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Gabriele D'Annunzio, oltre ad essere stato uno scrittore simbolo del Decadentismo, è stato anche un'importante figura della Prima Guerra Mondiale. Egli fu un deputato della Desta Storica e quando scoppiò la Grande Guerra in Europa, D'Annunzio si schierò a favore dell'intervento rifacendosi ai suoi discorsi risorgimentali. Uno di questi discorsi spinse gli interventisti a favorire l'entrata in guerra dell'Italia. Quando l'Italia dichiarò guerra all'Austria, sebbene D'Annuzio aveva 52 anni, si arruolò come volontario nei Lancieri di Novara. Si stabilì in un primo momento nel Friuli dove prese parte alla Decima Battaglia dell'Isonzo. Egli è ricordato per la sua ammirazione nelle novità tecnologiche tanto da diventare un eccellente aviatore. Condusse numerose azioni sul cielo del fronte italo-austriaco e organizzò un'azione propagandistica nell'Agosto del 1918. Aiutato dall'87° Squadriglia, sorvolò Vienna e lanciò 350 mila volantini che celebravano l'Italia ed invitavano i nemici alla resa. Dopo la guerra fu il promotore dell'occupazione di Fiume. Egli con una gruppo di volontari occupò Fiume e vi instaurò un "Comando dell'Esercito italiano". Fiume rimase occupata per circa un anno, fino a quando, Mussolini dopo aver trovato un accordo con gli Stati confinanti nella quale si stabiliva che Fiume divenne città libera, ordinò all'esercito di far sgomberare D'Annunzio e i suoi sostenitori. Dopo quest'impresa andata male, si auto-esilio nella Riviera e non prese più parte a nessun'azione politica e militare. Sebbene sia stata una figura molto complessa, oggi è ricordato in Italia come un protagonista del XX secolo.

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