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Ludovico Ariosto - opere minori e Satire

Ludovico Ariosto si applicò prevalentemente alle liriche in latino, con le quali rafforzava la sua formazione latina e la sua esperienza dei classici, importante per la sua opera maggiore. Imitava soprattutto Catullo e Tibullo, cantando con versi eleganti il vagheggiamento della natura, gli affetti verso i familiari e l’amore per varie donne; sono quasi tutte ispirate all’amore per Alessandra Benucci le rime volgari. Anche l’attività teatrale rappresentò per l’Ariosto un impegno artistico di lunga durata. Su questa direzione d’espressione teatrale egli s’impegnò a lungo con la creazione di cinque commedie:
- La Cassaria, la prima commedia regolare del teatro italiano. Essa imita in tutto le commedie latine, prende il nome da una cassa piena d’oro, con cui due giovani vogliono togliere al padrone due belle schiave.
- I Suppositi (ossia gli scambiati), la cui trama è derivata dai Captivi di Plauto.
- Il Negromante, in cui si deride la credulità contemporanea nelle arti magiche.
- La Lena (ossia mezzana d’amore), in cui si dipinge la corruzione della famiglia.
- Gli Studenti, in cui due studenti di Ferrara mettono da parte gli studi e non si curano d’altro che dei divertimenti.
Fra le opere minori sono molto importanti anche le sette Satire, scritte tra il 1517 e il 1525; documento sincero della vita, dell’intimità e delle aspirazioni dell’Ariosto.
Le Satire hanno tono discorsivo e materia autobiografica, ma questa sua autobiografia gli serve per fare delle riflessioni che si soffermano sulla vita interiore dell’Ariosto uomo. Le Satire sono belle, perché vi si trova molta umanità e la realtà viene presa con un po’ d’ironia e un po’ di tristezza; più che Satire sono epistole, cioè discorsi rivolti ad amici, una confessione dei propri sentimenti, una protesta contro le proprie sventure.
Delle Satire ricordiamo la prima, in cui, illustrando le ragioni del rifiuto di seguire il cardinale Ippolito in Ungheria, l’Ariosto svela il suo profondo amore d’indipendenza e di libertà; la seconda è rivolta al fratello Galasso prima di un viaggio dell’Ariosto a Roma, esprimendo alcune considerazioni sulla vita cortigiana; la terza ci fa sentire la gioia di servire con più pace il duca Alfonso; la quarta rievoca la solitudine del soggiorno in Garfagnana, fra gente dura e rozza; la quinta scritta per le nozze del cugino Malaguzzi, contiene osservazioni sul matrimonio e la vita coniugale.
Nelle Satire traspaiono dunque la vita e l’animo del poeta, attendo osservatore dei difetti e dei limiti del mondo e del mondo in cui era costretto a vivere.
La narrazione di queste Satire è varia, resa interessante da una gran quantità di scherzi, motti, doppi sensi, aneddoti e specialmente favolette, che danno forza con vivacità ai sentimenti del poeta.
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