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Chiesa e teatro nel Basso Impero


Nella lenta e progressiva decadenza dell’Impero, il teatro seguì lo stesso cambiamento e la stessa corruzione di costumi. All’oscenità delle rappresentazioni e dei temi trattati si unì il gusto del sangue e delle torturo derivato dagli spettacoli dei Circo, sempre più di moda. Infatti, se fino ad allora i poeti avevano cercato di fondere teatro greco e teatro latino, la fusione continua anche quando l’impero di Bisanzio e di Roma sprofondano nella stessa decadenza e lascivia.
Ne è un esempio concreto l’Imperatrice Teodora, l’attrice senza pudore e senza regole morali che diventa sposa del grande imperatore Giustiniano. È ovvio che, a questo punto sia il Circo che il Teatro, così concepiti, suscitino la condanna della Chiesa, non appena essa ne ha i mezzi. Il teatro e il circo sono strettamente legati al paganesimo ed i residui di quest’ultimo persistono anche dopo l’editto di Costantino sia nei costumi che nell’animo della popolazione.
La Chiesa inizia a proibire ai catecumeni di assistere agli spettacoli e ai soldati vieta i sacrifici e le formule idolatriche. Bisogna ricordare che i drammi rappresentati erano intessuti di immoralità, di incesti, di delitti; le attrici mettevano in mostrano spudoratamente le loro forme e gli uomini sostengono senza ritegno alcuno, anche le parti femminili. A questo va aggiunta l’importanza assunta dal “mimo” e dal suo realismo lascivo nel rappresentare episodi amore fra le divinità o personaggi della civiltà pagana.

Il popolo, non ancora convertito del tutto al Cristianesimo, non accetta facilmente le invettive e le scomuniche della Chiesa; anzi, i teatri sono ben lungi dall’essere disertati, nonostante l’insistenza dei divieti da parte dei Padri della Chiesa. Infanti Sant’Agostino riserva alla sua invettiva contro il teatro una serie di paragrafi dell’opera Città di Dio. Tertulliano fonda la sua argomentazione che il culto degli idoli pagani sta all’origine del Teatro. Il teatro rappresenta situazioni immorali che stabiliscono una relazione con lo spettatore il quale, pertanto, commette un peccato assistendovi.
La professione dell’attore per la Chiesa era immorale perché, in qualche modo, essa cede la sua personalità ai demoni. Egli si dedica alla finzione, espone pubblicamente e prostituisce il proprio corpo che ha ricevuto il Battesimo; in pratica, è come se l’attore cedesse la sua anima che invece è stata redenta grazie al sangue di Gesù Cristo.
Questa concezione non respinge, però, tutto il teatro, ma solo il teatro che allora era in voga, definito come arte criminosa e lussuriosa. La Chiesta invita gli attori a offrire se stessi all’arte cristiana, rappresentano non più gli dei pagani o gli eroi dell’antichità corrotti, bensì angeli, santi, apostoli, la Vergine o lo stesso Gesù Cristo. Ecco perché si può affermare che nel Medioevo, dalle rovine del teatro del Basso Impero nasce un teatro nuovo, cioè il Teatro Cristiano.
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