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Decameron - Boccaccio



Con il Decameron Boccaccio raggiunge l’apice della sua maturità narrativa. Le opere minori sono servite come esercitazione, come spunti, come prova per il grande capolavoro. La maturità narrativa è giunta a compimento, tanto è vero che le allusioni autobiografiche deformate che lui amava inserire nelle sue opere, sono ridotte al minimo. Anche lo sfoggio di erudizione che spesso colpiva le opere minori qua è totalmente assente.
Possiamo dire che anche il Decameron rappresenta una pendenza verso la sperimentazione, tipica di Boccaccio. Tutte le sue opere di fatto sono delle sperimentazioni e lui inventa numerosi generi nuovi. Anche nel Decameron c’è questo sperimentalismo, che trova sfogo soprattutto nel realismo, cioè nel tentativo di rappresentare tutti gli aspetti della società mercantile (che si stava diffondendo in quel periodo ed era quella che Dante odiava tanto. Per lui era la causa di tutti i mali della città, aveva messo in crisi il sistema aristocratico, era dedita solo al guadagno, all’interesse, al commercio ed era particolarmente avida) e cortese. Boccaccio rappresenta questa società mercantile perché ne fa parte, essendo figlio di un banchiere: ha una estrazione sociale completamente diversa da quella di Dante. Il Decameron può quindi essere definito una “commedia sociale”, perché c’è una rappresentazione della società ed è una perfetta sintesi fra il suo periodo napoletano e quello fiorentino. Vengono rappresentate infatti sia la società cortese (che lui aveva conosciuto a Napoli da Carlo d’Angiò) che quella borghese e mercantile, sperimentata durante la vita a Firenze. Entrambe vengono rappresentate con grande realismo.
Altro elemento: per il Decameron si parla di plurilinguismo e pluristilismo. Le novelle hanno infatti stili molto diversi fra loro, a seconda del tema che trattano: se l’ambiente è per esempio cortese lo stile sarà più elevato, mentre se sta parlando di una tematica erotica e popolaresca, anche lo stile sarà adeguato al contenuto. Si torna inoltre al plurilinguismo dantesco: in Dante ci sono espressioni di ogni genere: termini aulici, latinismi, provenzalismi, termini colloquiali, gergali … Al contraria per Petrarca si parlava di unilinguismo, perché usava pochissime parole, rarefatte, sempre uguali, senza varietà. Con Boccaccio invece, data la varietà dei temi presentati, anche la lingua diventa varia.
Questo però non compromette l’organicità e la compattezza dell’opera: anche se gli stili sono diversi, il lessico è diverso, l’opera risulta organica. Houerback (critico letterario già visto a proposito della concezione figurale di Dante) definisce lo stile di Boccaccio “medio elegante”.
Con il Decameron nasce la narrativa moderna: innanzitutto si ridà lustro ad un genere letterario considerato minore, cioè quello della novella. Boccaccio recupera poi i fablieux (studiati durante la poesia comico realistica: erano brevi racconti a sfondo amoroso, erotico, licenzioso, a cui i poeti si ispiravano), gli exempla latini (piccoli racconti esemplificativi), il romanzo cortese cavalleresco. Tutto viene però rielaborato in maniera molto innovativa ed è per questo che si dice che nasce la narrativa moderna.
Concetto importantissimo e fondamentale: con il Decameron si afferma una morale molto più aperta, basata sulla ragione, sull’onestà, ma anche sul rispetto della natura umana. Boccaccio per primo nella storia della letteratura ritiene fondamentale che l’uomo segua anche le sue pulsioni naturali. L’amore è una pulsione naturale, così come l’incontro d’amore, la passione amorosa, e pertanto non va respinto. Per Boccaccio quindi la moralità è un equilibrio perfetto fra gli istinti naturali e la legge morale. Tale legge non è però una legge cristiana né spirituale, ma è la legge morale che può avere anche chi non crede in Dio. Bisogna quindi assecondare i nostri istinti naturali, le forze dell’uomo, mantenendo però un atteggiamento di dignità, di moralità, di correttezza, di bontà. È un concetto molto moderno, innanzitutto perché è un concetto laico, e di fatto concilia quei due elementi che Petrarca per tutta la vita aveva cercato di conciliare senza riuscirci.

Composizione del testo



Questa raccolta di novelle viene iniziata nel 1349, quindi appena dopo la grande peste del 1348, che è un evento che lo aveva segnato molto, così come aveva segnato Petrarca. viene probabilmente completato nel 1351. Alcune novelle presenti al suo interno però erano già state scritte prima, erano già state pubblicate e quindi circolavano già ed erano conosciute. Lo capiamo perché all’inizio della quarta giornata Boccaccio si difende dalle accuse di immoralità che gli erano state rivolte. Il Decameron non era ancora stato finito, quindi sicuramente alcune novelle circolavano già, indipendentemente dalla composizione dell’opera.
Il titolo Decameron ricalca un’opera di Sant Ambrogio, vescovo di Milano, l’”Exameron” = “sei giorni” (dal greco), in cui parlava della creazione. L’opera di Boccaccio ricalca la sua, ma è un accostamento abbastanza ardito, visti i contenuti molto diversi.
Inizio: … comincia il libro chiamato Decameron, cognominato (soprannominato) prencipe Galeotto …
Galeotto era il principe di Galeaut, che aveva incoraggiato l’amore tra Lancillotto e Ginevra. Con questa definizione c’è un grande riferimento al canto V di Dante (“Galeotto fu il libro”). Galeotto è un intermediario d’amore, quindi viene introdotto subito il tema amoroso. Infatti, come Galeotto aiutò Lancillotto a conquistare Ginevra, così questo libro deve aiutare a consolare le donne, per trovare delle soluzioni alle loro pene d’amore. Questa è quindi la funzione del Decameron: viene scritto per le donne per alleviare le loro sofferenze d’amore. Come Galeotto ha eliminato le sofferenze d’amore fra L. e G. cercando di favorire il loro amore, così il Decameron deve consolare le donne che soffrono d’amore. Solo le donne, e non gli uomini, perché Boccaccio ritiene che gli uomini abbiano molte alternative per consolarsi: possono andare a caccia, possono andare in guerra, hanno attività pubbliche etc … quindi hanno molte più possibilità di svago rispetto alle donne.
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