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Giovanni Boccaccio: Ninfale Fiesolano, riassunto


l Ninfale Fiesolano pè un’opera minore del Boccaccio scritta in ottave, un metro che sarà largamente usato anche dai poeti del Rinascimento.
L’Affrico e la Mensola sono due piccoli fiumi che nascono dalla collina di Fiesole e si gettano nell’Arno. Il Boccaccio ne ha fatto due creature vive, cioè un pastore di circa vent’anni e una bionda ninfa quindicenne ed ha immaginato fra di essi una storia d’amore che termina tragicamente e con cui essi danno il loro nome ai due corsi d’acqua.
Si tratta della stessa tecnica adoperata da Ovidio nelle Metamorfosi.
Siamo ai tempi che precedono la fondazione di Fiesole. Sulle colline tutte intorno, ricoperte di boschi, le nife di Diana si stanno divertendo ad andare a caccia. Esse hanno consacrato la loro vita alla Dea e, pertanto, dovranno rimanere vergini per sempre. Un giorno sedute su di un verte prato giorno esse vengono scorte da Affrico che si invaghisce in particolare di una di loro, Mensola. Da allora egli conosce tanta sofferenze che non possono essere alleviate né dalla quiete della sua capanna, né dalle cure amorose dei genitori che ignorano la vera ragione della sua tristezza anche se il padre sospetta, a volte, che il male del figlio abbia origine amorosa. Il suo animo non trova pace anche perché Mensola lo fugge continuamente; addirittura una volta la giovinetta gli scaglia contro un dardo come se si trattasse di un nemico. Piangendo, Affrico invoca la dea Venere che interviene ma l’amore conquistato e la conseguente gioia durerà soltanto un’ora. Successivamente Mensola, pentita e timorosa per l’ira di Diana, decide di non presentarsi più davanti al pastorello. Preso dalla tristezza e dalla disperazione Affrico si uccide proprio in riva al corso che da lui prenderà il nome. Nel frattempo, Mensola, che ha dato alla luce un bambino, viene sorpresa ed inseguita da diana. La fuga si trasforma in una metamorfosi perché la ragazza viene trasformata anch’essa in un corso d’acqua che si getta nell’Arno, dove già sfociavano le acque dell’Affrico.
Il bambino, di nome Pruneo, viene allevato in modo amorevole dai nonni paterni. Diventato grande, egli sceglie di mettersi al seguito di Atlante ed insieme a lui fonderà Fiesole, dopo aver disperso le ninfe od averle costrette alle nozze.
Per questo motivo, Pruneo diventa il fondatore dell’età civile che ha sconfitto quella delle barbarie.
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