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Pascoli: confronto tra “Digitale purpurea” e “Il gelsomino notturno


Appartenenti a due raccolte di componimenti diversi, pur mantenendo un rapporto di stretta continuità, Digitale purpurea ed Il gelsomino notturno, sono due tra le più celebri poesie di Pascoli.
La prima, tratta dalle Myricae, si snoda intorno al tema del misticismo e della trasgressione che porta alla sensualità ed alla morte. Il componimento dunque, vertendo sul senso di mistero in cui l’uomo brancola senza trovare una vera e propria via di scampo nonché sullo stretto legame sensualità e morte e sull’impossibilità di riuscire a crearsi un nido proprio, tocca tutti i punti su cui il decadentismo pascoliano si fonda.
Il gelsomino notturno, al contrario, composto in occasione delle nozze di un amico di Pascoli, risulta essere un inno alla sensualità e alla fecondazione. Il canto dell’autore però, non è da intendersi come lieto, a testimoniarlo vi sono le immagini di fertilità della donna e la sensualità della scena in sé, narrati da un punto di vista metaforico ed estremamente malinconico.
L’autore infatti, pur essendo felice per le nozze dell’amico e, nonostante stia descrivendo il momento in cui l’amore tra i due sposi assume concretezza, contempla la scena da lontano, sottolineando frequentemente la sua estraneità alla scena ed alla situazione.
Tale alienazione del poeta è dovuta alla perdita precoce della stabilità che il suo “nido” familiare garantiva ed alla conseguente convinzione di non poterne più ricreare uno proprio. Pascoli è “l’ape tardiva” che è stata esclusa dall’alveare e, nonostante i fiori notturni gli si presentino davanti esortandolo ad amare, il poeta non riesce a colmare la mancanza della sensazione di serenità ed appagamento tanto desiderata.
Il Gelsomino Notturno, così come Digitale Purpurea, è ricco di allusioni sensuali narrate in chiave botanica: se il fiore notturno emana un profumo travolgente e piacevole quando, durante la notte, apre i petali perché possa essere impollinato ed alla fine chiudersi, portando felicità; la digitale purpurea di Rachele e Maria è un fiore estremamente pericoloso, il cui solo tocco è stato vietato perché nocivo e mortale. Da questa concezione ne deriva che, il primo fiore ha un accezione positivista ed è interpretabile come simbolo di fecondità e vita ; il secondo rappresenta invece la sensualità proibita e l’inevitabile morte che seguirà il compimento dell’atto vietato.
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