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Decameron - molteplice ma unitario



Il Decameron è molteplice ed unitario. E’ molteplice dal numero di novelle, dalle tematiche, dal numero delle classi sociali rappresentate, tutto ciò fa pensare alla molteplicità. L’unità da cosa è data? Una struttura che nel caos da un ordine.

Per molteplicità intendiamo anche la molteplicità del reale: ci presenta quasi tutte le azioni della vita dalle più basse (fisiologiche) alle più alte (l’attività spirituale e artistica). Abbiamo personaggi che sono re, che sono feudatari, dignitari, abbiamo figure esotiche, abbiamo mercanti, abbiamo banchieri, abbiamo giudici, medici, artisti, medici, clero. Abbiamo una molteplicità della rappresentazione del mondo naturale: novelle ambientate in qualsiasi ora del giorno e della notte, stagioni, tantissimi fenomeni atmosferici, abbiamo però una profonda predilezione per il mare perché il mare è la metafora della fortuna (tempeste, venti impetuosi, ecc. ). Oltre al mare è rappresentata spesso anche la città. Anche le città sono molto varie, Firenze, Napoli, Bologna, Siena Venezia, Messina. Le città ci sono rappresentate sia negli spazi chiusi che aperti che sono prevalenti. Perché negli spazi aperti i vari destini umani possono intersecarsi. Anche la città in cui le varie azioni dei personaggi possono intersecarsi rappresenta la fortuna (Andreuccio nell’arca).

Per quanto riguarda l’unicità dobbiamo dire come questa molteplicità non porti alla conclusione, ad un’opera non organizzata e non strutturata. Innanzitutto perché abbiamo la presenza della cornice e poi anche perché le novelle sono strutturate secondo delle geometrie armoniche livello architettonico. La prima novella rappresenta per Boccaccio l’uomo peggiore che ci possa essere (cappelletto). Mentre nell’ultima è rappresentata la figura di Griselda che è la donna virtuosa per eccellenza, vi è una simmetria interna. Nella prima giornata vengono presentai i vizi e nell’ultima le virtù. Ancora nella sesta, che è quella centrale, c’è l’esaltazione dell’arte della parola e anche una dichiarazione di poetica sull’arte di raccontare le novelle. Le due precedenti quinta e sesta hanno tematiche d’amore e la settima e l’ottava ci presentano l’industria (l’intelligenza umana). Anche nella Divina Commedia c’era stata attenzione a rendere simmetrico ciò che poteva essere poco armonico. Il sesto canto di ogni cantica sia dedicato alla politica anche qui è una simmetria interna che dà unione alla molteplicità. La differenza è che in Dante l’ordine dato dall’ordine metafisico, voluto da Dio è un ordine trascendente invece in Boccaccio l’ordine, in questa visione del mondo laica, non può essere dato da Dio , l’ordine fa parte spesso della natura umana. Secondo B. la tendenza a ricomporre l’ordine nel caos è una tendenza tipicamente umana che non ha bisogno di un elemento superiore e di una forza trascendente.
Queste sono simmetrie che danno ordine alle novelle che non sono messe casualmente.
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