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I limoni


Questa poesia presenta delle tematiche poetiche fondamentali nella poesia di Montale, come il rifiuto della poesia aulica e l’impossibilità di attingere ad un significato ulteriore rispetto alla pura apparenza delle cose (ovvero l’impossibilità di compiere un completo attraversamento del varco).
Nella poesia l’autore compie una netta distinzione tra i poeti che chiama “laureati”, ovvero gli accademici, i poeti illustri, quelli che hanno riconoscimenti ufficiali, e lui stesso, in quanto perseguono cose del tutto differenti: i poeti accademici si muovono soltanto tra le piante rare, chiamate con nomi poco usuali e cercano quella poesia che è altro dalla norma, mentre il poeta ama le umili piante come il cespuglio, la pianta dei limoni (così come Pascoli amava le umili tamerici), si compiace della quotidianità e ne fa poesia.
Ciò accade perché, secondo Montale, è dalla quotidianità che dobbiamo aspettarci il varco, non da una situazione straordinaria, che fa tacere per miracolo la guerra (“per miracolo tace la guerra”), cioè fa tacere in modo improvviso il conflitto di passioni che anima il genere umano.
Talvolta, per l’autore, quegli oggetti, quei silenzi in cui le cose si abbandonano, sembrano vicini a tradire il loro ultimo segreto, sono cioè uno sbaglio di natura, l’anello che non tiene, che finalmente può portare uno spiraglio di verità.
La poesia, però, rimane essenzialmente pessimistica, poiché in essa è presente il bisogno (così come era presente in Foscolo) di affidarsi a delle illusione che , però, razionalmente, sono destinate a rimanere solo e soltanto delle illusioni, in quanto non è possibile per l’uomo compiere il varco. L’illusione presto svanisce, perché è una capacità limitata quella che ha il poeta, che dura poco e lo riporta all’aridità costitutiva della realtà.
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