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Giovanni Pascoli: La grande proletaria si è mossa


Si tratta del discorso pronunciato da Giovanni Pascoli il 26 novembre 1911 nel Teatro dei Differenti di Barga in occasione delle conquista della Libia iniziata circa un mese prima. Essa ci dà un’idea del dibattito che infiammava in Italia in quegli anni e che presentava due modi diversi di concepire la politica ed il ruolo dell’Italia.
Rispetto alle altre potenze europee, l’Italia arriva all’espansionismo coloniale per ultima. Dopo i pochi felici tentativi conseguiti da Crispi, la prima conquista coloniale realizzata è la Libia, voluta da Giolitti per accontentare gli interessi delle forze nazionalistiche. L’impresa libica causò atteggiamenti diversi. Il Banco di Roma che possedeva notevoli interessi nel mare Mediterraneo, la corrente politica nazionalista alla ricerca di prestigio, Gabriele d’Annunzio che per l’occasione compose un’apposita canzone costituiscono le voci più significative delle voci favorevoli. Si faceva presa sull’opinione pubblica, vantando le risorse del territorio libico ed i vantaggi che sarebbero derivati ai lavoratori dalla colonizzazione. Molto successo ebbe la canzone “Tripoli, bel suol d’amore”, un fatto di costume molto significativo per capire l’adesione popolare all’impresa. Non mancò l’opposizione, soprattutto da parte di Salvemini e del gruppo de “L’Unità” che nell’impresa non vedeva alcun profitto. La conquista della Libia si concluse con trattato di Losanna del 1912, dal quale l’Italia ottenne dall’ Impero Ottomano l’amministrazione della Libia.

Nel suo discorso, Pascoli affronta la descrizione dell’impresa con molto entusiasmo. Nell’appoggiare la conquista coloniale, egli si rifà alle idee socialiste, piuttosto vaghe, presenti nella sua ideologia. Infatti, egli sostiene che la conquista della Libia sia la guerra dei poveri e delle masse di contadini che in questo modo potranno disporre della terra da lavorare e si riscatteranno dalla condizione di schiavitù a cui l’emigrazione li aveva costretti. In pratica si tratterebbe della lotta di classe che da problema di politica interna, e quindi nazionale, si sposta in un ambito internazionale. Per questo motivo il vago socialismo pascoliano, con frequenti connotazioni umanitarie, si sposta verso concetti nazionalistici. Il sentimento dominante è l’orgoglio per la potenza militare italiana che fa riferimento a Roma e alle vestigia lasciate in Libia dall’ Impero romano, un elemento che sarà ripreso dalla politica estera del fascismo. Ma la campagna libica ha un altro vantaggio: creare coesione di giovani italiani, pur appartenenti a regioni diverse, ma tutti uniti nel conflitto sulla “quarta sponda”, come viene definita la costa libica. Accanto a questi temi, nel discorso troviamo anche una ricerca del patetico e del sentimentalismo sdolcinato, come l’immagine della bambina indigena che viene salvata ed accudita da un bersagliere. In occasione della conquista dell’Etiopia, nella propaganda fascista, riemersero dei vecchi luoghi comuni come i territori coloniali paragonati ad un “posto al sole”, o la canzone “Faccetta nera” con il suo tema della salvezza o della liberazione portata alla donna indigena, in parte derivato da Pascoli.
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