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parafrasi de Il bove di Giovanni Pascoli

Il bove di Giovani Pascoli


Al rio sottile, di tra vaghe brume,
guarda il bove, coi grandi occhi: nel piano
che fugge, a un mare sempre più lontano
migrano l’acque d’un ceruleo fiume;
ingigantisce agli occhi suoi, nel lume
pulverulento, il salice e l’ontano;
svaria su l’erbe un gregge a mano a mano,
e par la mandra dell’antico nume:
ampie ali aprono imagini grifagne
nell’aria; vanno tacite chimere,
simili a nubi, per il ciel profondo;
il sole immenso, dietro le montagne
cala, altissime: crescono già, nere,
l’ombre più grandi d’un più grande mondo.

Parafrasi del testo


Il ruscello sottile, mediante delle nebbie diffuse,
guarda il bove, con i suoi occhi grandi: nella pianura
che si espande, le acque di un fiume azzurro tendono ad
andare verso un mare che si trova più lontano;
I suoi occhi tendono ad ingigantire, nella luce che è attraversata dal pulviscolo,
il salice e l'ontano;
sull'erba passa in maniera lenta un gregge,
e pare (sembra) la mandria dell'antico dio Pan:
le grandi ali degli uccelli trasmettono al bove delle immagini di grifoni nel cielo;
tacite chimere, che assomigliano a nuvole, si muovono nel cielo che diviene sempre più scuro;
l'immenso sole cala dietro le elevatissime montagne:
già iniziano a crescere le ombre nere,
che sono nere e scure di un mondo grande che già le ospita.
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