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Dalle Myricae: Lavandare

Il componimento,dai toni delicati e al tempo stesso allusivi, ci trasporta durante un'ora incerta di un giorno autunnale, in una passeggiata nelle praterie toscane. La donna viene descritta come triste e malinconica, lei è rimasta da sola e si paragona essa stessa ad un aratro lasciato nel mezzo della campagna
Lavandare è un sostantivo, indica le lavandaie ovvero le donne che lavano i panni nell’acqua corrente. Le lavandaie sono le massaie che in gruppo si allontanano per raggiungere una sorgente per lavare i panni. L’immagine è chiara, queste lavandaie sono il motore della casa, sono donne che rappresentano la solitudine, abbandono rappresentanti di quell’effetto straniante. Essa non è che una continuazione dell’idea dell’abbandono: “come sono rimasta quando partisti” “come l’aratro in mezzo al maggese”. Si evidenzia il senso dell’abbandono e della solitudine (immagine ripresa da Arano, una vita monotona e senza dialoghi). L’aratro è solo, dismesso, non serve e non è stato riposto, che “pare” dimenticato (ipallage) dall’idea di un abbandono sentimentale.

“cadenzata dalla gora”, “viene lo sciabordare”  onomatopea, rimanda allo risciacquare delle donne. Ritmo lento, con i tonfi “spessi” e lunghe cantilene.
“Il vento soffia e nevica la frasca”  chiasmo. La frasca è la chioma degli alberi e la neve cade come le foglie.

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