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I Malavoglia


Ne "Il ciclo dei vinti", le reazioni al progresso vengono analizzate in ogni classe sociale, dalla più infima (i Malavoglia) a quella più elevata (l’uomo di lusso). In questo momento storico (sul finire dell’800) l’Italia è divisa in 2: una parte che si incammina verso il progresso e l’industrializzazione e una parte che rimane indietro. Anche storicamente Nord e Sud sono diversi. Il Sud è una popolazione contadina. Quando il progresso della storia arriva al Sud, più arretrato, si crea scompiglio. Arriva la leva obbligatoria anche al Sud, che causa mancanza di braccia per l’agricoltura, in quanto i figli dei contadini vanno in guerra. Questo porta crisi all’interno delle famiglie. È proprio questo l’argomento dei Malavoglia.
Il vero cognome dei Malavoglia è Toscano; sono chiamati Malavoglia dal popolo perché è il concetto contrario a quello che sono veramente: dei grandi lavoratori. Vivono nella casa del Nespolo, casa di famiglia chiamata così perché c’è un albero di nespole. Sono pescatori e vanno a pesca con la barca di proprietà chiamata Provvidenza. Il patriarca della famiglia è chiamato Padron ‘Ntoni (Antonio). Non c’è il narratore. L’autore si cala nei panni del popolo, parlando come esso. Il patriarca ha un figlio chiamato Bastianazzo; egli sposa Maruzza, detta “la longa”. Maruzza e Bastianazzo hanno 5 figli; il primo si chiama ‘Ntoni. Al Sud c’è l’usanza di chiamare il primo figlio maschio del primogenito come il nonno paterno. Gli altri figli sono Alessi, Luca, Lia e Mena (Filomena). Vivono tutti insieme nella casa del Nespolo; c’era la tradizione del pater familia. ‘Ntoni viene chiamato alle armi e la famiglia si ritrova con un uomo in meno. Padron ‘Ntoni decide così di commerciare i lupini con i paesi vicini. Compra questi lupini con i soldi prestati da Zio Crocifisso, lo strozzino del paese; li caricano sulla barca e vanno a venderli. Una tempesta fa affondare la barca; Bastianazzo muore e si perdono tutti i lupini. Rimangono i debiti con Zio Crocifisso, che Padron ‘Ntoni paga vendendo la casa. Maruzza muore di colera, ‘Ntoni (partito per il servizio militare a Napoli) quando torna ad Aci Trezza è cambiato e comincia a fare lavori loschi, arrivando al contrabbando; questo lo porta allo scontro a fuoco con un brigadiere di nome Don Michele. Nella colluttazione parte un colpo che colpisce il brigadiere. ‘Ntoni viene arrestato e processato. Il brigadiere corteggiava Lia. Nel processo ‘Ntoni viene difeso dicendo che il brigadiere ha disonorato Lia. ‘Ntoni viene comunque giudicato colpevole e dovrà scontare 5 anni di prigione. Lia va a Catania e si prostituisce. Luca muore nella battaglia di Lissa.
Mena era promessa in sposa ad un ragazzo del paese (compare Alfio). Dopo la tragedia dei lupini, avendo perso tutto, il ragazzo non la vuole più sposare.
Padron ‘Ntoni muore di crepacuore in ospedale. Questo è un disonore perché un patriarca dovrebbe morire in famiglia circondato dai suoi cari.
Alessi (il più piccolo di famiglia), l’unico rimasto, con il duro lavoro riesce a ricomprare la casa del Nespolo, la barca e riunire la famiglia. Mena torna a casa e rimane con Alessi. ‘Ntoni, uscito dal carcere, ritorna a casa; si rende però conto che non è più il luogo in cui può proseguire la sua vita perché, avendo tradito la famiglia e la tradizione, è ormai fuori dalla famiglia dei Malavoglia. Questo riprende la morale dell’ostrica: come l’ostrica muore staccandosi dallo scoglio, il membro della famiglia che tradisce la tradizione e il nucleo familiare, è destinato ad essere escluso.
La morale è che bisogna accontentarsi di quello che si ha e rispettare la tradizione e la famiglia. Solo rimanendo uniti si può sopravvivere alle disgrazie che possono avvenire se tradisci questa condizione.
Nella prima parte del romanzo il popolo descrive la famiglia. In questo caso il racconto è corale. Successivamente si pongono in prima persona i protagonisti.
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