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Eugenio Montale: la poesia della negatività


A causa dell’accentuato pessimismo che la permea, la poetica di Montale è definita “poesia della negatività”, che è l’espressione di ciò che non siamo e di ciò che non vogliamo. L’autore crede infatti che la poesia possa svelare solamente gli aspetti negativi dell’esistenza umana e della realtà. Questa negatività trova due diverse espressioni: una esteriore, presente nella raccolta “Ossi di seppia”, ed una intima e personale, evidente nelle altre raccolte del poeta. Montale sostiene che l’unico elemento che consenta all’uomo di superare il male di vivere sia il mare, irraggiungibile simbolo della felicità.
Di fronte al male di vivere a cui è condannato, l’uomo può appellarsi all’unico bene: la divina indifferenza. Tale divinità non è riferita a un’entità religiosa, ma esclusivamente alla trascendenza. Il poeta afferma che l’uomo deve essere come la statua, marmorea e indifferente, la nuvola, irraggiungibile, e il falco, elevato e impossibile da catturare. Quest’indifferenza non è sempre concessa al poeta, il quale spesso percepisce la nostalgia di un mondo diverso, nell’ansia di scoprire uno sbaglio della natura, una maglia debole della rete che consenta di valicare il muro sormontato dai cocci aguzzi. Il poeta cerca dunque un modo per andare oltre l’apparenza, una maglia debole che possa consentirgli di giungere alla verità. La negatività di Montale, cioè la tendenza ad evidenziare gli aspetti negativi della vita, non è dunque statica ma dialettica, in quanto oscilla tra la constatazione del male di vivere e la vana speranza di poterlo superare.
La negatività si esprime nei caldi picchi e nei paesaggi scalcinati dei paesi liguri. Ogni oggetto e ogni paesaggio è visto da Montale nel suo aspetto fisico (in qualità di oggetto) e nel suo aspetto metafisico (come simbolo della condizione umana di dolore e di ansia).

Il correlativo oggettivo


Per esprimere idee e sensazioni, Montale adopera una tecnica specifica definita “correlativo oggettivo”. Essa consiste nel rappresentare sulla pagina una determinata sensazione o emozione attraverso alcuni oggetti concreti che dovrebbero suscitare nel lettore ciò che prova il poeta. Il funzionamento del correlativo oggettivo fu spiegato per la prima volta da Eliot nel saggio “il bosco sacro”, in cui l’autore parla di una situazione, una catena di eventi o una serie di oggetti che hanno la funzione di evocare un’emozione particolare. Montale recupera la funzione simbolica del correlativo oggettivo, adoperandolo principalmente nelle sue due prime raccolte: “Ossi di seppia” e “Le Occasioni, in cui l’inquietudine esistenziale del poeta si concretizza e si esprime attraverso i dati sensibili e materiali.
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