yya di yya
Ominide 863 punti

LA MIA SERA

Giovanni Pascoli

La lirica è articolata in base a questo confronto:
 nel corso della giornata si ode il fragore della tempesta e i lampi abbaglianti; nel corso della sera invece il cielo sembra sereno e vi è una sensazione di pace; in seguito agli scoppi e ai fulmini si ode il mormorio dolce del ruscello;
 questo è ciò che avviene nella vita del poeta: dopo aver passato un periodo contrassegnato dal dolore e dagli affanni subentra la “sua” sera, ovvero l’età matura, descritta come dolce e serena.

PRIMA STROFA
Il giorno fu pieno di lampi;
ora però arriveranno le stelle.
Le rane ricominciano a gracidare ”c’è un breve gre gre di ranelle”, in questo verso sono presenti:

 ONOMATOPEA PRIMARIA “gre gre”;
 FONOSIMBOLISMO.
Poiché questi termini ci suggeriscono il suono delle rane anche attraverso l’allitterazione della R di RE e RA che suggeriscono i suoni tipici della rana.
“Le tremule foglie dei pioppi / trascorre una gioia leggiera” (fonosimbolismo) il venticello che ora non è più forte come durante il temporale è una “gioia leggiera” che passa tra le foglie dei pioppi facendole tremolare
Foglie tremanti= umanizzazione
“gioia leggiera”= metonimia è l’effetto per la causa poiché un venticello leggero provoca piacere.

Nel giorno che lampi! Che scoppi!
che pace, la sera!

SECONDA STROFA
Il poeta ha la certezza della ciclicità della natura
"ora verranno le stelle” “si devono aprire le stelle / nel cielo” .
Nella natura è una certezza che dopo il cattivo tempo viene il bel tempo e questo ciclo naturale per Pascoli corrisponde anche al ciclo umano: dopo il dolore arriverà un po’ di pace anche per l’uomo. E' un'immagine vicina a quella leopardiana de “la quiete dopo la tempesta”.
Solo che per il poeta la pace arriva con la vecchiaia, ovvero quando ha raggiunto la quiete con le sue sorelle, la tranquillità economica e la saggezza dei suoi anni. Quindi il “si devono aprire” indica la certezza che ha il poeta del ciclo naturale del cosmo, per questo motivo al brutto tempo segue il bel tempo.

“nel cielo sì tenero e vivo”: umanizzazione della natura. Là dove stanno gracidando le “allegre ranelle” un ruscello non è più turbolento, ma semplicemente singhiozza (umanizzazione natura), si va quietando.

Di tutta “l’aspra bufera” creata dal temporale del giorno resta solo il “dolce singulto” (ossimoro) del ruscello nella sera resa umida dalla pioggia del giorno.

TERZA STROFA
Però tutta quella tempesta che sembrava infinita è invece finita: trasformata nel dolce mormorio del ruscello. (umanizzazione natura)
Qui si ha l’antitesi tra infinita – finita: ciò che sembra non finire mai ha invece una sua fine.

Continua l’umanizzazione della natura
“dei fulmini fragili”: i fulmini sono chiamati fragili con una sinestesia, poiché hanno la tipica forma a zig-zag, dando l’idea di qualcosa di rotto. Di questi fulmini restano delle nuvolette dorate e rosse “cirri di porpora e d’oro”, poiché il tramonto è sereno. Fino a questo momento si aveva l’impressione che fosse solo una descrizione naturale.

Successivamente Pascoli introduce un’apostrofe al dolore, un dolore che viene personificato “O stanco dolore, riposa”: in questo modo inizia a subentrare l’elemento soggettivo, il poeta introduce sé stesso e, con la personificazione del dolore, vuole proprio esprimere l’intensità del dolore che ora inizia ad allentarsi.

Ora si inizia a capire che la tempesta, la bufera non è la tempesta naturale, ma rappresenta i dolori del poeta; e come questa tempesta va quietandosi, così anche il dolore comincia a riposare.

Quella che è stata la nuvola più nera del giorno è quella che il poeta ora vede più rosa, ma questa nube (dato naturalistico) non è la nube atmosferica, ma rappresenta tutto l’affanno che il poeta ha vissuto durante tutta la sua vita e che ora nell’ultima sera, ovvero nel momento più avanzato della sua vita, lui non vede più in modo così negativo: la vede rosa.

QUARTA STROFA
Intorno a questa sera ci sono voli di rondini che gridano nell’aria serena,
la fame del giorno fa pigolare ancora i piccoli per una cena che deve essere prolungata;
nei nidi i piccolini non hanno avuto la loro parte di cena,hanno ancora fame.

Neanche il poeta l’ha avuta “Né io”
CORRISPONDENZA TRA MONDO UMANO E NATURALE
- Come i piccoli delle rondini durante il giorno hanno sofferto la fame, perché il cibo non era sufficiente per loro, anche il poeta durante il giorno da giovane ha patito gli stenti.


QUINTA STROFA
Porta alla regressione del poeta
Mentre il poeta contempla nel cielo le rondini sente il suono delle campane(immagini uditive e visive).
Le campane suonano “Don…don…” (onomatopea primaria).
Climax discendente: “E mi dicono, Dormi! mi cantano, Dormi! sussurrano, Dormi! bisbigliano, Dormi!” Il suono delle campane sembra arrivare da un lontano cielo “tenebra azzurra”, reso con un ossimoro.
“voci di tenebra azzurra”= sinestesia
Questi suoni di campane invitano il poeta a dormire perché Pascoli, in questa fase della sua vita, è così in pace e così sereno che sembra regredire all’infanzia (l’altro momento in cui fu sereno), questa regressione è suggerita dal fatto che il suono delle campane gli ricorda i canti della sua infanzia, quando sentiva sua madre intonargli la ninna nanna.
“…poi nulla” : la visione della madre placa il poeta fino a non avvertire più il dolore della vita che viene dissolto nella pace della sera, ovvero dalla vecchiaia.


TEMI
 La natura come riflesso dello stato d’animo del poeta, nel componimento si ha la continua corrispondenza tra dato naturale e dato umano;
 Il racconto e la nostalgia dell'infanzia, con la regressione alla culla quando il poeta è alla fine della vita, alla sera.

LA CHIAVE DI LETTURA
La chiave di lettura non è la descrizione di una sera naturalistica, ma è l’espressione della vita intima di Pascoli, con il riferimento ai suoi anni dell’infanzia e il suoi desiderio di quiete dopo tanti affanni. Apparentemente i versi descrivono un paesaggio campestre nell’ora incerta della sera; in realtà il poeta vuole esprimere la sua soggettività, il suo stato d’animo: viene filtrato il dato reale con la sua soggettività attraverso immagini analogiche e il marcato simbolismo.

ELEMENTI DELLA POETICA
- Continua alternanza tra sensazioni visive e uditive;
- Corrispondenza simbolica tra:
- la vicenda della natura: il giorno e la sera;
- le vicende della vita umana.

Hai bisogno di aiuto in Giovanni Pascoli?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email
Consigliato per te
Maturità 2018: date, orario e guida alle prove