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Composto tra il 1343 e il 1344 e strutturato in nove capitoli, il romanzo in prosa Elegia di Madonna Fiammetta ha la forma di una lunga lettera in cui la protagoniste narra la propria dolorosa vicenda d’amore, rivolgendosi alle altre donne innamorate. Fiammetta racconta di essersi invaghita di un mercante fiorentino di nome Panfilo e, pur se sposata di aver ceduto alla passione dietro consiglio di Venere. Quindi possiamo dire che Boccaccio riversa le sue emozioni contrastanti in un “contenitore” femminile. Dopo essere stata abbandonata dall’amato, la donna è disperata e vive nel dolore e nella vana speranza di poterlo rivedere. Il marito ignaro di tutto e preoccupato per lo stato di salute della moglie, per consolarla la porta a Pozzuoli, tale iniziativa, non fa altro che accrescere l’infelicità di Fiammetta, dal momento che quei luoghi, accentuano lo straziante ricordo dell’amato. Fiammetta, sempre più disperata tenta il suicidio. In seguito a questo episodio, il marito per confortarla le promette un nuovo viaggio ed ella spera di potersi fermare a Firenze e rivedere il giovane. Fiammetta allora riflette sul suo dolore e lo confronta con quello patto dalle eroine dell’antichità; la scoperta di provare una sofferenza ancora più profonda costituisce per lei una sorte di consolazione. Il racconto di Fiammetta non pone in primo piano i fatti, ma è tutto teso ad esprimere i sentimenti della donna. Ci troviamo di fronte al primo esempio di romanzo psicologico. Fiammetta chiude la lunga serie delle eroine abbandonate dalla letteratura antica, la sua narrazione è continuamente intessuta di rinvii ai classici e citazioni. Il principale modello, a cui Boccaccio guarda in quest’opera è

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