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I poemetti sono testi più lunghi di quelli di mirice con una metrica più tradizionale (spesso terzine dantesche). L’argomento è la vita della campagna, un romanzo georgico ovvero della campagna vista in maniera idealizzata ovvero come se fosse un paradiso terreste, anche se in realtà vi si lavora tanto. Per pascoli è il mondo delle origini in cui si sono valori autentici: famiglia, lavoro, natura. Anche Verga raccontava storie ambientate in campagna ,le quali erano storie di fatica. In Pascoli invece la realtà è diversa, vive al nord in un mondo in cui la proprietà terriera è la piccola-media azienda agricola, ognuno ha la sua parte. La vede la vita della campagna come perfetta, immersa nella natura, nutrita di valori semplici. In questi poemetti racconta la storia di una famiglia con due figlie Rosa e Viola e dice che esse crescono. è considerata come l’opera della giovinezza.

Italy è un poemetto che racconta degli immigrati che tornano a casa. E’ una storia di una famiglia migrata in America alcuni dei quali tornano in Italia. In America si sono fatti una vita ma Giuseppe e Luca tornano, portano con se una bambina figlia del fratello malata di tisi, sperando che l’ambiente di campagna la aiuti a recuperare la salute: Molly. In Italia vivono in una casa buia, dove si sente l’odore della stalla e tutto è vecchio. Molly trova orribile l’ambiente e non capisce la lingua, non capisce cosa le dicono e la nonna non capisce cosa le dice lei. La gente del paese va a farsi raccontare di com’è l’America e loro parlano una lingua mista. C’è una generazione legata al passato e una che vive a metà tra un mondo e l’altro, vede i vantaggi del mondo moderno e in questa lingua mista esprime questa sua realtà di passaggio, Molly è nata nel nuovo mondo e appartiene a quello, non ha legami con l’Italia ma quando riparte per tornare in America con gli zii ritrova il legame con la terra dei suoi antenati poiché quando i bambini le chiedono se sarebbe tornata risponde si, e sarà l’unica parola in italiano che dirà.

E’ la storia del cercare una strada, una via, il benessere in una realtà lontana dalla propria, senza però dimenticarla.
La nonna fila, Molly dice che in America ci sono delle macchine che in America fanno in poco tempo il lavoro che si potrebbe fare in un anno. Per la nonna è una favola, immaginano che ci siano delle fate e cerca di fare il filo più sottile possibile per dimostrare che è ancora capace: si vede la differenza estrema tra i due mondi.

Il vecchio cane di casa scodinzola senza abbaiare, riconoscendoli quando tornano. Da un lato ci sono i termini popolari italiani, dall’altra termini inventati. La casa era buia. Sente suonare e man mano che il fuoco si alza si vede la figura della vecchietta con le sue rughe. I figli vedevano la loro madre curva, magra e invecchiata. Le hanno mandato un’immagine di un nero dall’America e lei l’ha attaccato alla parete come ricordo. Si udiva il respiro delle vacche e l’odore della stalla riempiva la casa. Giuseppe si siede, Molly indica le cose che non ha mai visto, parlava e sua nonna non capiva, le pare che cinguetti. La bambina la prima cosa che dice è “brutto paese”: vede solo il buio e sente la puzza e lo crede un paese di selvaggi. La bambina tossiva, ammalata per la tisi. La nonna le da del voi alla bambina e le dice di stare vicino al fuoco poiché nevicava. Beppe gli dice che li non c’è “pai con flevour “ che sarebbe il pane dolce, storia le parole poiché ormai era abituato a pensare in un’altra lingua. Gugliava il vento che scendeva dai colli bianchi dei nevi. Molly mangiò. Molte persone arrivarono. “fruttistand” = fruttivendolo “ cremas = gelato”. Il “baschetto”=cesto non rende come prima. I migranti andavano al di la del mare per tornare qui e costruirsi un nido. Gli italiano arrivati in America dicevano “will you buy”? ovvero facevano i venditori ambulati, Sentire un proprio compatriota che parla o canta nella tua lingua ti sembra di essere tornato a casa. Parla degli italiani che vanno in giro a vedere, entra nella fattoria dove comprano tutto e gli offrono anche alloggio. Molly diceva che nessuno filava in America, c’era la macchina che filava molto più veloce poiché pensava alla fabbrica tessile . Sua nonna fila lentamente perché il filo sia perfetto, e pensando a ciò che aveva detto Molly e vedeva le fate. Tessevano e lo arrotolavano e diventavano delle balle di cotone

Da un lato c’è la vita povera, una vita rurale legata al passato e dall’altro l’esperienza dei migranti che si trovano in un mondo nuovo che a quelli rimasti nella terra d’origine sembra fantastico, il mondo delle fate.

In digilate purpurea c’è la storia di due ragazze che parlano della loro adolescenza passata in una scuola di suore..

I canti di castel vecchio sono una raccolta della maturità di Pascoli in cui lui è un poeta conosciuto, vive a Barga, in provincia di Lucca dove si è comprato una casa ed era andato a vivere e ora è trasformata nel museo Pascoli. Sono poesie lunghe che raccontano la vita nella campagna. E’ l’opera della vecchiaia, c’è il senso di un periodo sereno dopo una vita travagliata (la mia sera).

Il gelsomino notturno
Fa parte dei canti di Castel vecchio e l’ha scritta come regalo di nozze per un suo amico Gabriele Briganti. In questa poesia descrive la prima notte di questo matrimonio: cala la notte che cala sul mondo, descrive la natura attorno a se. In fondo c’è una casa e lui vede il lume prima al piano terra, poi su per le scala e al primo piano il lume si spegne. Alla fine lui dice “ nei petali sgualciti dei fiori che si schiudono c’è l’inizio di una vita “ quindi immagina che dopo questa notte nascerà un bambino. Questa occasione è vista da lontano come da uno che sa di essere escluso da questa realtà poiché ha rinunciato ad essere marito e padre quindi vede da lontano ciò che fa la felicità altrui. Comincia con una “ e” come se fosse il seguito di un discorso già cominciato. Sono tutte brevi annotazioni.

Si aprono i gelsomini (fiori notturni bianchi molto profumati) nell’ora in cui io penso ai miei cari che non ci sono più, pensa alle persone che ha perduti. Sono apparsi in mezzo ai vigurni le farfalle che volano dopo il crepuscolo. Da un pezzo gli uccelli hanno smesso di cinguettare, la solo in lontananza si sente il bisbigliare dentro una casa. Sotto le ali dormono gli uccelli (nidi), gli uccelli infatti per dormire nascondono la testa sotto le ali come gli occhi sotto le ciglia. Dalle corolle aperte dei gelsomini si esala il profumo delle fragole rosse, splende un lume la nella sala a pianterreno, nasce l’erba sopra alle tombe che ricordano i morti ma sono comunque un luogo dove c’è vita, e il ricordo di chi non c’è più si tramuta in vita nuova. Un’ape tardiva ronza trovando occupate tutte le celle nell’alveare. La chioccetta, che è il nome popolare per indicare la costellazione delle pleiadi va per l’aia azzurra, il cielo diventa quindi un’aia azzurra con il suo pigolio di stelle (sinestesia sensazione dell’udito e impressione visiva dell’intermittenza delle stelle), ovvero in cielo splendono le pleiadi. (D’Annunzio da il nome delle pleiadi alle sue raccolte poetiche e Pascoli che usa il modo di dire dei contadini). Per tutta la notte si sente l’odore del gelsomino. Il lume brilla al primo piano e si spegne. E’ l’alba, si chiudono i petali dei fiori di gelosi mino i petali sgualciti e si cova dentro il fiore non so che felicità nuova, che e il simbolo del bambino che nascerà dal matrimonio.

La poesia è molto semplice dal punto di vista delle immagini, noi con il poeta guardiamo questa notte, sentiamo il profumo di gelsomino e vediamo la casa che fa parte della natura poiché li continuerà la vita che è il tema della poesia infatti perfino sopra le tombe c’è vita perché cresce l’erba. Il nucleo familiare lega il passato, il presente e il futuro e c’è il tema del nido familiare simboleggiato dalla casa, lo suggerisce lui stesso nella poesia. La poesia è scritta per un’occasione particolare e diventa un discorso sul vivere, la maniera in cui gli uomini danno vita al futuro senza perdere di vista il passato quindi i cari perduti. Gli epitalami erano per gli antichi romani i canti che accompagnavano la sposa nel percorso da casa sua a casa dello sposo. (A Roma il matrimonio si svolgeva alla sera, lo sposo mandava alla sposa una lettiga che veniva portata a casa della sposo e lei diceva “dove sarai tu gaio sarò io gaia”, faceva offerte all’altare dei lari e i penati e da quel momento faceva parte della famiglia).

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