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Giovanni Pascoli: il trauma infantile

Giovanni Pascoli si inserisce nel panorama della poesia decadente europea con tratti personalissimi, dovuti alla sua peculiare e drammatica esperienza di vita. La distruzione improvvisa e repentina del nucleo familiare, a partire dal misterioso omicidio del padre, costituisce un nodo tragico e mai risolto, che lascia una traccia indelebile sulla psicologia dell’autore e sulla sua stessa opera. I dolorosi avvenimenti sono senza dubbio la causa scatenante di una personalità incerta, timorosa verso l’esterno, tendente a ripiegarsi su se stessa e ad assumere atteggiamenti vittimistici, carattere, dunque, diametralmente opposto a quello di D’Annunzio, sempre pronto a compiere gesti esibizionistici e spettacolari. Pascoli conduce un’esistenza modesta e appartata, volta costantemente alla ricerca di protezione e alla ricostruzione del “nido” precocemente perduto insieme alle sorelle Ida e Mariù, con le quali ha un legame intenso. Nel completo abbandono all'affetto delle sorelle, e soprattutto a quello di Marù, che gli rimane sempre accanto rinunciando a una propria dimensione privata, Pascoli elimina completamente dalla prospettiva della sua vita le esperienze amorose; egli dedica tutto se stesso all’attività letteraria e alla professione di insegnante, ma vive gli impegni mondani e sociali legati alla carriera accademica con fastidio e ansia.

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