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Gabriele D’Annunzio: I romanzi del giglio


Nei romanzi che compongono il ciclo del giglio sono evidenti l’impatto e l’influenza della filosofia di Nietzsche, fonte di ispirazione per la composizione dei testi.
Il giglio è il fiore simbolo della passione che si purifica, infatti secondo D’Annunzio l’oltreuomo non è più schiavo delle passioni, ma le utilizza per realizzare pienamente la volontà di potenza. Nietzsche non auspicava la creazione di un uomo superiore agli altri, a cui fosse tutto permesso, ma anelava alla formazione di una nuova società in cui l’uomo si distaccasse dalle categorizzazioni e dalle illusorie verità che costellano l’esistenza. D’annunzio interpreta la concezione dell’oltreuomo Nietzschiano, considerando l’essere umano un essere superiore (questa visione funge da precursore per le ideologie del fascismo e del nazismo ).

Le vergini delle rocce


D’Annunzio scrisse solamente il primo romanzo dei tre che avrebbero dovuto comporre la trilogia: Le vergini delle rocce, definita dal critico Salinari “manifesto politico del superuomo”.
Il protagonista dell’opera è Claudio Cantelmo, aristocratico imperialista che concepisce l’idea di unirsi in matrimonio con una delle tre principesse del regno di Sicilia, non perché mosso dall’amore, ma al solo scopo di procreare il futuro sovrano di Roma, a cui sarà concesso il comando. Date le condizioni, nessuna delle tre principesse accetta di sposarlo.
L’opera è di carattere politico proprio per lo scopo ideale che il protagonista si propone di raggiungere: egli non è mosso dai sentimenti, ma dai fini che mira a perseguire. Il concetto del superuomo Nietzschiano emerge nella figura del figlio che Claudio desidera: il re di Roma. Dunque, D’Annunzio riprende il concetto dell’oltre uomo Nietzschiano, privandolo però di ogni elemento filosofico.
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