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La sera fiesolana


Scritta nel giugno 1899 a pubblicata nel novembre dello stesso anno, la sera fiesolana è uno dei più celebri componimenti del D’annunzio, parte del terzo libro delle Laudi del 1904.
La poesia, costituita da tre strofe intervallate da riprese che, variando di poco gli uni dagli altri, creano ritmo, conferendo al componimento la musicalità tipica delle canzoni.
Autonome le une dalle altre ed evocazioni di immagini diverse, ciascuna strofa è caratterizzata dal contrasto tra vitalismo e desiderio di annientamento che, intrecciandosi insieme, esemplificano l’idea di vita gioiosa, bellezza e fine di qualcosa: se nella prima strofa infatti, la protagonista Luna si accinge ad emergere nel buio della sera, rischiarando il cielo con la sua luce ovattata; nella seconda parte il rapido rovescio primaverile, che testimonia la fine della stagione per lasciar posto all’estate ed il fieno che, tagliato dalla falce, sta già iniziando ad ingiallire, danno l’idea di essere in prossimità di un inevitabile morte, quella della sera. Quindi il componimento termina con la voce del fiume scrosciante e con l’immagine delle colline che, incurvate come labbra chiuse dal divieto di parlare, aspettano la fine della sera che, morendo nella notte, freme nell’attesa della comparsa delle stelle.
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