yya di yya
Ominide 863 punti

Qui giacciono i miei cani

Questa poesia, datata 1935, è forse l’ultima scritta da D’annunzio. Si tratta di un testo funereo, cupo, in cui il poeta rinnega con parole feroci il privilegio poetico precedentemente affermato con tanta fiducia (stirpi canore), e lo fa creando un parallelismo cani-uomo: come i cani passano la loro vita a rosicchiare ossi, così l’uomo passa il suo tempo a inseguire il nulla.
L’incipit “Qui giacciono i miei cani” è una sorta di epitaffio funebre per i cani morti, ed è un epitaffio anche per il panismo simbolistico.
Il poeta immagina che il gesto stupido e ripetitivo di rodere ossi, compiuto dai cani in vita, venga ora continuato con eterna ossessione nella morte. È un gesto che si rivela perciò una specie di presagio, nella vita, della condizione mortuaria, e una testimonianza della sua inesattezza all’infuori del tendere inesorabile verso la fine e il nulla.

Al gesto bestiale dei cani di rosicchiare gli ossi corrisponde quello dell’uomo in culla di succhiarsi il dito. Questa corrispondenza annuncia che anche per l’uomo è prevista una fine analoga a quella dei cani: di fronte alla morte e al nulla che la segue, l’uomo è esattamente uguale al cane. È così rigettata qualsiasi ipotesi di privilegio per l’uomo nell’universo. Ed è perciò rifiutato anche il privilegio più caro a D’annunzio: quello della poesia.
Il testo è diviso in tre parti che corrispondono a tre momenti:

I parte: D’annunzio rappresenta i suoi cani in un buio senza fine (morte) a rodere ossi; non è vero che i cani sono fedeli al padrone che si definisce uom da nulla, ma solo all’ozio.
Definendosi uomo da nulla il poeta pone fine alla propria esistenza, probabilmente dopo aver fatto il bilancio della propria vita.

II parte: il poeta dice che con quegli ossi potrebbe fare uno strumento con cui cantare, la fistola di Pan, dando così l’immagine di una poesia inutile, che ha perso il suo ruolo privilegiato e non serve più a conoscere la natura. In questi versi si ha anche il rovesciamento della dichiarazione di poetica espressa in precedenza: se Pan è il tutto e/ se la morte è il tutto, Pan rappresenta la poesia e, se questa è tutto, e tutto è la morte, allora la poesia è morte.

III parte: si crea l’analogia uomo-cane; quando l’uomo morirà diventerà come il cane: ogni uomo seppellito è il cane nel suo nulla.

I motivi principali della poesia, dunque, sono:
• parallelismo cani-uomo;
• fine del privilegio poetico;
• ferocia della rappresentazione.
Il tema centrale è la morte, per D’annunzio consiste in un buio senza fine, il destino dell’uomo è il nulla, la ripetizione di gesti senza senso; fin dalla nascita l’uomo è destinato alla morte.

Hai bisogno di aiuto in Gabriele D'Annunzio?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email