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Giovanni Pascoli: pensiero e tendenze letterarie


Pascoli ebbe una concezione negativa della vita, indotta da due diversi avvenimenti da cui fu profondamente segnato: la tragedia famigliare, che condizionò tutta la sua esistenza, e la crisi del positivismo, causata dal crollo della fiducia nei confronti della scienza.
I lutti che il poeta visse furono di ispirazione per la creazione del mito del nido, di cui fanno parte i vivi ma, idealmente, anche i morti, legati al mondo terreno mediante una corrispondenza di amorosi sensi (richiamo a Foscolo).
In una società sconvolta dalla violenza e caratterizzata dalla sofferenza e dall’angoscia esistenziale, il nido è l’unico elemento in cui le ansie e i dolori si placano.
La crisi del positivismo avvenne negli ultimi anni del XIX secolo. Essa abolì i saldi valori che avevano caratterizzato l’intero ottocento: la scienza, oggettiva e positiva,; il progresso, causa del miglioramento della vita in tutti gli stati europei e l’esaltazione dell’oggettività e del reale.
Il rinnovamento promesso dalla scienza non si era verificato e il tentativo di raggiungerlo aveva addirittura rischiato di compromettere la religione.
I conflitti sociali e le conquiste coloniali che tra la fine dell’ottocento e l’inizio del novecento interessarono tutti gli Stati europei dimostrarono l’impossibilità di trovare un’adeguata soluzione ai problemi umani, poiché lo sviluppo morale dell’uomo, ancora soggetto all’egoismo, al perseguimento degli interessi personali, alle passioni e alla violenza, era talmente in ritardo rispetto al progresso garantito dalla scienza che essa rischiava di ritorcersi contro l’uomo stesso, costituendo un pericoloso ostacolo qualora gli esseri umani se ne servissero per raggiungere fini personali.
Nonostante Pascoli fosse inizialmente un seguace delle teorie positivistiche, non soltanto riconobbe l’impotenza della scienza come strumento da adoperare per la risoluzione dei problemi umani, ma accusò il progresso di aver reso l’uomo infelice poiché aveva causato il crollo della fede in Dio. Dunque, perduta la fede nella forza liberatrice della scienza, Pascoli fece oggetto della sua meditazione proprio ciò che il positivismo aveva evitato di indagare: il mondo che sta al di là della realtà fenomenica, quindi il mondo dell’ignoto e dell’infinito, il problema dell’angoscia che permea la vita dell’uomo, del significato e del fine dell’esistenza, dunque il problema escatologico (l’escatologia è la dottrina che studia i destini ultimi dell’uomo e dell’universo).
Egli giunse alla conclusione che nel mondo tutto e mistero e che gli uomini siano creature fragili e soggette al dolore, vittime di un destino oscuro e imperscrutabile.
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