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Il gelsomino notturno di Giovanni Pascoli


L’autore

Nato nel 1855 in Romagna, trascorre un’infanzia tranquilla. Però nel 1867 la misteriosa uccisione del padre innesca una serie di eventi drammatici, che vedranno la morte di molti familiari. Profondamente segnato da questi lutti, egli non saprà più riprendersi dal trauma, assumendo un carattere duro e una visione pessimistica della vita. Muore a Bologna nel 1912.

Commento

Il gelsomino notturno è una lirica di Giovanni Pascoli, pubblicata nel 1901 e inserita nella raccolta “Canti di Castelvecchio” nel 1903. Viene scritta in occasione delle nozze dell’amico Gabriele Briganti. È composta da sei quartine di versi novenari, legati da una rima alternata di schema ABAB. Presenta molte figure retoriche, che il poeta utilizza per aiutarci nella comprensione del senso più profondo.
La poesia descrive due scene parallele: la prima tratteggia la vita notturna in modo superficiale, durante la quale i gelsomini aprono i loro petali, evocando immagini sensuali, mentre nella seconda il poeta osserva i due sposi che, tornati a casa dai festeggiamenti, vanno a dormire a tarda notte, durante la quale il loro amore concepirà una nuova vita. Quest’ultima parte allude all’unione amorosa tra due persone, esperienza che viene a mancare nella vita di Pascoli.
La lirica si apre con una “E”, che sta a indicare una sorta di idea preesistente nella mente del poeta, che si congiunge con il componimento. L’immagine dei gelsomini (fiori notturni) viene accostata all’idea dei cari scomparsi del poeta, creando così un’antitesi tra concetti di vita e concetti di morte. Questa è una caratteristica che persiste per tutta la lirica.
Le seconda strofa presenta due metonimie: “casa”, che indica le persone che vi vivono e “nidi”, che indica gli uccellini al suo interno. Quest’ultimo è il primo termine di paragone che va a formare una similitudine. Gli uccellini che dormono sotto la protezione dei genitori sono paragonati agli occhi che dormono sotto le ciglia. L’avverbio “là” sottolinea l’io lirico, poiché il poeta osserva da lontano quello che accade durante la notte, non prendendo parte agli avvenimenti. “Casa”, “nidi” e “cari” della strofa precedente sono termini che rimandano al tema della famiglia e della protezione (mito del nido).
Nella terza strofa troviamo una sinestesia: “odore di fragole rosse”, dove il senso dell’olfatto viene accostato alla vista (odore-fragole rosse). Il colore rosso delle fragole rimanda all’amore. Il verso dodici presenta una seconda antitesi, o meglio un ossimoro, tra vita e morte: la nascita dell’erba (vita) viene accostata all’immagine delle tombe (morte). Anche in questa strofa ritroviamo “là”, che sottolinea l’io lirico del poeta.
Nella quarta strofa troviamo due immagini significative, che rimandano l’una alla condizione del poeta e l’altra alla sua famiglia. La prima fa riferimento a un’ape che arriva in ritardo e trova tutte le celle occupate. Quest’immagine allude alla condizione del poeta, che non è riuscito a mantenere stabili le relazioni amorose e, quindi, ora è in ritardo e non potrà più avere un’altra donna. L’altra figura designa una chioccia che cammina sull’aia seguita dai suoi pulcini. La gallina viene indicata come la Chioccetta, un gruppo di stelle appartenenti alla costellazione del Toro, chiamate anche Pleiadi o Gallinella. I pulcini, invece, sono rappresentati come un “pigolio di stelle”, sinestesia che affianca l’udito (pigolio) alla vista (stelle). Il poeta sceglie questa scena significativa, in quanto vede il cielo come un’aia, sulla quale questa gallina (Chioccetta) cammina seguita dai suoi pulcini (stelle), che pigolano. La parola “sussurra” è un termine onomatopeico e riproduce il suono del sussurrare. Insieme a “fosse” va a costituire un fonosimbolismo che evoca il rammarico per la famiglia perduta.
Nella quinta strofa, al verso tre, troviamo un altro indizio del poeta che osserva da lontano la scena. L’immagine del lume che brilla e che poi si spegne fa riferimento alla vita che finisce, che si spegne, lasciando prendere il sopravvento alla morte. I puntini di sospensione alla fine indicano un qualcosa di non detto. Il poeta ci vuole conferire una sensazione di attesa.
L’ultima strofa racchiude tutto il senso della lirica. La notte finisce e arriva l’alba: quest’immagine indica la nascita di una nuova vita. La figura dei petali sgualciti rimanda a un senso di morte e viene accostata all’atto del covare un nuovo essere. L’ultima immagine drammatica racchiude la visione pessimistica del poeta nei confronti dell’amore: il grembo materno della sposa che accoglie una nuova vita viene descritto come un’“urna”. Questa scena ci fa intuire che il poeta non ha fiducia nella vita, rifiuta l’amore, ma preferisce chiudersi nel mondo dei morti, nel quale lui vede la reale e tragica esistenza.
Il lessico risulta più tradizionale rispetto ai componimenti precedenti, ma in compenso è innovativo per quanto riguarda i contenuti e i concetti. Lo stile, tipico di Pascoli, riscontra proposizioni semplici e brevi. Infatti, alla fine di ogni verso c’è un segno di punteggiatura. Di conseguenza anche la presenza di enjambement è ridotta. Molto rilevante è la particolarità del ritmo. Esso è ascendente e vivace nei primi due versi di ogni strofa e più lento e discendente negli ultimi due. Questa alternanza ritmica rimanda al contrapporsi del tema della vita a quello della morte. È particolare anche la disposizione dei versi: quelli lenti si trovano più spostati verso destra rispetto a quelli veloci.
La lirica mette in evidenza la concezione pessimistica dell’amore e della vita di Pascoli. A causa degli eventi tragici familiari la sua personalità rimane segnata e non saprà più riprendersi. Questi avvenimenti l’hanno indotto ad avere una visione pessimistica della vita. Ciò l’ha portato ad avere difficoltà a relazionarsi con altre donne, dato che era un uomo chiuso e spesso scontroso. Quindi, si esclude dal mondo dell’amore, in quanto durante la sua esistenza non ha mai provato un sentimento d’amore così forte come quello degli sposi, a tal punto da generare una nuova vita. Nella poesia capisce che ormai è tardi e non potrà più avere una donna con la quale ricostituire il nucleo familiare perduto. Ha avuto alcune occasioni, ma a causa della sua visione della vita e del suo carattere, non è riuscito a sfruttarne nessuna. Perciò, non ha mai avuto la possibilità di avere esperienze amorose forti e, quindi, egli è anche curioso e un po’ imbarazzato nei confronti della sessualità e dell’atto amoroso. È come un ragazzino, un adolescente che inizia a scoprire il mondo dell’amore e quello che ci differenzia tra maschi e femmine. È curioso, vorrebbe conoscere, ma allo stesso tempo ne ha timore e si intimidisce di fronte a tale argomento.
Un tema persistente in molte sue opere e anche in questa è la concezione del nucleo familiare. La famiglia è simbolo di protezione e sicurezza. Al suo interno si è al sicuro da tutti i problemi e le sofferenze della vita reale. Per il poeta, però, è andato perduto anni prima e durante tutta la sua esistenza prova diverse volte a ricostituirlo, fallendo sempre. Anche nella poesia il nucleo è andato perduto e per poterlo ricreare serve il calore, la confidenza, l’affetto, l’amore e il sostegno reciproco che legavano i componenti della sua famiglia. E dal momento che egli non riuscirà più a trovare e provare questi sentimenti, rifiuta l’amore e osserva da lontano e in modo staccato i due sposi concepire una nuova creatura. E la notte è il momento in cui avviene questa creazione. Come il gelsomino apre la sua corolla in modo che avvenga la fecondazione tramite l’impollinazione, così i due sposi consumano l’atto amoroso, concependo una nuova vita. E all’alba i petali sono gualciti e covano, alludendo all’utero femminile che accoglie un nuovo essere umano.
La forte contrapposizione tra vita e morte caratterizza la poesia. Pascoli ha una concezione pessimistica della vita, a causa dei tragici eventi familiari. Per lui essa è solo sofferenza e piena di ostacoli da superare. Per proteggersi da questi problemi cerca protezione negli affetti familiari, ma dal momento che essi mancano, si rassegna e trova rifugio nella morte, nella quale, secondo lui, risiede la vera e cruda esistenza. Lui vede la nascita di una nuova vita già segnata dal destino della morte. Di conseguenza il grembo materno assume l’immagine di un’urna. Un nuovo concepimento secondo lui significa assecondare il mondo crudele moderno, dominato da una civiltà consumistica e distruttiva. E proprio per questo egli evita l’amore, evita di generare nuove vite perché significherebbe solo alimentare il mondo crudele che gli ha distrutto la famiglia e, di conseguenza, l’esistenza.
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Pascoli Giovanni - Il gelsomino notturno