Non recidere, forbice, quel volto - Eugenio Montale

Questa poesia fa parte della raccolta "Le cccasioni”, in cui la poetica dell’oggetto è estremizzata; non c’è più l’io lirico che guida alla lettura; l’oggetto è correlato alla sensazione senza alcun nesso causale.
È una poesia fatta di 2 strofe che è incentrata sul tempo che passa e sulla memoria che offusca: il tempo che cancella i ricordi. Qui il correlativo oggettivo è portato alle estreme conseguenze. Questa estremizzazione della poetica dell’oggetto è forse dovuta all’amicizia con Eliot, che si instaura proprio in questo momento.
La forbice sta ad indicare il tempo che passa; la prima strofa è una sorta di invocazione al tempo che passa, che salvi almeno il ricordo di Clizia (Irma Brandeis). La seconda strofa è il correlativo oggettivo del tempo. “Il colpo svetta” è un’accetta che taglia l’albero di acacia, a cui è attaccato un guscio di cicala, che cade nel fango nel momento in cui l’albero viene abbattuto. L’acacia rappresenta la vita; l’ascia è il tempo che la taglia; il guscio di cicala sono i ricordi, che finiscono nel fango, come i ricordi del poeta finiscono nella nebbia nella prima strofa. La belletta è la fanghiglia che si crea a novembre, con l’umidità della notte. Novembre è il mese dei morti, così l’acacia cade proprio in questo mese.
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