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Il mito del nido pascoliano

Il “mito del nido” è un tema clù per Pascoli. Il nido è una parte metaforica, ma dato che siamo nel simbolismo possiamo dire che esso rappresenta un’analogia. Il nido rinvia analogicamente al tema della famiglia e al clima caldo che per Pascoli si colloca solo nel contesto familiare. Quando definisce il nido lo figura come l’ambiente fatto dagli uccelli con rami e ovatta quindi è caldo, accogliente, e ha una forma circolare che è un simbolo di perfezione e di protezione. Questa immagine è presente in A Zacinto di Foscolo e rappresenta il processo che spinge l’uomo al ritorno verso il grembo materno, di fatti il concetto della forma ovale indicando la protezione sta ad indicare l’utero materno. Pascoli parla del nido caloroso, accogliente all’interno mentre all’esterno fatto di “rovi” al fine di proteggere l’equilibrio interno dalle aggressioni esterne. Pascoli al di la della peculiarità della sua esistenza dimostra di essere un uomo del decadentismo, lui è stato un uomo di spessore internazionale perché trova nel latino un terreno fertile approfondendo i suoi studi umanistici, ma durante la sua vita non ha contatti con i simbolisti francesi; di fatti, vive e interpreta questa fase storica completamente in autonomia senza nessun tipo di influenza ed è così che mostra di essere decadente. Lo dimostra quando afferma che fuori dal nido c’è la violenza e quando conserva il trauma ha paura di confrontarsi con gli altri, è chiaro che lui si muove come un simbolista francese, interpretando la storia allo stesso modo. C’è il mistero che si disvela e lui condivide questa concezione senza mai rapportarsi con loro. Dalla sua esperienza si trascina dietro la convinzione che la vita sia incomprensibile.

L’idealizzazione del nido sta nell’atto di distillare l’immagine della famiglia fuori dalla storia, significa conservare il ricordo di chi non c’è più ma significa anche idealizzare la fase della vita dove questi rapporti erano possibili. Questo concetto è legato alla fanciullezza dove si guarda la vita con disincanto, dove la cruda realtà non si conosce grazia al filtro della famiglia che ammorbidisce le avversioni esterne

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