colpito da un lutto famigliare: perde infatti l'amato padre. Nel maggio si reca, per la prima volta, rimanendovi almeno fino al giugno, a Firenze, dal 1864 capitale d'Italia e centro della vita politica e intellettuale. Di questo periodo è la commedia, inedita, "I nuovi tartufi". il 26 aprile 1869 parte da Catania alla volta di Firenze, dove soggiornerà fino al settembre. Viene introdotto negli ambienti letterari fiorentini dove ha inizio l'amicizia con Luigi Capuana, scrittore e intellettuale meridionale.Nel 1880 pubblica presso Treves "Vita dei campi" che raccoglie le novelle apparse in rivista negli anni 1878-80. Continua a lavorare ai "Malavoglia" e nella primavera ne manda i primi capitoli al Treves, dopo aver tagliato le quaranta pagine iniziali di un precedente manoscritto.L'anno successivo escono finalmente, per i tipi sempre di Treves, "I Malavoglia", invero accolti assai freddamente dalla critica.Nasce anche il progetto di ridurre per le scene "Cavalleria rusticana"; a questo scopo intensifica i rapporti con Giacosa, che sarà il "padrino" del suo esordio teatrale. Il 16 maggio 1885 il dramma "In portineria", adattamento teatrale de "Il canarino" (una novella di "Per le vie"), viene accolto freddamente al teatro Manzoni di Milano.Ha inizio una crisi psicologica aggravata dalla difficoltà di portare avanti il "Ciclo dei Vinti" e soprattutto da preoccupazioni economiche personali e della famiglia, che lo assilleranno alcuni anni, toccando la punta massima nell'estate del 1889.Dopo aver soggiornato a Roma alcuni mesi, all'inizio dell'estate ritorna in Sicilia, dove rimane sino al novembre 1890, alternando alla residenza a Catania lunghi soggiorni estivi a Vizzini. Nella primavera conduce a buon fine le trattative per pubblicare "Mastro-don Gesualdo" nella "Nuova Antologia" .Rinfrancato dal successo di "Mastro-don Gesualdo "progetta di continuare subito il "Ciclo" con la "Duchessa di Leyra" e "L'onorevole Scipioni".Nel 1903 sono affidati alla sua tutela i figli del fratello Pietro, morto nello stesso anno. Verga rallenta sempre più la sua attività letteraria e si dedica assiduamente alla cura delle proprie terre. Continua a lavorare alla "Duchessa di Leyra", di cui sarà pubblicato postumo un solo capitolo a cura del De Roberto nel 1922.Colpito da paralisi cerebrale il 24 gennaio 1922, muore il 27 dello stesso mese a Catania.
L’approdo al verismo
Nel 1878 esce un racconto che si allontana dalla sua narrativa precedente: Rosso malpelo( storia di un garzone di miniera che vive in un ambiente duro e disumano, narrata con un linguaggio duro.) questa opera rappresenta la prima opera della nuova maniera verista basata su una rigorosa impersonalità.Questo racconto rappresenta la conversione . qui inizia a dipingere il vero e il suo approdo al verismo non è una netta inversione di tendenza ma un approdo progressivo e una maturazione che è avvenuta lentamente. Verga con la conquista del metodo verista non abbandona gli ambienti dell’alta società per abbracciare la società più popolare, ma si propone di studiarli per capire i meccanismi della società. Verga arrivò ad adottare questo nuovo metodo narrativo dopo le letture di Zola, i cui romanzi negli anni 70 si erano diffusi negli ambienti milanesi, e soprattutto con la lettura di assommoir che gli fornì uno spunto iniziale che poi egli sviluppò.Fu influenzato anche da Capuana.Dopo il racconto di rosso Malpelo continuò con questa nuova impostazione narrativa e pubblicò “vita dei campi” (serie di racconti della vita contadina siciliana).
Il ciclo dei vinti :
Verga oltre alle novelle scrive anche un ciclo di romanzi che riprende il modello già creato da Zola in Rougon Macquart. Verga pone al centro del suo ciclo la volontà di disegnare un quadro sociale rappresentando tutte le classi, dai ceti popolari alla borghesia e il criterio da lui usato è il principio della lotta per la sopravvivenza(questa teoria viene ricavata dalle teorie di Darwin sull’ evoluzione): tutta la società è dominata da conflitti di interesse: il più forte schiaccia il più debole. Verga non si sofferma sui vincitori ma sui vinti. Il primo romanzo del ciclo è “ I Malavoglia” storia di una famiglia di pescatori siciliani, nei romanzi successivi egli analizza anche la ricerca del meglio, cioè il fatto di voler migliorare la propria condizione sociale.I malavoglia rappresentano un mondo rurale arcaico, l’ azione si svolge nel 1863 cioè subito dopo l’ unità d’ Italia e mette in luce come il piccolo villaggio siciliano viva la trasformazione della società italiana in quel periodo: si assiste alla coscrizione obbligatoria che mette in crisi le famiglie perché toglie forze lavoro; le tasse, la crisi della pesca, il treno,il telegrafo,le navi a vapore. I malavoglia a causa delle difficoltà economiche dovute a queste trasformazioni prodotte dalla modernità sono costretti a diventare da pescatori, negozianti e se prima possedevano casa e barche ora non possiedono più nulla. Il personaggio che rappresenta i temi della modernità è il giovane N’Toni che esce dal paese, conosce Napoli e viene in contatto con la realtà moderna, perciò va in conflitto col nonno che rappresenta la tradizione. Si arriva perciò alla disgregazione della famiglia anche se alla fine si assiste a una parziale ricomposizione. Il finale è un po’ emblematico perché il personaggio che aveva messo in crisi la famiglia ora se ne distacca del tutto allontanandosi verso il progresso e le grandi città. I malavoglia sono sempre stati considerati un romanzo che celebra i valori della religione, della casa, della famiglia, del lavoro e dell’ onore ma al contrario questo romanzo rappresenta la disgregazione di quel mondo e l’ impossibilità di quei valori. nel mondo popolare dei Malavoglia esistono anche altri protagonisti oltre a quelli fedeli ai valori puri. L avarizia dell usuraio crocifisso, la mancanza di scrupoli di Piedipapera, la malignità della Zuppidda l avidità della Vespa, l’ arrivismo di Don Silvestro.Nel romanzo scompare il mondo arcaico lasciando il posto alla modernità. Il romanzo è corale e si ha una costruzione bipolare: popolato da tanti personaggi senza che spicchi un protagonista. Ma questo coro si divide in due: da un lato i malavoglia che sono attaccati ai valori puri; dall’ altro la comunità del paese pettegola, cinica e insensibile. Si alternano quindi punti di vista opposti, quelli nobili dei malavoglia e quelli ottusi del villaggio. I valori sono l’ onestà il disinteresse, l’ altruismo e vengono visti dalla collettività strani. Dai malavoglia al GesualdoTra il primo e il secondo romanzo del ciclo passano 8 anni nei quali Verga scrive il marito di Elena, le novelle rusticane, per le vie, e si dedica al teatro. Nel 1889 esce il secondo romanzo del ciclo dei Vinti: Mastro Don Gesualdo.( comparso già a puntate sulla rivista nuova antologia).Storia dell ascesa sociale di un muratore che grazie alla sua intelligenza ed energia diventa ricco ma va in contro al fallimento degli affetti familiari. Nel Gesualdo Verga non parla più di un ambiente popolare di contadini, pescatori, operai ma di un ambiente borghese aristocratico per cui il livello del narratore si innalza. Verga rimane fedele al principio della impersonalità e nel Gesualdo a differenza dai Malavoglia che sono corali il centro del romanzo è un protagonista (storia di una persona). Gran parte della narrazione è infatti focalizzata sul protagonista. Verga usa il discorso indiretto libero. La bipolarità che caratterizza i malavoglia qui scompare e il conflitto tra i due poli viene interiorizzato dal protagonista. In Verga il pessimismo diventa assoluto e in questo romanzo è portato alle conseguenze più estreme: Gesualdo viene deluso nelle sue aspirazioni e intorno a lui tutti lo odiano e lo invidiano nello stesso tempo: il padre, la mogli, i figli, il paese. Gesualdo nella sua lotta per “la roba” non ricava che odio, amarezza e dolore che lo porteranno alla morte. Un critico di Verga ha infatti affermato che in questo romanzo si celebra una nuova religione: la religione della roba, ma la critica attuale afferma che tale religione non è di Verga ma di Gesualdo.
L’ultimo Verga:Dopo Gesualdo il terzo romanzo del ciclo è “La duchessa di Leyra”: lavoro mai finito,c'è solo il primo capitolo. Lo scrittore interrompe questo ciclo perché lui era diventato vecchio e questa tematica diventava sempre più difficile da affrontare. Negli ultimi anni della sua vita lascia Milano e torna a Catania , pubblica ancora raccolte di novelle: i ricordi del capitano d’ arce e Don Candeloro. Dopo il 1903 si chiude in un silenzio totale, cura le sue proprietà agricole, le sue posizioni politiche diventano sempre più conservatrici, allo scoppio della prima guerra mondiale è interventista e nel dopo guerra assume posizione nazionaliste. Muore nel gennaio del 1922 anno della salita al potere del fascismo.
I Malavoglia:
Romanzo che costituisce la prima tappa del "ciclo dei vinti": secondo il programma del ciclo, si comincia dal livello sociale più basso rappresentando la vita dei pescatori di Aci Trezza e della famiglia Toscano guidata dal vecchio padron 'Ntoni. La vicenda, si svolge nell'arco di circa quindici anni a partire dal 1863: le annotazioni temporali sono però vaghe, specialmente nella seconda parte. I Malavoglia sono una famiglia di pesca­tori di Aci-Trezza, piccolo borgo vicino a Catania: il nonno, padron 'Ntoni, è il patriarca a cui tutti obbediscono senza discutere, anche il figlio Bastianazzo, padre di ragazzi già grandi. (Intorno alle vicende dei Malavoglia si intrecciano naturalmente quelle di tutto il paese). Poco dopo la partenza del nipote maggiore, 'Ntoni, per il servizio militare, il nonno decide un affare che dovrebbe risollevare le sorti economiche della famiglia: l'acquisto a credito di una grossa partita di lupini, da trasportare per mare e rivendere in un paese vicino. Purtroppo, durante il trasporto una tempesta fa affondare la barca carica di lupini, la Provvidenza : nel naufragio muore Bastianazzo.Rimasti senza il sostegno più valido della fa­miglia, e con il debito dei lupini da pagare, i Malavoglia cercano di salvare la loro casa. 'Ntoni ritorna dal servizio militare, ma al suo posto parte il fratello Luca. Tutti lavorano duramente, per liberarsi dal debito e ricostruire la Provvidenza: le cose sembrano andare meglio quando il nonno riesce a combinare il matrimonio della nipote Mena (innamorata del carrettiere Alfio, vicino di casa) con Brasi Cipolla, figlio di uno degli uomini più facoltosi del paese. Purtroppo arriva la notizia della morte di Luca nella bat­taglia navale di Lissa (1866), e il matrimonio sfuma. La famiglia è costretta ad abbandonare la ca­sa del nespolo, mentre anche 'Ntoni vede svanire il suo sogno di sposare Barbara, per le manovre del segretario comunale, suo rivale in amore. Rimessa in mare la Provvidenza , padron 'Ntoni e i due nipoti 'Ntoni e Alessi riprendono a pe­scare. Durante una tempesta il nonno viene ferito in modo grave, ma si riprende. La madre dei ragazzi, la Longa , muore di colera e 'Ntoni parte per fare fortuna in città. Venduta la barca, Alessi e il nonno vanno a lavorare a giornata. 'Ntoni ritorna povero come prima, e si abbandona a una vita disordinata: preso in una storia di gelosia e di interessi, uccide il brigadiere don Michele. Viene condannato a cinque anni di carcere, ma durante il processo l'avvocato difensore coinvolge anche la sorella minore, Lia, disonorandola: la ragazza fugge di casa e il nonno cade in uno stato di stordimento. Si farà portare all'ospizio da compare Alfio, e lì morirà. Mentre Me­na, rifiuta di sposare Alfio, perché il disonore della famiglia è ormai caduto anche su di lei, il giovane Alessi riprende a lavorare duramente, si sposa e riscatta la casa del nespolo. Uscito di prigione 'Ntoni ritorna a casa ma vi si ferma solo una notte, consapevole del fatto che il suo comportamento lo ha escluso per sempre dalla famiglia e dal paese.
Per rappresentare questo mondo popolare Verga si basa su una rigorosa documentazione ma la sua scrittura vuole offrire di quel mondo un'immagine ricca ed intensa ,calandosi all'interno dei suoi valori arcaici. Realizza il canone dell'impersonalità dando la parola ad un narratore popolare. Le vicende di questa famiglia sono sempre pubbliche e la voce che racconta dà l'effetto di una comunicazione in cui tutto è oggettivo. Il dialogo si affida alle ripetizioni tipiche dell'epica e della letteratura popolare (uso di formule, proverbi, nomignoli, ecc). Il coro che segue le vicende dei Malavoglia è sempre pronto a riconoscere che tutto ciò che accade è giusto ; dal suo orizzonte è esclusa ogni pietà ed ogni partecipazione sentimentale. Verga inventa una nuova lingua che si allontana da quella manzoniana , con espressioni sicialiane dialettali e anche con notevoli tracce di fiorentismi e lombardismi. Ne emerge una narrazione dal tono espressionistico e plurilinguistico.
Il mondo di quei tempi era un mondo immobile e molte sono le situazioni in cui entra in rapporto con l'estroverso e rovinoso mondo borghese.Il comportamento del vecchio Ntoni (il patriarca,senex, rappresenta la saggezza senza tempo che ha solidissimi punti di riferimento e non vuole cambiare i metodi con cui si è sempre occupato della famiglia) e quello del giovane Ntoni (nipote del padrone, puer, stanco di appartenere ad un mondo di cui percepisce solo gli stenti innominabili,gli arcaici valori, si sente in trappola) , incarnano i 2 modi diversi ,ma entrambi destinati alla sconfitta, di confrontarsi con le trasformazioni apportate alla società dalla borgesia: il vecchio vuole mantenere le tradizioni e i valori della famiglia ma, entrato nel campo del commercio,entra in contatto con un usuraio , parte della sua famiglia; il giovane Ntoni, partendo e avendo contati col mondo cittadino,perde le sue radici e non riesce a riconoscersi nei valori della famiglia e nella tradizione del suo paese natale.
*teoria dell'impersonalità e dell'oggettività: con l'impersonalità e l'oggettività, l'autore si ritrova con il fatto nudo e schietto. Per ottenere l'impersonalità , Verga acquista il punto di vista della gente che fa parte dell'ambiente che sta descrivendo , immedesimandosi in essi ed evitando di esprimere il suo personale giudizio o i suoi sentimenti.
Mastro Don Gesualdo:
Riassunto: Nella notte di S.Giovanni brucia il palazzo della famiglia Trao, una delle famiglie più influenti del paese perchè nobili,caduta però in disgrazia : durante la notte viene scoperta donna Bianca Trao insieme a don Ninì Rubiera. Il giorno dopo don Ferdinando si reca dalla baronessa Rubiera per spiegarle l'accaduto; la baronessa però non vuole che il figlio sposi una ragazza povera , così il ragazzo sposerà donna Giuseppina Aloisi. Gesualdo sposa Bianca Trao,dalla quale,essendo una debole ragazza che si sacrifica per la famiglia,non avrà alcun piacere o amore,come quello che avrà dalla sua umile serva Diodata (con la quale avrà anche un rapporto), ma solo obbedienza e la soddisfazione di avere un "oggetto di lusso" e di offrire benessere ad una famiglia decaduta economicamente anche essendo un uomo di umili origini.Isabella, figlia di Bianca e don Ninì,ma cresciuta da Gesualdo, torna a Vizzini e si innamora di Corrado Lagurna, nipote della zia Cirmana. Poche settimene dopo muore il padre di Gesualdo e Santo e Speranza, fratello e sorella del Parvenu (persona di povere origini che si è arricchita rapidamente ma conserva ancora i valori delle sue origini; il parvenu è Gesualdo) pretendono la divisione delle terre perchè convinti che queste appartengano al padre. Ad aggravare la situazione subentra Isabella, che ama Corrado contro il volere del padre e che, mandata a Palermo e promessa al duca di Leyra , scappa da questa città per riavere l'amato ( ma alla fine sposa il duca come le era stato detto dal padre). Isabella e il padre non avevano un buon rapporto proprio perchè ,non avendo rapporto di sangue ed avendo personalità contrastanti , il padre non le dimostrerà mai il suo affetto : in verità il padre avrebbe voluto un erede maschio e la ragazza, sacrificata anch'essa come la madre per non essere screditata dalle compagne aristocratiche, sarà triste e condannata a scontare un peccato di passione amorosa,con una vita lussuosa ma grigia e desolata. Ormai solo e avendo solo "la sua roba" , Gesualdo ,malato di cancro, va a vivere a casa della figlia ma rimarrà comunque in una stanza solo e solo morirà , come era vissuto.
La narrazione si divide in 4 parti: la prima definisce le doti e le aspirazioni di Gesualdo; la seconda ne esamina il difficile rapporto con Bianca; la terza il rapporto problematico con la figlia (almeno per quanto ne sa lui) Isabella ; e la quarta è caratterizzata dal declino del protagonista , la sconfitta e la morte.
Il personaggio di Mastro-Don Gesualdo: Anche essendo estremamente ricco grazie alla sua tenacia , Gesualdo non si è posto il problema del lavoro (operaio tra gli operai) anzi, egli era devoto ad esso quasi religiosamente. Sa che la ricchezza è strettamente legata con il rischio. Il capitolo quarto sottolinea la problematicità e la fragilità della "roba" , alla quale lui è strettamente legato. Con la famiglia si innesca dunque la una conflittualità che attraversa l'intero romanzo: a causa della sua ricchezza e la sua ossessione per le sue cose, Gesualdo viene escluso dal suo ambiente originario e , come se non bastasse, la sua intrapendenza lo pone in conflitto con la nobiltà del paese e gli aristocratizi, preoccupati a loro volta per la propria roba. La seconda parte si configura come un momento negativo per il protagonista: per la sola soddisfazione di avere Bianca Trao,ovvero una nobile, ha passato la sua vita con una donna che non lo ama e non con l'unica donna che vedeva aldilà della sua avidità,cioè Diodata dalla quale avrà 2 figli. In questo periodo , durante l'asta per le terre comunali, il protagonista entra in contrasto con le famiglie importanti del paese suscitando odio e antipatia per il "pervenu". Ma non è del tutto negativa perchè, in una riunione segreta della carboneria , getta le basi per un'intesa economica col barone Zacco , il suo principale avversario ; in più nasce sua figlia Isabella che pensava fosse sua.
Nella terza parte , il protagonista risulta avere un rapporto ostile con la figlia (ella si fa chiamare solo Trao , non Motta-Trao). Privandole di sposare Corrado, è costretto ad accettare il matrimonio tra Isabella e il duca di Leyra : da questo momento il poi, la sua "roba" andrà dispersa perchè l'avidità del duca sarà senza fine e inizia la quarta parte della narrazione ed il suo declino , non solo economico ma anche morale (la sua malattia,la morte di Bianca,i moti del '48 ed i disguidi tra Isabella e il duca). Gesualdo,dopo la morte della moglie, è ormai solo;anche Diodata è stata allontanata. La sua unica speranza risiede nei suoi averi che vorrebbe portare con sè anche nella tomba perchè sono state la sua unica ragione di vita. Inizia ad avere dubbi anche sulla paternità di Isabella e muore solo, tradito da tutti e in tutto.

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