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Ludovico Ariosto


Ariosto è letterato pienamente rinascimentale, rappresenta il rinascimento nei suoi aspetti negativi e positivi, forse addirittura era all’apice del Rinascimento, prima del declino fino alla controriforma.
Le caratteristiche del Rinascimento sono:
- Centralità dell’uomo nella realtà, l’uomo vitruviano che diventa misura di tutte le cose, che conosce il mondo e ha le capacità razionali per comprendere ciò che lo circonda. Non tutto è scritto nella Bibbia, l’uomo deve scoprire, ha fiducia di poter contare qualcosa nella conoscenza del mondo. Ulisse era colui che aveva conosciuto il mondo tramite le sue capacità umane e Dante lo condanna, nel Medioevo l’uomo non doveva scoprire nulla poiché tutto era scritto nella Bibbia, verità assoluta; nel Rinascimento Ulisse diventa ideale, diventa ciò che l’uomo vuole fare, l’aspetto diventa un aspetto della realtà, mentre i fenomeni fisici e naturali devono essere scoperti dall’uomo.
- L’uomo è un uomo che va in crisi: rispetto all’uomo del Medioevo che vive di verità assolute, quindi sa che se si segue ciò che è detto nella Bibbia si va al paradiso, sennò all’inferno, l’uomo sbaglia solo se non segue i dettami, ha certezza di compiere la scelta corretta. Quando l’uomo si affida a se stessa non acquisisce sicurezza ma più dubbi, l’uomo non sa se sta facendo la scelta giusta o no, si affida a ciò che pensa ma può anche sbagliare, ha paura di non aver interpretato correttamente la realtà, e anche quest’aspetto è presente nelle opere di Ariosto. “Sbagliare è umano”  “Errare Humanum Est”
Anche nella figura del cavaliere vi è la stessa contrapposizione: il cavaliere all’investitura diceva “La fede a dio, la vita al re, il cuore alla dama, l’onore a me”. Il cavaliere non agisce per denaro o potere, ma per farsi onore e fama. Il modello a cui i rinascimentali si ispirano è dunque il cavaliere medievale, generoso, magnanimo e coraggioso, modello ideale.
Nel rinascimento anche il cavaliere rientra nel fatto che può sbagliare, mentre nel medioevo era perfetto: nella letteratura sempre si parla di modelli ideali, un riferimento a cui ispirarsi che sia perfetto. Nell’Orlando furioso il cavaliere arriva addirittura alla follia, portato a quel punto dalla sofferenza.
“io canto” al termine  ripresa della classicità ma, soprattutto, prima del rinascimento c’era ispirazione dalla musa, era la musa a cantare tramite il poeta: fino al medioevo in realtà a cantare le opere era Dio, il poeta era l’intermezzo. Ariosto dice invece che è lui che canta, e più di una volta interviene come narratore, raccontando anche le sue esperienze personali quando si sente affine a ciò che accade ad orlando. L’autore sottolinea dunque che è lui a scrivere, l’uomo è a centro.
Il primo secolo di età romana assomiglia al rinascimento, e Orazio ne fa parte, così come Virgilio, l’uomo era al centro del mondo. il verbo alla fine, inoltre, suggerisce la ripresa della forma del latinismo.
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