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Lavandare


Componimento che fa parte della prima grande raccolta (la più importante) della poesia pascoliana chiamata “Myricae” termine latino per indicare le tamerici, fiore citato anche da D’Annunzio nella “Pioggia nel pineto”.

Analisi del componimento

Dal punto di vista metrico sono 10 endecasillabi per lo più in rima alternata, ma non tutti i versi sono in rima, c’è anche la presenza di assonanze e consonanze.

Pascoli fa un grande uso di assonanze e consonanze.
In questo componimento descrive un paesaggio invernale, ci descrive un campo , mezzo grigio, mezzo nero, abbondonato con in mezzo ad esso tra la nebbia c’è un aratro dimenticato.
La prima percezione in questo componimento è quella visiva, mentre nei versi successivi troviamo una percezione uditiva.
Dal verso 7 cambia il punto di vista, ci troviamo sempre nello stesso paesaggio, ma ora parla una donna abbandonata dall’uomo amato.

In questo testo abbiamo una struttura circolare ovvero la presenza di un elemento che torna all’inizio ed alla fine, qui troviamo l’aratro che inizialmente è solo un dato paesaggistico ed alla fine si carica di un significato simbolico che rappresenta la solitudine, dalla semplice descrizione di un paesaggio si è arrivati alla rappresentazione di una condizione esistenziale.
Simbolismo: i dati sensibili dell’esperienza riportano ad un altro soggetto, ad un'altra realtà.

Figure retoriche

Nell’ultimo verso abbiamo una similitudine. “Come l’aratro…”;
Al verso 5 abbiamo sia un’onomatopea, “sciabordare”, che un’allitterazione;
Al verso 1 e 7 abbiamo un’allitterazione;
Al verso 2,3 abbiamo una consonanza: “…pare” “… leggero”;
Al verso 3,5 abbiamo una consonanza “… leggero” “… lavandare”;
Al verso 7,9 abbiamo un’assonanza “…frasca” “…rimasta”.

Assonanza: si trova sempre tra due versi e riguarda le ultime due sillabe, c’è il mantenimento delle vocali, ma cambia la consonante intervocalica.

Consonanza: si trova sempre tra due versi e riguarda le ultime due sillabe, c’è il mantenimento delle consonanti, ma cambiano una o più vocali.

Come D’Annunzio, Pascoli usa le onomatopee e le allitterazioni e questo ci fa capire che anche per Pascoli è importante la musicalità la differenza è che D’Annunzio ha un modello “Verlaine” mentre Pascoli arriva a tutto questo attraverso una strada molto personale.
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