Concetti Chiave

  • La contemplazione delle rovine delle Terme di Caracalla permette a Carducci di criticarne la meschinità del presente e di evocare il glorioso passato di Roma.
  • La poesia è divisa in due parti: la descrizione delle rovine e l'invocazione alla dea Febbre per proteggere il luogo dai contemporanei.
  • Carducci usa la figura di una turista inglese e di un contadino per evidenziare l'indifferenza moderna verso la grandezza storica di Roma.
  • La simbologia del sole e del calore rappresenta la vita e la positività, in contrasto con il buio e il freddo della rovina.
  • Il classicismo carducciano si manifesta attraverso scelte formali come il ritmo della strofe saffica e l'uso di immagini e riferimenti culturali classici.

Dinanzi alle Terme di Caracalla, Odi barbare, IV

La contemplazione delle rovine offre al poeta l’occasione per deprecare la meschinità del presente, indifferente verso un passato glorioso (Carducci nell’aprile del 1877 si era recato per la prima volta a Roma). La seconda parte della poesia è occupata da un’invocazione alla febbre malarica (che era una divinità per le popolazioni preromane) affinché tenga lontani da questa sacra zona gli insensibili uomini del tempo di Carducci.

Il mito di Roma e la critica del presente

La poesia è divisa in due parti: alla prima (vv. 1-19) corrisponde la descrizione delle grandiose rovine delle terme romane; la seconda (vv. 19-40) è occupata dall’invocazione alla dea Febbre. Il quadro paesaggistico iniziale delinea con precisione l’ambiente che circoscrive le terme di Caracalla, ma al contempo evoca un’atmosfera triste, per certi aspetti lugubre: le nubi che corrono veloci sono fosche, il vento è umido, il piano tristo, stormi di neri corvi svolazzano sulle maestose rovine. In questo clima ben si inseriscono le due figure umane che Carducci evoca (una ricca, anziana turista inglese e un povero contadino proveniente dalla campagna laziale): pur nella loro abissale diversità, le due figure sono impiegate da Carducci con la stessa funzione: sia la dama inglese sia il ciociaro sono infatti entrambi estranei allo spettacolo grandioso che si staglia davanti ai loro occhi: la turista cerca notizie curiose sulla sua guida, il contadino «passa e non guarda». È il poeta, invece, a cogliere il messaggio silenzioso delle rovine e a farsi interprete della «dea Roma»: essa dorme un sonno secolare (ma forse un giorno la grandezza di Roma potrà risorgere), un sonno che non deve essere turbato e oltraggiato dai contemporanei, indegni di quel passato glorioso. Da qui l’invocazione alla Febbre: se un tempo le madri romane pregavano la dea di allontanarsi dai loro figli, ora invece il poeta chiede alla dea di tenere lontani da questa zona sacra gli «uomini novelli» e «lor picciole cose». L’evocazione della Roma quadrata, la città ancora piccola fondata da Romolo, è in stretta relazione con l’invocazione alla Febbre: nella poesia carducciana è infatti assai spesso presente il confronto polemico tra passato e presente. Al presente gretto e meschino, in cui dominano bassi interessi economici, Carducci contrappone l’immagine positiva (non a caso si tratta della parte più poetica) della città antica, in alto sul colle, illuminata dagli ultimi raggi del sole e contemplata dalla figura del romano che torna dalla guerra e rivolge un canto solenne alla sua città.

La simbologia della luce e del sole

Si è detto che la visione carducciana della vita non si ispira allo spiritualismo cristiano ma è sostanzialmente pagana, legata alla dimensione terrena, “fisica”. Per Carducci la vita è energia, forza, calore e colore; al contrario la morte (anche in senso metaforico, di rovina) è freddo, buio, perdita del calore e del colore. A prescindere dalle tematiche trattate, siano esse etico-politiche o private ed esistenziali, in Carducci ricorre sempre, associata a condizioni o eventi o situazioni di positività, la simbologia del sole/calore/colore: lo si è visto nell’evocazione della Roma «quadrata / dal sole arrisa», lo si ritrova ad esempio nel celebre Comune rustico, in cui il poeta immagina il costituirsi di un piccolo comune di montagna: «Un fremito d’orgoglio empieva i petti, / ergea le bionde teste; e de gli eletti / in su le fronti il sol grande feria» e, nella conclusione: «E le rosse giovenche di su ’l prato / vedean passare il piccolo senato, / brillando su gli abeti il mezzodì». La simbologia ricorre anche in Presso una Certosa e, in modo quasi esemplare, in Pianto antico .

Il classicismo carducciano

Dinanzi alle terme di Caracalla è un testo assai significativo per esemplificare i caratteri del classicismo carducciano che ha un carattere “attuale”, si confronta cioè sempre con il presente: la rievocazione nostalgica di un grande passato, in questo caso il mito della grandezza di Roma, si associa sempre a una critica del presente, o comunque a un possibile impiego nel presente, come stimolo e proposta attiva, del mito stesso. Ma il classicismo è anche, e soprattutto, nelle scelte formali che Carducci compie negli stessi anni della scapigliatura, e che sono evidenti anche in questo testo, a cominciare dalla scelta metrica, che ripropone il ritmo della strofe saffica greca e latina (una scelta che caratterizza l’intera raccolta delle Odi barbare). Carducci utilizza immagini classiche e riferimenti culturali dotti (la dea Febbre, la dea Roma, il volo dei corvi interpretato dagli auguri, il saturnio carme), costrutti e termini spesso latineggianti («te deprecanti», «il reduce quirite»).

Domande da interrogazione

  1. Qual è il tema principale della poesia "Dinanzi alle Terme di Caracalla" di Carducci?
  2. La poesia esplora la critica del presente meschino e indifferente verso il glorioso passato di Roma, utilizzando le rovine delle Terme di Caracalla come simbolo di grandezza perduta.

  3. Come viene rappresentata la simbologia della luce e del sole nella poesia di Carducci?
  4. Carducci utilizza la simbologia del sole e del calore per rappresentare la vita e la positività, contrapposta al freddo e al buio della morte e della rovina, come visto nell'evocazione della Roma antica illuminata dal sole.

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