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Montale, Eugenio-"Cigola la carrucola del pozzo"

•Questa poesia viene scritta nel 1924.
Il tema è quello della scrittura poetica che sfida l’oblio e la morte, non in senso definitivo, ma della vita che noi viviamo.
Il punto di partenza è una situazione realistica: la carrucola di un pozzo porta in superficie un secchio contenente dell’acqua, sulla cui superficie si riflette il volto di una donna amata dal poeta. Ma questa apparizione è precaria, e il volto precipita di nuovo nel buio del pozzo.
Il pozzo rappresenta il confine tra il e l’inconscio e il conscio, ma anche il confine tra la morte e la vita; infatti il pozzo collega ciò che si trova sotto terra (il passato che crediamo perduto, e che quindi fanno parte del nostro inconscio, ma anche ciò che è morto) con ciò che si trova sulla superficie della terra (ciò di cui non ci ricordiamo e siamo coscienti, ma anche ciò che è vivo).
La memoria è cantata come valore di importanza estrema perché mantiene in vita ciò che non è più vivo.

Si richiama anche il mito di Orfeo e Euridice: il canto poetico di Orfeo riesce a far si che gli Inferi gli restituiscano la donna che ama, ma questa resurrezione è precaria, e termina con una nuova perdita. La scrittura poetica è come il canto di Orfeo, che vuole richiamare alla vita ciò che è morto, ma fallisce.
Il componimento si apre con un’immagine positiva e vitale, in cui l’acqua che viene portata alla luce si fonde con essa. Nel secchio ricolmo di acqua appare un ricordo e un’immagine che ride. Il poeta accosta il proprio volto a labbra dalla consistenza fragile; questo bacio è il tentativo dell’io poetico di far propria l’immagine. Ma nel momento in cui la superficie dell’acqua viene mossa, il volto cambia i propri connotati e invecchia, torna ad essere prigioniero del tempo.
Il verso successivo, diviso in due parti, scandisce il passaggio tematico. Gli ultimi versi costituiscono un lamento dovuto a una nuova perdita. È presente un “tu” che si identifica in un ricordo. Ricordo che si era precisato in un’immagine ridente, poi in un volto e infine in un dettaglio erotico, le labbra.
La ruota che stride, simbolo lo scorrere inesorabile del tempo, restituisce il ricordo all’oblio.

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