Concetti Chiave
- La poesia "Alla stazione in una mattina d'autunno" di Carducci si svolge in una stazione ferroviaria, un ambiente simbolico della modernità, che riflette la malinconia del poeta.
- L'ode alcaica utilizza una metrica composta da strofe di quattro versi, con una struttura che alterna doppi quinari, novenario e decasillabo.
- Il treno, inizialmente simbolo di progresso, è rappresentato come una figura animalesca e mostruosa, accentuando il sentimento di lutto e distacco.
- La struttura della poesia contrappone la malinconica scena autunnale alla bellezza luminosa della donna amata, evocando un tempo felice.
- Questa poesia decadente esplora il tema del tedio esistenziale e lo smarrimento interiore, con un richiamo simbolico alla modernità e al simbolismo di fine Ottocento.
Alla stazione in una mattina d'autunno
L’occasione dell’ode (composta tra il 1875 e il 1876) è la partenza da Bologna, in una triste mattina autunnale, di Carolina Cristofori Piva, amata dal poeta e cantata con il nome di Lidia. Al clima malinconico si contrappone il ricordo dei gioiosi momenti dell’estate, in cui rifulgeva la bellezza della donna. Significativa è l’ambientazione del componimento, inusuale per la poesia, cioè una stazione ferroviaria, e la mitizzazione (in questo caso negativa) del treno a vapore che porta Lidia lontano dall’amato.
La metrica
Ode alcaica in strofe di quattro versi ciascuna, rese da due doppi quinari, un novenario e un decasillabo
Lo scenario della stazione e l’immagine del treno
L’ode carducciana rappresenta nella poesia italiana di fine Ottocento un esempio assai originale: non era ancora usuale rappresentare sentimenti personali in uno scenario come una stazione ferroviaria. La stazione è uno degli ambienti-simbolo della modernità, ma nell’ode di Carducci il riferimento alla stazione non è finalizzato ad alcuna trionfalistica esaltazione del progresso dei tempi moderni: al contrario, associandosi all’evocazione di una triste piovosa mattina autunnale, la stazione, con i suoi carri foschi è simbolo negativo, ambiente quasi luttuoso in cui si rispecchia la cupa condizione interiore del poeta. Immagine negativa (ricorrente anche in altri poeti) è innanzitutto quella della folla anonima dei viaggiatori che si affrettano ai treni, ognuno col proprio fardello di speranze deluse e di pene che rimangono sconosciute agli altri.Connotati negativamente sono anche le figure stesse del mondo della stazione e i gesti, di per sé banali, che fanno parte della routine ferroviaria: gli addetti al controllo dei freni sono quasi sinistre presenze funebri, il suono delle ruote colpite dalle mazze produce «un lugubre rintocco lungo». In primo piano è l’immagine del treno: mentre anni prima, nell’Inno a Satana, Carducci aveva esaltato il treno come simbolo del progresso umano, qui il treno è trasfigurato in una figura animalesca e mostruosa con infernali occhi di fiamma, che «sbuffa crolla, ansa » lanciando nell’aria il suo terribile fischio.
La struttura
Centro dell’ode è la rappresentazione della stazione e la descrizione della partenza del treno che conduce la donna amata lontano dal poeta (vv. 5-36). La prima strofa (vv. 1-4) e le ultime tre (vv. 49-60) focalizzano rispettivamente l’avvicinamento alla stazione e l’allontanamento da essa del poeta dopo l’addio struggente alla donna, ma soprattutto inquadrano la scena centrale in un clima di desolata tristezza. La malinconia della buia mattina autunnale è il paesaggio elettivo per l’anima del poeta: essa appare preda, non solo e non tanto del dolore prodotto dal distacco, ma di un profondo senso di tedio esistenziale (vv. 53-60). Al buio che domina la maggior parte della composizione si contrappone con forza l’evocazione della bellezza luminosa della donna, associata al tempo felice dell’estate (vv. 37-48).
Una poesia decadente
Alla stazione. In una mattina d’autunno è una delle poesie più moderne di Carducci, per la quale si è parlato di vicinanza al gusto e alle tematiche decadenti e al simbolismo di tardo Ottocento. Domina il testo una condizione spirituale che, come detto, non si può ascrivere semplicemente al dolore per la partenza di Lidia, ma appare piuttosto lo smarrimento esistenziale (il poeta è «chi ’l senso smarrì dell’essere») il “tedio” tipico della modernità. Una condizione interiore simbolicamente trasposta nell’angoscioso paesaggio autunnale e negli elementi che appaiono via via allo sguardo dell’io lirico. Il tema del tedio che percorre la poesia potrebbe richiamare lo spleen baudelairiano, ma baudelairiano potrebbe essere anche il tema della folla anonima: Carducci possedeva tutta l’opera di Baudelaire anche se non si può assolutamente parlare di qualche influenza diretta. È comunque indubbio che – sia per le spiccate componenti simboliche, sia per la modernità della condizione psicologica dell’io lirico – questa lirica rappresenti un volto inusuale della poesia carducciana.
Annotazioni
1 Oh... accidïosi: oh, come si susseguono pigramente quei lampioni (fanali). Carducci attribuisce al paesaggio (in particolare qui ai lampioni del viale che conduce alla stazione) connotazioni che in realtà si riferiscono al suo stato d’animo: l’accidia è qui corrispettivo dello spleen baudelairiano. 2 sbadigliando la luce: riversando la luce (la scelta, già ardita e molto moderna, del verbo sbadigliare, è accentuata dal fatto che è reso transitivo). 3 la vaporiera: il treno a vapore. 4 n’è intorno: ci circonda. 5 Dove... gente: dove e a che cosa si dirige questa gente, stretta nei propri mantelli (ravvolta) e silenziosa, che si affretta verso le scure carrozze ferroviarie. 6 speme: speranza. 8 Lidia: la donna amata dal poeta, in partenza dalla stazione di Bologna. 9 la tessera... e i ricordi: il poeta crea una suggestiva associazione: Lidia consegna il biglietto (la tessera) al controllore che lo perfora, e allo stesso modo consegna, partendo, al passato momenti della giovinezza, gioie e ricordi. 10 i vigili: gli addetti al controllo dei freni, rappresentati come presenze funebri. 11 tentati: colpiti (dalle mazze di ferro dei frenatori); è un latinismo. 12 tedio: qui vale “angoscia profonda”; al v. 60 “stanchezza dolorosa”. 13 l’ultimo appello: l’ultimo invito a salire sul treno prima della partenza. 14 su’ vetri: sono quelli della tettoia della stazione, oppure dei finestrini dei vagoni. 15 il mostro: il treno viene trasformato in una orribile creatura, dagli occhi fiammeggianti, cui di seguito sono attribuiti fiammei occhi, ale e comportamenti, come lo sbuffare, lo scuotersi, l’ansimare. 16 empio: spietato (perché rapisce al poeta la donna amata). 17 con traino orribile: si allude alla serie dei vagoni; per orribile, cfr. nota a empio. 18 stellanti: luminosi come stelle. 19 floridi: folti. 20 inchinata: chinata. 21 Fremea... mi arrisero: quando mi sorrisero (gli occhi e il bel volto di Lidia) palpitava (fremea) la vita nell’aria tiepida. 22 si piacea: si compiaceva.Domande da interrogazione
- Qual è l'ambientazione principale della poesia "Alla stazione in una mattina d'autunno" di Carducci?
- Qual è il tema centrale della poesia e come si collega alla condizione interiore del poeta?
L'ambientazione principale è una stazione ferroviaria, un simbolo della modernità, che nella poesia assume un significato negativo, riflettendo la malinconia e il tedio esistenziale del poeta.
Il tema centrale è il tedio esistenziale e la malinconia, che si riflettono nel paesaggio autunnale e nella partenza della donna amata, rappresentando lo smarrimento dell'io lirico.