Ominide 257 punti

La pioggia nel pineto

Tratta dalla raccolta Alcyone ,è il manifesto del Panismo d’annunziano.La data di produzione è collocabile tra l’estate del 1902 e l’estate del 1903,più verosimilmente è stata composta nel 1902.
Il componimento tratta in maniera compiuta e assoluta il tema della metamorfosi panica,dallo stato umano i protagonisti del racconto ,il poeta stessi e Una donne ,Ermione(nome mitologico che si pensa possa essere rappresentata da Eleonora Duse) allo stato vegetale.Il luogo di ambientazione è una pineta della Versilia,Toscana.Un improvviso temporale estivo di abbatte sulla vegetazione di una pineta,provocando un’armonia di suoni ,di voci e di versi animali come quelli della cicala e dalle rana,il tutto confluente in un’unica orchestra.I protagonisti man mano si isolano dal mondo esterno e si immergono nella percezione e nella trasformazione di elementi naturali.Oltre alla metamorfosi panica si realizza un’ulteriore a livello formale ;le parole si trasformano in puri suoni,il testo poetico si trasforma in un componimento fatto di immagini ,colori e ritmi ,secondo l’adesione più convinta al simbolismo decadente.La poesia è composta da 4 strofe ognuna delle quali conta 32 versi ,ogni verso è di varia lunghezza (dal settenario al novenario).Ogni strofa termina con l’anafora del nome Ermione.Sono presenti rime interne e assonanze in maniera irregolare.In questa poesia sono coinvolti tutti i sensi dell’uomo.

Il silenzio è necessario all’ascolto della pioggia.Il silenzio è necessario affinché si possa attuare la metamorfosi panica a cui si accingono i protagonisti.Devono tacere,non occorre pronunciare parole umane per ascoltare parole nuove.Si annunciano luoghi e significati nuovi in cui l’uomo è la natura a si fondano gli uni negli altri,assumono la stessa condizione e parlano la stessa lingua ,ascoltano gli stessi suoni e provano le stesse sensazioni.Piove sugli arbusti che sanno di sale e sono arsi.Piove sui pini a a scaglie e dagli aghi pungenti,sui mirti divini .Sulle ginestre splendenti dei fiori raccolti in grappoli ,sui ginepri folti raccolti in bacche profumate .
Piove sui nostri volti.Sui freschi pensieri che l’anima schiude novella.
O Ermione :vocatio,nome di una città greca ma anche della figlia di Menelao e Elena .

2 strofa:Odi?Senti questi canti? La pioggia cade sulla vegetazione solitaria con un crepitare che dura.(anafora continua e sottile)che varia nell’aria secondo che cada su fronde più piene o più rade.Pianto(metafora pioggia)
E il pino ha un suono mentre il ginepro ne ha un altro,strumenti diversi suonati da innumerevoli dita.L’estasi panica è completa.

Inmersi nel pineto e nello spirito del bosco,partecipi della sua vita vivente e il tuo volto ebro e molle(bagnato dalla pioggia)come una foglia,e i tuoi capelli (chioma)profuma come le ginestre ,o creatura terrestre.Come le chiare ginestre,O creatura terrestre che ti chiami Ermione.

3 strofa:Percezione uditiva.Rappresentazione fonica della cicala.
Ascolta(anafora),verso costituito soltanto dal verbo,imperativo più importante.Il verso della cicala è accordo,fa parte del l’orchestra precedente,suono armonioso.Diventa meno forte sotto la pioggia che aumenta ma si mescola con un altro più roco che sale,che proviene dalla lontana ombra dello stagno.Si affievolisce ,si spegne ,solo una nota si ode ,si spegne ,rinasce ,trema.Non si ascolta nessuna voce (voce del mare).Ora si ode scrosciare la pioggia d’argento,pioggia che purifica ,varia,muta a seconda che cada sulle fronde più o meno folte.La cicala (figlia dell’aria )è muta ,ma la figlia dell’imo (rana) è lontana e piove sulle tue ciglia ,O Ermione.


4 strofa:Riprende il verso conclusivo della 3 strofa,immagine della compiuta estasi panica.
Ermione è diventata una figura generata dalla terra .Non più bianca per la pelle ma quasi diventata verde.L’estasi panica provoca piacere.Come se tu sia nata da un albero.Il nostro corpo ,la nostra vita è diventata fresca,rigenerata e il cuore nel petto è come una pesca intatta.Tra le palpebre gli occhi sono come sorgenti d’acqua azzurra e i denti sono come mandorle acerbe.(Analogia tra parti umane e naturali).Noi siamo completamente immedesimati nella natura,in una dissoluzione totale dell’identità umana alla ricerca di una nuova .
E andiamo di bosco in bosco ,ora uniti,ora separati e gli arbusti vigorosi e duri ci allacciano le caviglie,ci impigliano le ginocchia chissà dove .Si muovono verso l’ignoto.Riprende la prima strofa.

Hai bisogno di aiuto in Gabriele D'Annunzio?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Metti mi piace per copiare
Sono già fan
oppure registrati
Consigliato per te
Maturità 2018: come si fa il saggio breve? La guida completa