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Bontà e Superomismo - Gabriele d'Annunzio


La crisi dell’estetismo porta d’Annunzio a cercare un altro modo per poter emergere dalla massa, essere osannato. Mentre è alla ricerca di ciò e nel contempo c’è anche la crisi della sua vena di esteta, si approccia al romanzo russo. Abbiamo ora la fase della bontà. Seguendone il modo di scrivere, si avvicina ai romanzi russi e ai loro autori – come Tolstoj e Dostoevskij – scrivendone anche lui di simili, come “Giovanni Episcopo” (1892) e “L’innocente” (1892). Le trame sono molto sentimentali, struggenti, com’erano i romanzi russi; la trama dell’innocente parla di una coppia di coniugi, in cui la donna è incinta di un altro. Quest’amore è però malato e morboso, non normale. Il marito continua questo rapporto consapevolmente, ma questo peso del tradimento è sempre presente. Quando nasce il bambino, nella notte di natale, il marito lo lascia fuori al freddo e il piccolo muore. La moglie è cosciente di ciò che sta facendo il marito, ma non interviene; il sacrificio del bambino - che l’uomo confesserà solo anni dopo - è come se salvasse questo matrimonio, l’amore fra i due.
Questo periodo è di passaggio per abbracciare un qualcosa di più forte, che trova leggendo Nietzsche, da cui nasce la figura del superuomo. Il superuomo di d’Annunzio è completamente diverso dell’uomo descritto dal filosofo, il quale è al di sopra di tutto il ben pensare borghese e della moralità; quello di d’Annunzio è immorale.
Questa figura è un individuo dalle capacità particolari, che si butta a capofitto nelle imprese più assurde; questo individuo si colloca mentalmente nella destra più estrema; il superuomo disprezza la massa, ma non fa niente per coprire questo disprezzo; è al di sopra di tutto e di tutti e lo dimostra nelle sue imprese eccezionali. Un’opera di questo periodo è ad esempio “Le vergini delle rocce” (1895), considerata il manifesto politico del superuomo. Claudio Cantelmo è il protagonista del romanzo; egli parla di massa come “plebe”, un termine molto dispregiativo. Questo romanzo è l’approdo al superomismo; ci troviamo nel 1895, anche se un primo approccio a questo movimento c’è stato con un romanzo precedente, chiamato “Il trionfo della morte” (1894). Con questi romanzi della fase superomistica, i protagonisti (Claudio Cantelmo e Giorgio Aurispa) vogliono superare i protagonisti dei romanzi precedenti, che sono degli inetti; è un voler rivalutare l’uomo in quest’altra fase: i superuomini vogliono riscattare gli inetti dei romanzi precedenti. In realtà anche questi superuomini sono alla fine degli inetti, perché sono sconfitti dalle figure femminili di questo romanzo; queste erano come delle donne fatali che portavano gli uomini alla fine, con un amore malato (ricorda “Fosca”). In questa fase viene scritto anche il romanzo “Il fuoco” (1900), in cui i protagonisti sono gli alter ego di d’Annunzio ed Eleonora Duse, in cui l’autore racconta gli amplessi tra i due protagonisti, che non sono altro che quelli che c’erano tra lui e la Duse. C’è uno studio a livello psicologico dei personaggi. L’esteta tuttavia non abbandona tutte le sue tendenze passando al superuomo: la ricerca del bello e del sovrastare la massa c’è sempre; la differenza è che ad esempio Zeno Cosini è un inetto e non si mette in gioco, come Andrea Sperelli, che è innamorato di una donna e vuole costruire una vita con lei, ma che tuttavia non si butta a capofitto nei suoi obiettivi. Zeno non combatte per l’amore della donna che ama, nel momento in cui capisce di non poter riuscire nel suo intento. Il superuomo si butta invece a capofitto nelle situazioni, mettendosi in gioco.
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