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La Prosa Notturna

In questi due passi del componimento D’Annunzio è a Venezia.

Primo passo
Il poeta avverte tutti i rumori esterni senza vedere nulla e li registra. Questi rumori si mescolano con le sue fantasie e i suoi ricordi che lui riporta alogicamente (in modo disordinato), secondo l’esempio del “flusso di coscienza” novecentesco.
Tutto ciò che D'Annunzio sente lo registra. Lui non può vedere, per cui la sensazione fondamentale è quella uditiva che si mescola con impressioni interiori: “afa di marzo”, “La primavera entra in me come un nuovo tossico”, all’improvviso cambia argomento: “ho le reni dolenti”, poi ascolta, riportando tutto ciò che sente e abbondano:
• termini fonosimbolici: “sciacquio…colpi sordi…grida rauche…scrosci chiocci…risse stridenti…chioccolio sciocco”;

• Frasi senza verbo: “battito di un motore marino”, “chioccolio sciocco del merlo”, “ronzio lugubre”;
• Manca una logica ordinatrice: tutto è registrato come viene avvertito dal poeta;
• Uso di scelte stilistiche moderne: fonosimbolismo che vuole registrare le sensazioni.
Queste scelte stilistiche vengono definite “moderne”, perché anticipano il romanzo moderno per l’uso di:
• frasi brevi;
• Mancanza del verbo;
• Linguaggio fonosimbolico.

Secondo passo
Il poeta enuncia le allucinazioni causate dai dolori atroci.
 Una delle caratteristiche del romanzo del 1900 sarà prestare attenzione e registrare le sensazioni presenti all’interno dello scrittore e nello stesso istante, non nel prolungarsi del tempo.

D’Annunzio vede nel fondo dell’occhio una figura che sembra un fiore “il giacinto violetto”, poi avverte un dolore fortissimo che causa un “grido folle”, sente il liquido colare dalla compressa di garza sull’occhio, vede ancora nero in fondo all’occhio, in seguito rispunta il dolore e infine dichiara di non avere più l’immagine del fiore nell’occhio.
Il poeta descrive le immagini di un delirio onirico, figure create nel fondo dell’occhio dalla malattia.
Queste figure si alternano liberamente, caoticamente, sono le fantasie, le allucinazioni e i ricordi che rappresentano il “flusso di coscienza”.


Lo stile
Lo stile non è retorico, ma sintetico e lapidario. Non si trova la prosa aulica, sontuosa, composta da periodi ampi e complessi tipici di D’Annunzio, ma sono presenti periodi molto brevi, rapidi e incalzanti.

In questo testo si ha un D'Annunzio nuovo, anche se queste “novità” potrebbero non essere del tutto nuove, poiché non si riesce a capire fino a che punto il poeta abbia operato per la sua intimità oppure quanto ha assorbito da esperienze antecedenti a lui. Infatti, una prosa simile era stata utilizzata dai vociani e dai futuristi.

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