Desiderio di quiete di Ludovico Ariosto


Il motivo della satira è la rivendicazione, energica e severa, anche se espressa in tono distaccato, da parte dell’Ariosto, della propria libertà e dignità di uomo e di poeta.
Fu scritta tra l’agosto e l’ottobre del 1517, in occasione della decisione presa dall’Ariosto di non prestare più servizio presso il cardinale Ippolito, rifiutandosi di seguire quest’ultimo nella sua nuova sede in Ungheria. Lo scritto è dedicato al fratello Alessandro ed al compare Ludovico da Bagno.
L’Ariosto inserisce un apologo, cioè una favola, nel versi 88-102 per segnare un distacco, come spesso avviene nelle Satire, dalla materia autobiografica, introducendo una nota di serenità discorsiva che testimonia un rasserenamento dello spirito. Tale tecnica, anche se in modi diversi, è presente pure nell’Orlando furioso. Inoltre, bisogna ricordare che l’apologo illustrativo di una situazione sentimentale o morale era un artificio tipico delle satire classiche.
Riassunto dell’apologo: Un asino ossuto e rinsecchito riuscì ad entrare, facendo un buco nel muro, dove era sistemato un gran mucchio di grano e ne mangiò a sazietà tanto che il ventre s’ingrossò come una botte. Poi, temendo di essere scoperto e bastonato, tentò di ritornare da dove era venuto, ma invano, poiché non riusciva più a passare attraverso il varco da lui stesso aperto. Un topolino, vedendolo affannarsi e disperarsi, gli disse che, se avesse voluto uscire di là, avrebbe dovuto liberarsi di quel grosso ventre; per cui gli consigliò di vomitare quanto aveva mangiato per tornare magro e poter entrare nel buco.
La satira si conclude con uno scatto energico di protesta dell’Ariosto. Come dimostra l’apologo appena citato, anche lui, per riconquistare la propria indipendenza, dovrà restituire al cardinale i doni da questi ricevuti: non sarà una cosa dolorosa, poiché in gioco c’è la sua libertà.
Per la metrica, la satira è formata da terzine di versi endecasillabi in rima secondo lo schema ABA, BCB (terza rima).
L’Ariosto utilizza uno stile ed una lingua tipici del genere della satira, adottando un periodare sciolto e familiare, con termini ed immagini dimessi che non potevano certo appartenere a “generi alti” quali la lirica e la tragedia.
L’invito del poeta al fratello Alessandro, lo stesso a cui, come detto, è dedicata questa prima satira, è espresso nei versi 221-225: “tu che diciotto anni / dopo me t’indugiasti a uscir de l’alvo (dal ventre materno), / gli Ongari (gli Ungheresi) a veder torna e gli Alemanni (i Tedeschi), / per freddo e caldo (attraverso regioni fredde e regioni calde) segui il signor nostro (il cardinale), / servi per amendua (per entrambi), rifa’ i miei danni” (compensalo del danno che gli reco io).
Hai bisogno di aiuto in Orlando Furioso?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email