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Giovanni Verga (Catania, 2 settembre 1840 – 27 gennaio 1922)

Verga ha letto testi di letteratura romantica e del Positivismo (cultura materialista e scientifica) -> su questa base scrive romanzi pre-veristi:
- Storico-patriottici: “Amore e patria”, “I carbonari della montagna”, “Sulla laguna”
- Sentimentali: “Una peccatrice”, “Storia di una capinera”
- Mondano-scapigliati (dopo il 1872): “Eva”, “Eros”, “Tigre reale”
- 1874: “Nedda”, definito da Verga “bozzetto siciliano di genere rusticano”, considerato da alcuni verista, anche se in realtà c’è ancora molta partecipazione emotiva
- 1878: “Rosso Malpelo”, la prima opera verista vera e propria, una novella che farà parte della raccolta “Vita dei campi” (1880), della quale fanno parte anche “La lupa”, “Fantasticheria”, “Jeli il pastore”, “Cavalleria rusticana”, “L’amante di Gramigna”

- 1881: “I Malavoglia”, primo romanzo del ciclo de “I vinti”
- 1883: “Novelle rusticane”, raccolta di novelle delle quali fanno parte anche “La roba” e “Libertà”
- Prova a tradurre per il teatro la novella “Cavalleria rusticana”
- 1889: scrive “Mastro Don Gesualdo”, il secondo romanzo del ciclo de “I vinti”
- “Duchessa di Leyra”, il terzo romanzo del ciclo de “I vinti”
- “L’onorevole Scipioni” e “L’uomo di lusso”, quarto e quinto romanzo del ciclo de “I vinti”

A questo punto smette di scrivere. Perché?
- Stanchezza nell’ispirazione
- Difficoltà di analizzare, nelle classi sociali più alte, l’idea di fondo di tutto il ciclo: la lotta per la vita o il desiderare qualcosa di più per affermarsi
- Nel 1889 D’Annunzio pubblica il “Piacere”, che ha subito un successo strepitoso e soppianta Verga, che non viene capito (solo dal 1950 con Luigi Rosso viene rivalutato: lo descrive come “il poeta della povera gente come Manzoni”, ma in realtà non capisce il distacco oggettivo che non ci permette di capire se vi sia o meno compassione. L’ideologia verghiana, inoltre, non è progressista, come crede lui)
- Negli anni ’90 tenta di tradurre per il teatro altre novelle, ma senza successo

Egli subisce un’involuzione ideologica: pessimista e antiprogressista
Testi programmatici:
- Lettera del 1878 a Salvatore Verdura: espone un progetto di ciclo di romanzi che vuole intitolare “La marea”, con “Padron ‘Ntoni”, “Mastro don Gesualdo”, “La duchessa della Gargantas”, “L’onorevole Scipioni”, “L’uomo di lusso”. Poi aggiunge che tutto il ciclo deve essere una “fantasmagoria” (realtà complessa della lotta per la vita, presa dalle teorie darwiniane dell’epoca all’interno del Positivismo) “che si estende dal cenciaiuolo al ministro e all'artista”.

- Novella “Fantasticheria” (1878): prosa lirica dove racconta in forma di lettera (non inviata) e si rivolge ad una dama dell’alta società con cui ha fatto un viaggio insieme. Passando davanti ad Aci Trezza, vedono come vivono gli umili, che saranno gli abbozzi dei personaggi de “I Malavoglia”. Illustra la metafora di fondo dei “Malavoglia”: l’ideale dell’ostrica = gli umili sono come ostriche abbarbicate al loro scoglio, che finché stanno lì vivono, quando una decide di immergersi nel mare, viene inevitabilmente da esso inghiottita. (“Vinti” perché non possono migliorare).
- Prefazione alla novella “L’amante di Gramigna” sotto forma di lettera a Salvatore Farina: “La mano dell'artista rimarrà assolutamente invisibile e l'opera d'arte sembrerà essersi fatta da sé” -> stile incolore del naturalismo francese.
- Prefazione ai “Malavoglia” (’71): parla del ciclo dei vinti e scrive che “il movente dell'attività umana che produce la fiumana del progresso è preso qui alle sue sorgenti, nelle proporzioni più modeste e materiali. Il meccanismo delle passioni che la determinano in quelle basse sfere è meno complicato, e potrà quindi osservarsi con maggior precisione”.
Nei romanzi successivi la ricerca del meglio sarà analizzata nelle classi sociali più alte.

I Malavoglia

Ideale dell’ostrica: differenza tra Padron ‘Ntoni e Nipote ‘Ntoni (comparatio per contrarium).
1. PN: simbolo della società secolare, arcaica, immobile, nemica del progresso.
1. NN: simbolo di chi crede in un riscatto umano ed economico.
2. PN: crede nella famiglia, nell’onore, nell’onestà, nel lavoro.
2. NN: crede nel benessere facilmente raggiungibile attraverso una vita sfaticata.
3. PN: ideale dell’ostrica.
3. NN: ideale del distaccarsi dallo scoglio e buttarsi nel mare.
4. PN: patriarca interprete di una saggezza antica che si esprime attraverso dei proverbi.
4. NN: ribelle che infrange la sacralità della famiglia: ribellione velleitaria.
Verga ha un’ideologia pessimistica, non crede nel progresso, che porta al fallimento.

Mastro Don Gesualdo

Si pone l’accento sulla sua morte. Padron ‘Ntoni non muore a casa sua, ma all’ospedale (cosa negativa), è fallito sul piano economico, ma è circondato dall’affetto di tutti i suoi cari. Mastro Don Gesualdo, invece, ha fatto carriera, ma muore solo. I servi non accettano di asservire un ex-muratore. Il fallimento è sul piano affettivo.

Poetica

Verga va oltre il naturalismo:
- Artificio della regressione: il narratore regredisce, scompare a livello dei suoi stessi personaggi, racconta i fatti dal di dentro.
- Artificio dello straniamento: il narratore presenta i fatti in modo strano per chi legge (es. Rosso Malpelo).
- Discorso indiretto libero / rivissuto: passaggio tra una dimensione e l’altra, dalla narrazione al ricordo, senza i due punti e le virgolette.

Lingua: modula la sintassi italiana su quella del dialetto siciliano.

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