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Gabriele D'Annunzio

Grande esponente del Decadentismo italiano, D’Annunzio appare una figura emblematica degli anni a cavallo tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento perché incarna la crisi delle certezze del Positivismo e il rifiuto della massificazione della società borghese. L’ideologia dannunziana nel corso del tempo assume connotazioni diverse, approdando dall'Estetismo del periodo romano al Superomismo degli anni Novanta. Le sue opere sono caratterizzate da una grande varietà di generi, forme e stili: l’autore spazia dalla lirica al romanzo, dalla novella a scritti di tipo diaristico e memoriale fino a un’ampia produzione teatrale anticipando tendenze e gusti della letteratura successiva.

Nasce a Pescara il 12 marzo 1863 in una famiglia appartenente alla media borghesia che gli consente di studiare nel prestigioso collegio Cicognini di Prato. Qui,nonostante un comportamento spesso indisciplinato e scapestrato, mostra tutto il suo ingegno precoce e brillante: ha infatti solo sedici anni quando compone la prima raccolta di poesie, Primo vere ,che pubblicata a spese del padre, ottiene significativi riconoscimenti da alcuni intellettuali contemporanei. Nel 1881 si trasferisce a Roma dove collabora con varie riviste e conduce un’esistenza raffinata e avventurosa, tra duelli ed esperienze amorose. Nel 1883 si sposa ed ha tre figli ma il matrimonio termina nel 1890 a causa dei suoi continui tradimenti. Il suo stile di vita, eccentrico e lussuoso, lo spinge in più occasioni a dover fuggire ai suoi creditori. Le sue numerose storie sentimentali (fondamentale quella appassionata e tormentata con l’attrice Eleonora Duse) contribuiscono a creare un ‘alone di fascino e di scandalo intorno alla sua figura. Giunge al successo nel 1881 con la pubblicazione della raccolta poetica Canto novo e le novelle di Terra vergine . Nel 1897 D’Annunzio tenta la carriera politica e viene eletto tra le fila della Destra come deputato del collegio di Ortona . Dopo aver trascorso cinque anni in Francia perché assillato dai creditori torna in Italia schierandosi a favore dell’intervento nel conflitto (prima guerra mondiale) e immediatamente dopo l’entrata in guerra si arruola nel corpo dei Lancieri di Novara, pur non essendo più giovane (aveva superato i cinquant’anni)riportando, in seguito ad un’incursione aerea , una gravissima ferita all’occhio destro. Riprende poi le imprese belliche e si rende protagonista di azioni eclatanti : l’incursione marina nella baia di Buccari, il volo su Vienna con il lancio di volantini tricolori sulla città e l’impresa di Fiume (convinto che l’Italia non avesse avuto ciò che le spettava, al termine della guerra occupò, insieme a dei volontari, la città di Fiume instaurandovi una propria amministrazione dal 1918 al 1920, anno in cui venne cacciato dalle truppe governative venne cacciato dalle truppe governative . Si ritirò allora nel suo “Vittoriale degli italiani che , quando morì, lasciò in eredità allo Stato.

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