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Spesso il male di vivere ho incontrato

Il testo, nel quale Montale parla in prima persona, fa parte della raccolta Ossi di seppia.
Le due quartine costituiscono due blocchi opposti:
1. nella prima c’è la considerazione desolata secondo cui la vita è un male di vivere rappresentato dal ruscello che gorgoglia, da una foglia arsa dal sole, da un cavallo che stramazza al suolo. Montale usa tre correlativi oggettivi, ovvero tre parole comuni che diventano simboli di qualcos’altro:
• il rivo è simbolo del male di vivere che colpisce il mondo inanimato;
• La foglia è il simbolo del male di vivere che colpisce il mondo vegetale;
• Il cavallo è il simbolo del male di vivere che colpisce il mondo animale.
C’è un climax ascendente in cui non è presente l’uomo che è sottinteso (strozzato): l’uomo è nella personificazione del rivo, della foglia e del cavallo. Nel testo è presente poi un altro climax ascendente: si passa dalla difficoltà della vita (rivo), al punto di finire (foglia) e alla fine della vita (cavallo).

2. La seconda quartina ribalta la raffigurazione della seconda: il poeta afferma di non aver mai conosciuto il bene al di fuori di un momento miracoloso che schiude l’indifferenza divina. Come Leopardi, Montale è del parere che il bene consista nell’assenza del male.

TEMA DEL DISTACCO:
Nel distacco dalle angosce della vita l’uomo riesce ad avere un momento di minor male. L’indifferenza qui è rappresentata da tre immagini:
• la statua, immobile in un caldo pomeriggio;
• La nuvola;
• Il falco.

Queste tre immagini si contrappongono alle tre immagini della prima quartina. La statua corrisponde al ruscello, la nuvola corrisponde alla foglia (la nuvola porta la pioggia che potrebbe rianimare la foglia) e il falco al cavallo.

Il testo ha una struttura binaria che contrappone in modo semplice, ma radicale il “male” al “bene”.
Il male è rappresentato dalle tre immagini della prima quartina. Il bene invece è individuabile solo nella distanza, nell'imperturbabilità, nella chiaroveggenza, rappresentate dalle tre immagini della seconda quartina. Come si vede, il bene è di tale natura, da rafforzare la diagnosi pessimistica della prima quartina.
Si crea una contrapposizione basso-alto: la foglia che cade in basso è controbilanciata dalla nuvola che è in alto, il cavallo dal falco che si eleva. Questa contrapposizione è sottolineata dai verbi stramazzato e levato.

METRICA
La prima quartina ha rime incrociate (ABBA), la seconda presenta tre endecasillabi di rima CDD. Entrambe hanno una rima classica: la prevedibilità di quella che in musica si chiamerebbe una “cadenza” è accresciuta dall'identica presenza di un enjambement tra terzo e quarto verso di ciascuna quartina.
Il lessico è duro, aspro. È qualcosa di simile a ciò che in musica si chiamerebbe “cadenza evitata”. In questa soluzione è possibile cogliere un indizio del classicismo moderno dell’autore, che nell’atto stesso di rispettare una convenzione tradizionale (cioè classica), com'è la doppia quartina di endecasillabi a rima incrociata, ne viola poi al dunque la compiutezza.
Il messaggio è tipicamente leopardiano: secondo Montale esiste un destino di male per tutte le cose, un male comune. Per sopravvivere l’uomo ha “una maglia rotta nella rete, un anello che non tiene”, ovvero indifferenza, distacco.

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