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La critica rivolta alla società mercantile all’interno del “Decameron” boccacciano



Figlio di un noto mercante, Giovanni Boccaccio rappresenta uno dei più noti portavoce della società mercantile dell’Italia trecentesca, contesto in cui si afferma la nuova borghesia aristocratica comunale di cui il Boccaccio è “il poeta[ G. Petronio, La posizione del “Decameron”, in “I miei Decameron”, Editori Riuniti, Roma 1989.
]”.

Sempre meno interessata alla cavalleria e al vecchio mondo feudale, nella nuova società iniziano a prendere il sopravvento le idee di una rinnovata mentalità razionale e laica, fondata sulla significativa figura del mercante, contraddistinto dal resto della popolazione per le sue numerose esperienze di viaggio.

Allo stesso tempo, “la classe borghese prende il sopravvento, manifestando la sua preminenza non tanto sul piano del costume e della cultura quanto su quello dell’iniziativa pratica, dell’industria […] attiva.”[ M. Baratto, “Il mondo narrativo del Decameron”, in “Realtà e stile nel Decameron”, Editori Riuniti, Roma 1984.]

Tra le attività maggiormente analizzate dall’autore del “Decameron” vi è dunque quella economica-commerciale: la ricchezza è, infatti, vista dal Boccaccio come uno dei “principali moventi dell’agire dei suoi personaggi.”[ G. Getto, “L’esperienza della realtà nel Decameron”, in “Vita di forme e forme di vita nel Decameron”, Petrini, Torino 1966.]

L’intento dell’autore all’interno del suo “Decameron” è proprio quello di dipingere il quadro della propria epoca, dare rilievo alla centralità della vita mercantile nella Firenze del trecento, senza tralasciare una nota di critica nei confronti della nuova classe affermatasi.

Noto esempio del cattivo giudizio dell’autore nei confronti dei mercanti è rappresentato nella novella narrata da Fiammetta ed incentrata sulla figura del giovane Andreuccio da Perugia: il perugino, infatti, recatosi a Napoli per comprare dei cavalli e, avendo esibito nella piazza del mercato, davanti a tutti, la propria ricchezza, cade vittima di un terribile inganno che lo porterà a ritornare a casa senza alcun cavallo ma con un rubino d’immenso valore.

La polemica del Boccaccio nei confronti del ragazzo sprovveduto è sottolineata dal suo modo di descrivere l’esilarante situazione dell’imbroglio, dando così l’immagine di un mercante ingenuo che, nonostante i numerosi viaggi fatti, sia rimasto facilmente ingannabile.

Altra novella emblematica della visione problematica dello scrittore è quella che racconta della terribile vicenda di Lisabetta da Messina che, innamorata del povero garzone Lorenzo di bassa estrazione sociale, e volendo cercare di varcare le rigide convezioni sociali dell’epoca, scopre ben presto che l’amante è stato ucciso dai fratelli che, non volendo intaccare l’onore della famiglia nonché creare scandalo ed andare a diminuire drasticamente i guadagni, si vedono costretti a compiere un atto tanto crudele.

E’ a questo punto che emerge pienamente la visione tragica e negativa del Boccaccio che sottolinea il comportamento che gli uomini del periodo assumevano pur di accaparrarsi il più denaro possibile: nel caso della novella presa in considerazione, il prezzo da pagare affinché la famiglia non riscontri problemi di natura economica è, evidentemente, il sangue del giovane bagnato dalle lacrime della loro stessa sorella.

La visione poco fiduciosa dell’autore deriva, probabilmente, dalla presa di coscienza del fatto che questo nuovo e grande “movimento” che sta ottenendo sempre più successo, non sia altro che l’inizio della fine della vecchia concezione di mercante, vale a dire del viaggiatore coraggioso sempre alla ricerca di nuovi territori da scoprire, sostituita dall’impellente voglia di denaro, ricchezza e guadagno.

Il disegno storico dato dal Boccaccio è quindi la perfetta rappresentazione del suo attento esame della società del tempo, aperta ad una fase di cambiamento che l’autore non solo non vede di buon occhio ma che critica fortemente. E’, infatti, difficile che l’autore “si abbandoni a quel tripudio di monete luccicanti e di scintillanti gemme.”[ G. Getto, op. cit.]
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