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Meriggiare pallido e assorto

Meriggiare pallido e assorto” è un componimento di Montale inserito nella raccolta “Ossi di seppia”.
Rispetto alla poesia “I limoni”, che è caratterizzata da versi liberi, in questa poesia Montale riprende l'uso delle quartine che chiude in una strofa di cinque versi; ogni strofa è caratterizzata dall’utilizzo alternato di novenari, decasillabi ed emdecasillabi.
Tutta la poesia si gioca su frasi nominali: i verbi all’infinito ( come “meriggiare” verso 1, “ascoltare” verso 3, “spiar” verso 6, “osservare” verso 9, “sentire” verso 14) hanno tutti funzione nominale, ovvero di soggetto.
Il verbo “meriggiare” vuol dire trascorrere il meriggio, ovvero il primo pomeriggio in modo stanco ed è un verbo centrale nella poesia; infatti, nel componimento viene descritto un paesaggio arido, simbolo di una condizione esistenziale ascrivibile alla desolazione, alla solitudine, al dolore, all’impossibilità del superamento del varco. La verità è inaccessibile per l’uomo, poiché oltre il muro non si può andare.

Cigola la carrucola nel pozzo”:

La carrucola che discende nel pozzo rappresenta la memoria, ovvero l’atto del ricordare che l’uomo compie nel “pozzo”. Per Montale l’uomo compie l’atto del recupero memoriale (la carrucola che discende nel pozzo) tra il mare dei ricordi del passato (“pozzo”). La carrucola, però, nel compiere questo atto cigola. La carrucola che cigola rappresenta l’impossibilità di recuperare un ricordo per via dell’azione del tempo che travolge e logora tutto; da ciò scaturisce una distanza incolmabile tra quel ricordo che il poeta cerca di estrapolare e il poeta stesso. Lo stesso tema è presente anche nel componimento “Non recidere, forbice, quel volto” e risale alla poetica di Leopardi (“che sia questo morire, questo supremo scolorar del sembiante”) e alla filosofia di Seneca (“cotidie morimur”): l’uomo vive perdendo continuamente pezzi di sé, perdendo cioè il passato. Da ciò scaturisce l’impossibilità che una cosa si prolunghi nel tempo; ogni cosa muore a poco a poco finché non viene totalmente spazzata via dall’avvento dell’ultima morte, che la elimina del tutto.
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