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Il gelsomino notturno - Giovanni Pascoli


Questo componimento è stato scritto per il matrimonio di un amico di Pascoli, Gabriele Briganti. Questo, quando nascerà il figlio, gli darà il nome: Dante Giovanni, in onore dell’amico poeta. Descrive la prima notte di nozze, lasciando molto spazio all’immaginazione. Viene descritto il concepimento del bambino; viene fatto come lo dicesse un bambino: le api che impollinano. All’inizio c’è una congiunzione. La poesia inizia come se Pascoli avesse fatto un ragionamento tra sé e sé e poi avesse iniziato a scrivere la poesia. I gelsomini notturni sono fiori coloratissimi che crescono nei cespugli ma che sbocciano di notte. Questo si ricollega al discorso del fanciullino. Pascoli dice che i gelsomini notturni si aprono nell’ora in cui egli pensa ai suoi cari: al tramonto si torna a casa e c’è introspezione, creata dal buio; si inizia a pensare alle proprie cose; Pascoli inizia a pensare ai cari morti, i custodi del nido. Le farfalle crepuscolari sono le falene, quelle che vivono di notte. Continua con la descrizione della vita notturna, dicendo che già da tempo sono finite le urla (il canto degli uccelli).

C’è una maggiore presenza dei cari morti e abbiamo un riferimento molto velato riguardo la sessualità. Per arrivare a parlare della prima notte di nozze, in cui avviene il concepimento, si parla della vita notturna. Il gelsomino notturno è un fiore che si apre di notte, quando tramonta il sole. Durante la giornata, quando tutti gli altri fiori sono aperti, questo si chiude. Tutto il resto di questa poesia (farfalle crepuscolari, l’erba che nasce sulle tombe ecc.) riguarda cose che di giorno non si vedono. Sembrerebbe quasi che Pascoli avesse fatto tutto un suo ragionamento e avesse iniziato a scrivere (“e s’aprono i fiori notturni nell’ora che penso ai miei cari”). La congiunzione sembra dar vita a parole ad una precedente meditazione. C’è un riferimento ai cari morti, a cui Pascoli pensa al tramonto, in un momento intimo. I viburni sono degli arbusti. Sono cessati i canti degli uccelli e c’è silenzio; le persone parlano piano. Casa e nido sono metonimie (i nidi non dormono; sono gli uccelli dentro i nidi che dormono; la figura retorica in questo caso è la sostituzione del contenente con il contenuto; così come la “casa che bisbiglia” non è la casa ma le persone che vi stanno dentro). In realtà la natura non dorme perché dai calici dei fiori aperti si diffonde l’odore di fragole rosse. In una casa il lume è acceso. Cresce l’erba sotto le tombe. È raffigurata tutta la vita che avviene durante la notte, ma l’unica azione umana è quella dei due coniugi nella casa durante la notte di nozze. L’ape ritorna nelle sue celle e le trova tutte occupate in quanto è in ritardo; qui si può cogliere un senso autobiografico: è come se Pascoli fosse escluso dal momento della fecondazione perché lui non avrà mai un’esperienza del genere. Pascoli ha un rapporto di autoesclusione dalla vita sessuale.

La costellazione delle Pleiadi (chioccetta) per il cielo si sposta con le sue stelle scintillanti, come una gallina che cammina con i pulcini dietro. La chioccia rimanda alla mamma, qualcosa di protettivo.
Per tutta la notte si diffonde l’odore dei fiori che arriva col vento, che impollina. Passa il lume su per la scala, brilla al primo piano e si è spento. Questo significa che i due sposi sono arrivati in camera da letto e hanno spento il lume; si accingono quindi a passare la prima notte di nozze.
È l’alba, i petali del gelsomino si chiudono e sono sgualciti dopo l’impollinazione. Matura qualcosa (sia nei fiori sia nel corpo della sposa) e lui non sa che felicità nuova (Pascoli è escluso come l’ape che ha trovato le celle occupate).
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