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Giovanni Pascoli

Pascoli è la prima voce nuova


    della poesia italiana, in quanto padre e iniziatore del Decadentismo e Simbolismo in Italia. Sebbene non ebbe quell’ufficialità e quel prestigio che avrà D’Annunzio in ambito europeo, fu senz’altro l’iniziatore della poesia, che viene definita come “vino nuovo in otre vecchio”: l’otre vecchio sembra essere addirittura uno stile positivistico, perché lui cerca le parole esatte, i termini esatti del mondo campestre e rurale, ma in realtà è soltanto lo sfondo su cui proietta il nuovo.

I concetti fondamentali della poetica
La poesia pascoliana è fatta soprattutto di suoni, quindi di una particolare attenzione ai dati uditivi, evocati attraverso numerose e frequenti figure di suono: onomatopee, allitterazioni e assonanze. L’ampio ricorso al fonosimbolismo (ossia all’utilizzo di termini ridotti a puro suono) svolge una funzione evocativa, volta a suggerire sensazioni e stati d’animo.
Pascoli si avvale spesso di un linguaggio “pregrammaticale” poiché puramente efficace risulta essere la valenza evocativa delle onomatopee e del fonosimbolismo. Questa tendenza si accorda pienamente alla poetica del Fanciullino e all’idea che il poeta sia in grado di cogliere il senso più profondo della realtà in modo intuitivo e logico. In tal senso, il Fanciullino è metafora della poesia, che rimane così anche quando cresce; è colui che popola il buio di fantasmi e il cielo di dei; la sua voce rimanda alla poesia che l’uomo ha in sé. Non esiste la distruzione dell’umanità appunto perché gli uomini parlano tra di loro.
Il Fanciullino
Nel saggio Il Fanciullino, l’autore espone le linee principali della sua poetica. Secondo pascoli, in ciascuno di noi è nascosto un fanciullino, ma solo il poeta riesce a dargli voce, a vedere il mondo con i suoi occhi ingenui che scoprono le cose per la prima volta: è così che nasce la poesia della meraviglia e dello stupore. Questa propensione alla meraviglia, spontanea nell’infanzia, si perde nell’età adulta, ma può essere recuperata penetrando nelle zone più profonde e recondite della coscienza, dove tutto è mistero.
È una poesia intuitiva e spontanea, priva di intenti etici o civili, espressione del fanciullino che non conosce la violenza e proprio per questo può conseguire “effetti di suprema utilità morale e sociale”.

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