Dangrad di Dangrad
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Verga, Giovanni - Pensiero e opere più importanti scaricato 0 volte

Raccolte importanti


Verga scrisse due raccolte di novelle: “Vita dei Campi” e “Novelle rusticane”.
Scrive una serie di romanzi legati tra loro per le tematiche in comune: “Il Ciclo dei vinto”, doveva contenere 5 romanzi ma ne scrive solo due perché si era esaurita la vena artistica: “I Malavoglia” e “Mastro Don Gesualdo”.
Prefazione a Eva[
In questo testo Verga esprime la sua concezione d’arte, la considera un qualcosa di fine a se stesso che produce gioielli. Innanzitutto dice la società disprezza l’arte, la considera “un lusso da scioperati”. Secondo Verga la società pensa che l’arte sia un qualcosa per nullafacenti.
Nella prima parte del testo l’autore accusa di ipocrisia la società, in particolare la borghesia: dice di disprezzare delle cosa ma poi le fa (anche Pirandello).
Nella seconda parte vi è un confronto tra due tipologie di arti: quella passata (l’arte greca) e quella moderna (un lusso da scioperati). L’arte passata ha prodotto gioielli, la veneri di milo; quella moderna “il cancan litografato sui fiammiferi”. Verga è ironico perché sa che non può paragonare due arti così differenti.
Prefazione all’amante di Gramigna
Insieme alla Prefazione dei Malavoglia, unico testo teorico di poetica di Verga. L’autore pensa: se mi invento una storia, questa potrà incuriosire il lettore, ma dopo perderà interesse; se invece racconto una storia vera questa incuriosirà sempre il lettore.
Per questo motivo Verga vuole rappresentare la realtà così com’è, senza filtrarla. La letteratura deve far in modo che il lettore vivi il fatto in prima persona, per far ciò la realtà non deve essere motivata.
Scelta stilistica (Prefazione all’amante di Gramigna)
Nel testo Verga afferma di scegliere come scelta stilistica l’impersonalità dell’arte: lui credeva che il giudizio di un individuo fosse finalizzato al miglioramento del medesimo individuo, però riteneva che l’uomo progredendo non poteva migliorare ma solo peggiorare, ecco perché lui non esprime le sue opinioni all’interno dei suoi testi e scegli l’impersonalità dell’arte, racconta la storia non motivandola, cosi “com’è l’ho raccolta nei viottoli nei campi”. Secondo verga l’uomo doveva rimanere così com’era, senza progredire, era una conservatore (questo va contro l’istinto umano).
In concordanza con l’impersonalità dell’arte, Verga sceglie la lingua da utilizzare in base al contesto sociale della vicenda narrata.
Verismo
In riferimento alla sua scelta stilistica, Verga crea una nuova corrente letteraria, il verismo, e fa riferimento ad alcuni concetti del naturalismo/positivismo come: il determinismo (nesso/causa/effetto), l’impersonalità, la scientificità come tecnica narrativa (riguardo l’impersonalità). Non condivide: il credere nel progresso, il sentirsi uno scienziato (si sentiva un’artista che creava arte, fine a se stesso).
Vita dei campi
Rosso Malpelo
Novella che si svolge in un contesto sociale medio-basso (minatori).
Trama
Rosso malpelo è un ragazzo maltrattato da tutti a causa dei suoi capelli rossi. La gente pensava che fosse collegato con il demonio. Questo legame illogico è determinato dal contesto ignorante (il testo ha il punto di vista della società, non di Verga).
L’unico con cui aveva un buon rapporto era il padre che è venuto a mancare nel luogo in cui lavorava, una miniera di carbone. Il ragazzo decide di continuare il lavoro del padre e conosce un altro ragazzo, Ranocchio, con il quale instaura un bel rapporto.
Ranocchio, come Malpelo, veniva spesso maltrattato, per questo Malpelo lo picchia per educarlo. Malpelo sa che nella società il più debole viene dominato e non vuole che questo succeda anche a Ranocchio così come è successo a lui.
Nonostante questo Malpelo non si ribella alla società perché lui condivide i valori del padre (famiglia), non condividendo la legge del più forte.
Un giorno anche Ranocchio muore all’interno della miniera e Malpelo si dispera, tante che decide di accettare una missione suicida nel quale perde la vita.
Malpelo rappresenta il poeta all’interno della società: è descriminato perché non condivide il modo di pensare comune.
Fantasticherie
Novella che sembra una lettera scritta ad una donna dell’alta società. Con questa donna l’autore ha affrontato un viaggio in Sicilia ed ha trascorso 48 ore ad Aci Trezza (paesino sul mare).
Inizialmente alla donna piaceva questo paese, però dopo 48 ore se ne voleva andare perché non c’era più niente da fare e critica gli abitanti dicendo come questi facessero a vivere in quel posto.
Trama
Le prime righe delle lettere sono la risposta alla domanda: Verga dice “basta essere poveri” ironicamente. La donna chiese a Verga di scrivere un libro per lei, ma questo è solo un capriccio, come quello di andare ad Aci Trezza.
Riflessione
La donna è rappresentata come una capricciosa, essa rappresenta l’alta società. Il mondo dei poveri ha dei bisogni vitali, mentre lei ha dei bisogni inutili, artificiali.
Verga critica la falsità di questa classe sociale anche se lui ne fa parte.
Rappresenta la realtà dei pescatori perché è vera, lui è un verista. Per capire questa realtà devi assumere il loro punto di vista.
Nel testo rappresenta i personaggi del suo romanzo più importante: i Malavoglia.
Eclissi del narratore (Fantasticherie e Rosso Malpelo)
Tecnica presente in “Rosso Malpelo” e “Fantasticherie” in cui Verga interpreta l’impersonalità dell’arte come un eclissi del narratore, questo si nascondeva all’interno dei personaggi della storia, assumendo il loro punto di vista; in questo modo il lettore si trovava davanti ai fatti e non davanti alla narrazione mediata dal narratore.
Novelle rusticane
La roba
Trama
Di mazzarò è il protagonista, un bracciante che si arricchisce levando le terre al suo barone. Inizialmente viveva come un povero. Il suo obiettivo era quello di accumulare roba, infatti investiva sempre i suoi soldi. Non aveva moglie o figli perché riteneva che costassero troppo.
A lui gli importa solo della sua robe. Alla fine della vicenda si accorge di star invecchiando e la novella si conclude con l’immagine del protagonista che picchia gli animali dicendo “Roba mia vieni con me!”.
Riflessione
Il punto di vista è quello delle persone che conoscono Mazzarò. Il loro giudizio è positivo: quello che ha fatto è ammirabile, meraviglioso, per questo motivo si vuole ricreare un alone fiabesco (ecco perché l’inizio della vicenda è simile alla favola del gatto con gli stivali).
Se dovessimo noi giudicare Mazzarò lo giudicheremmo negativamente: un uomo del genere non è umano, anzi solo alla fine appare umano perché è disperato.
Diversamente da noi, il giudizio dei personaggi alla fine della vicenda cambia e diventa negativo in quanto Mazzarò è paragonato ad un pazzo.
Ciclo dei vinti
I vinti e la fiumana del progresso (Prefazione ai Malavoglia)
L’elemento che collega i romanzi del ciclo dei vinti è il fatto che tutti i personaggi cercano di progredire socialmente. Si parte dal basso con i Malavoglia, andando verso l’alto, con L’uomo di lusso.
Inoltre tutti i personaggi sono dei vinti, ovvero sono stati sconfitti nel tentativo di progredire.
La fiumana del progresso (Prefazione ai Malavoglia)
Verga paragona il progresso ad un fiume in piena, una fiumana, che straripando porta via tutto, è inarrestabile, nessuno può resistere alla fiumana, tutti saranno travolti. Anche lui è dentro il fiume e alzando la testa vede i vinti morti sulla riva, tutti faranno quella fine.
Il progresso visto da lontano è meraviglioso, ma vedendolo internamente ti rendi conto che solo la società va avanti, mentre l’individuo viene sconfitto. Il progresso è determinato dall’avidità dell’uomo, da quel vizio dell’uomo che lo spinge a volere sempre di più, non accontentandosi mai, e ciò lo renderà un vinto.
Pessimismo di verga
Secondo Verga nulla si può cambiare, tutto è determinato; questo concetto è provato dall’ideale dell’ostrica (da “Fantasticherie”): l’ostrica quando si stacca dallo scoglio, posto su cui è nata per fortuna, muore, deve rispettare il legame con la tradizione.
Inoltre Verga vede che nella società prevalgono i valori economici, inumani: tutti cercano di progredire socialmente, invidiando gli altri. Questa visione si intensifica nel tempo (notabile nel confronto del mondo dei Malavoglia e nel mondo della Roba). Questo modello di società si diffonde a causa del progresso persino nel piccolo paese (ad Aci Trezza ad esempio, rompendo i legami famigliari)
I malavoglia
1° romanzo del ciclo, romanzo corale (non ha un protagonista unico).
INCIPIT
E’ suddiviso in due parti:
1. Verga introduce la famiglia molto velocemente: Verga si immedesima in uno del popolo che li conosce benissimo e dà per scontato che anche il lettore li conosca.
Paragona la famiglia alle dita di una mano: ogni membro, in base all’importanza, si deve comportare a modo; essi sono tanti, ma funzionano come una cosa sola.
2. Successivamente c’è un giudizio del paese su Padron ‘Ntoni: alcuni lo diffamano per invidia, altri lo stimano.
Trama
E’ la storia di una famiglia di pescatori che vive ad Aci Trezza. Malavoglia è solo un soprannome, una ngiuria (un nomignolo siciliano che vuole significare il contrario di ciò che è, infatti erano brave persone).
Tutti insieme vivono nella casa del Nespolo e sono proprietari di una barca, “la provvidenza”.
All’inizio della storia arriva la leva per ‘Ntoni, la famiglia rimane scoinvolta per la sua partenza. Senza ‘Ntoni manca la manodopera per lavorare, inoltre questo era un momento difficile in quanto Mena si stava per sposare e doveva portare la dote al marito (soldi).
Padron ‘Ntoni tenta un commercio nuovo, chiede un prestito a Zio Crocifisso, uno strozzino, e da come garanzia la casa. Compra una partita di lupini che voleva rivendere, ma la barca affonda portandosi dietro i lupini e Bastianazzo.
E’ un tragedia, la famiglia si ritrova con un debito, senza un figlio, senza barca e un figlio al fronte.0
Quando ‘Ntoni torna non è più lo stesso, lui ha visto un mondo diverso e non riesce più ad adattarsi; ha visto il mondo moderno.
Vi è uno scontro tra Padron ‘Ntoni e il nipote (tradizione vs modernità).
Nel frattempo muore Luca durante la 3° guerra d’indipendenza. ‘Ntoni stanco di lavorare per un guadagno nullo (i soldi erano utilizzato per il debito), diventa un contrabbandiere e da una coltellata a un poliziotto che corteggiava non adeguatamente la sorella Lia. Quest’ultima, disonorata, fugge dal paese e va a fare la prostituta in città; mentre ‘Ntoni va in carcere. La famiglia perde la casa.
Fine
Alessi dopo un po’ riesce a ricomprare la casa dove va a vivere insieme alla moglie, a Mena e ai figli. Compare Alfio voleva sposare Mena ma lei non accetta perché non possedeva una dote e sarebbe stato un gesto disonorevole sia per lei che per lui (“maledetta la sorte”, emerge il pessimismo di Verga).
Vogliono chiedere anche a Padron ‘Ntoni di ritornare a casa; questo era in ospedale. Quando lo vanno a prendere però lo trovano morto.
Nel frattempo ‘Ntoni diventa un contrabbandiere, prima di andarsene definitivamente la riguarda ricordando i bei momenti passati. Successivamente se ne va di mattina presto per non essere visto in quanto si sente estraneo a quella communità.
Riflessione finale
Alcuni dicono che i Malavoglia abbia un lieto fine facendo riferimento all’ideale dell’ostrica (se rimani connesso alla tradizione ti salvi). Però questa è una contraddizione perché Verga afferma che la fiumana del progresso travolge tutti.
Il finale dei malavoglia è tragico: si conclude con l’immagine di ‘Ntoni che va via dal paese. Questo non vorrebbe andar via ma lì non può più stare, è lacerato interiormente. Non sa dove deve andare. ‘Ntoni si sente estraneo alla famiglia e non si sente più legato alla tradizione.
Riflessione di Padron 'Ntoni
Ha un obiettivo principale, deve ripagare il debito. E’ un personaggio epico: sa esattamente cosa deve fare, il suo canone morale è rigido senza lacerazioni interiori.
‘Ntoni invece è un personaggio romanzesco, perché è lacerato.
Per Verga Padron ‘Ntoni è una figura migliore del nipote, per il nonno muore, questo significa che nella società moderna prevale l’incertezza e non la tradizione.
Riflessione sulla società di Aci Trezza
Suddivisa in due gruppi:
1. Quello piccolo: ne fanno parte i Malavoglia e sono coloro che hanno ideali come il lavoro, la famiglia ecc..
2. Quello più grosso: tutti coloro il cui valore principale è quello economico; questo genera invidia, avidità ecc…
Anche nel piccolo paese si ripete il modello della società e nonostante i Malavoglia fossero inizialmente estranei, il progresso è riuscito a rompere la loro stabilità famigliare (‘Ntoni se ne va).
LINGUA
Verga ha un problema: i Malavoglia parlavano siciliano ma non poteva scrivere il romanzo con questa lingua altrimenti nessuno avrebbe capito niente. Deve trovare una lingua idonea.
Decide di tradurre i termini in dialetto e lasciare invariate le costruzioni sintattiche: fa esempi, paragoni, utilizza forme popolari. Utilizza il discorso indiretto libero, ovvero un discorso indiretto senza il “che” (in questo modo è meno mediato dal narratore).
Mastro don Gesualdo
2° Libro del Ciclo dei Vinti. Il titolo riassume che un mastro (appellativo artigiano) vuole diventare don (titolo di un nobile).
Gesualdo è un manovale (aiuto muratore) che lavorando e investendo il suo denaro diventa ricco. La storia è suddivisa in 4 parti (4 momenti della vita di Gesualdo) in ordine cronologico.
Trama
Il racconto inizia in mezzo alla vicenda, nell’incendio a casa Trao, una famiglia nobile, non ricca, che abitava vicino a lui. Gesualdo spegne l’incendio e si avvicina alla famiglia. Vuole sposare la figlia Bianca Trao ma questa era in cinta del cugino, la cui madre non vuole che lui si sposa con lei perché non possiede la dote.
Sposarsi con un non nobile, ovvero Gesualdo, sarebbe stato un disonore, ma anche avere un figlio senza marito era un disonore. Bianca sposa Gesualdo anche se lo disprezza.
Lui non è innamorato di lei, è interessato solo ad avere il titolo nobiliare; Gesualdo ha un rapporto con una serva innamorata di lui con il quale ha diversi figli.
Quando Bianca ha la figlia, lui pensa che sia sua figlia.
Gesualdo prova ad amare Bianca ma lei lo ripudia. Gesualdo non riesce ad integrarsi nella nuova classe sociale in cui è entrato: l’aristocrazia prende i suoi soldi ma non lo accetta; inoltre i suoi vecchi amici lo considerano un traditore.
Rapporto con la figlia Isabella
Gesualdo vuole per lei tutto ciò che lui non ha avuto. Lui la rende nobile e la fa allontanare involontariamente. Lei è arrabbiata con il padre, si vergogna di essere sua figlia.
Isabella si arrabbia soprattutto quando Gesualdo non permette lei di sposare il cugino di cui è in cinta perché non era nobile; si accorda così con il duca di Leira (un nobile povero) che sposa Isabella in cambio di una grossa dote.
Riflessione di Gesualdo
E’ un personaggio romanzesco simile a Mazzarò e ‘Ntoni. Gesualdo vuole le ricchezze da una parte ma dall’altra vorrebbe degli affetti famigliare (Mazzarò pensa solo alle ricchezze); però ogni volta che deve effettuare una scelta domina l’aspetto economico (allontana la figlia facendola diventare nobile anche se le vuole bene).
Questa lacerazione si concretizza in Gesualdo con un tumore allo stomaco.
Gesualdo è un vinto perché fallisce su tutto:
- Economicamente: i suoi beni sono sfruttati dalla moglie e dalla figlia (non diventa nobile).
- Socialmente: voleva essere un Don ma non ci riesce e non è nemmeno mastro, entrambi le categorie non lo accettano più.
- Famigliarmente: la sua famiglia vecchia, la famiglia e la moglie lo disprezzano.
Morte di Mastro Don Gesualdo
Lui è ammalato nel palazzo del genero e della figlia a Palermo. Gesualdo è sistemato nella forestiera riservata agli estranei per non averlo fra i piedi.
Nella prima parte del testo c’è il punto di vista di Gesualdo: lui vede persone che lavorano ma che in realtà non fanno niente, sono dei nullafacenti che fanno la bella vita con i suoi soldi (tema improduttività aristocrazia, come Mazzarò è sottolineata l’incapacità dei nobili di gestire il patrimonio).
La seconda parte è incentrata sul rapporto con la figlia: ogni giorno lo va a trovare per sapere come sta solo per convenzione sociale. Gesualdo un giorno prova a farli una richiesta: vuole tramandarli la religione della roba. Gesualdo prova un sentimento per la sua roba e si commuove al pensiero che sta per perderla (Mazzarò non aveva questo sentimento).
Lei comunque non vuole ascoltare le sue richieste, prova rancore nei suoi confronti. Allora Gesualdo le chiede scusa per come le ha voluto bene e dice di aver fatto del suo meglio ma avrebbe voluto fare di più: le apre il cuore.
Gesualdo le fa una seconda richiesta: lasciare una piccola eredità ai suoi fratellastri (figli avuti con la serva). Lei si irrigidisce: i nobili non danno soldi ai poveri.
Gesualdo si rende conto che lui è rimasto un Motta e lei una Trao e capisce di aver fallito nel suo tentativo di progresso sociale: anche la figlia lo ha rifiutato.
Una sera Gesualdo muore.
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