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I pastori - d'Annunzio

Mentre “La pioggia nel pineto” parla di un periodo di fine estate, la poesia “I pastori” è scritta verso settembre. La fine dell’estate è di per sé un momento triste, in quanto finisce la stagione delle vacanze e del divertimento. D’Annunzio scrive “I pastori”, poesia dedicata alla transumanza. Alla fine dell’estate i pastori dell’Abruzzo andavano in Puglia (regione più calda) per far mangiare alle bestie un’erba migliore, che faceva produrre latte e formaggio migliori. Si tornava in Abruzzo in primavera. Associa questa transumanza al fatto di stare lontano dalla sua terra, l’Abruzzo. In quel periodo i pastori stanno preparando le poche cose che si portano dietro e stanno liberando gli stazzi (dove vengono tenute le pecore). L’ultimo verso è malinconico, in quanto esprime la sua volontà di tornare in Abruzzo.
Si parla di “Abruzzi” perché all’epoca c’era anche il Molise in quell’area. L’Adriatico selvaggio è la Puglia. La verga è il bastone che i pastori usano per attraversare la strada della transumanza. Arrivati in Puglia il sole è talmente forte che il manto delle pecore diventa oro come la sabbia.
Questa lirica fa parte dell'"Alcyone", libro contenuto nella raccolta di liriche "Laudi del cielo, del mare, della terra e degli eroi", che d'Annunzio scrive durante il suo superomismo.
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