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Ludovico Ariosto - Biografia


Ludovico Ariosto nasce a Reggio Emilia nel 1474. È di famiglia piuttosto elevata, figlio del Conte Niccolò degli Ariosti. In realtà al momento della sua nascita suo padre era a Reggio Emilia per caso, per un incarico di carattere militare, quello di Capitano della guarnigione. La vita di Ludovico si svolge infatti a Ferrara: vivrà prima sotto Ercole I d’Este (colui che aveva dato alla città la struttura di una città romana, con strade perpendicolari e mura) e poi sotto Alfonso I. In quel periodo Ferrara è un vivacissimo centro culturale: c’è una grande biblioteca, famosi pittori passano per la corte e il livello culturale è molto elevato.
Lì il padre lo indirizza agli studi di giurisprudenza, ma a lui non piacciono. Quando il padre muore (1500) si ritrova con 9 fratelli minori e deve gestire il patrimonio di famiglia (la madre era ancora viva ma, essendo una donna non poteva gestire i soldi o provvedere alla famiglia). Riesce a collocare alcuni fratelli presso corti e cardinali importanti, mentre il fratello Gabriele, che aveva una grave disfunzione alle braccia, rimane con lui. Emerge fin da subito quindi la sua grande umanità: aiuta i fratelli a trovare una collocazione e tiene quello più debole con sé.
Lui va invece a lavorare per il figlio di Ercole I, il Cardinale Ippolito, con il titolo di “familiare”, cioè una sorta di segretario personale, che lo accompagnava a visite, feste e ambascerie. Il cardinale è però un personaggio un po’ particolare e questo fa sì che per Ariosto il lavoro risulti piuttosto pesante. Era diventato vescovo a 7 anni e cardinale a 14, ma la sua indole non era conforme a queste cariche. Amava la caccia, le donne, le feste ed era ricchissimo. Basti pensare che morirà per indigestione di gamberi e vino.
Commette anche degli estremi: per esempio nel 1505 acceca il fratello con cui si contendeva una donna. Lei lo aveva preferito per i suoi begli occhi. Questo avvenimento viene riportato da Guicciardini, un altro intellettuale molto presente nelle varie corti del tempo.
Per Ariosto questo lavoro è terribile: si sente leso nella sua dignità, nella sua umanità e nella sua figura di intellettuale e letterato.
Non era un letterato e non amava la cultura. Ariosto gli dedicherà l’Orlando Furioso e, sebbene lui sostenga le spese di pubblicazione, la definirà una “corbelleria”, una sciocchezza.
Mentre è al servizio del cardinale Ludovico partecipa a diverse ambascerie: va a Roma per ottenere aiuto contro Venezia che aveva attaccato Ferrara, dopo che questa si era alleata con la Francia. Partecipa quindi molto alla vita politica del tempo, che era molto variegata e vedeva i piccoli centri (Ferrara, Mantova, Urbino…) allearsi con le grandi potenze (Roma, Milano, Francia…). Ovviamente in qualità di ambasciatore per conto del cardinale, che prendeva le decisioni politiche.
Nel 1513 inizia ad avvicinarsi all’ambiente fiorentino filo mediceo, con lo scopo di allontanarsi da Ferrara. Il suo obiettivo era quello di andare a Roma, dove c’era un suo caro amico, Pietro Bembo (che aveva scritto le “Prose della volgar lingua”). Per arrivarci prende contatti con i medici, essendo in quel momento papa Giulio II de Medici. Tuttavia il papà non richiederà mai la sua presenza.
Durante le sue ambascerie conosce Alessandra Benucci, moglie di Strozzi, che sarà l’unico e grande amore della sua vita, particolarmente duraturo. Tuttavia anche dopo la morte del marito di lei i due non si possono sposare, poiché Ariosto (come aveva fatto anche Petrarca) prende gli ordini minori. Vivono però entrambi a Ferrara e alla fine si sposeranno segretamente.
Nel 1516 viene pubblicata la prima edizione dell’Orlando Furioso, che ha grande successo.
Nel 1517 il papa ordina che vescovi e cardinali risiedano nelle loro diocesi, perciò Ippolito è costretto a trasferirsi in Ungheria. Ariosto però si rifiuta di partire con lui e perde ovviamente il suo incarico, insieme ai benefici che ne derivavano e di cui aveva goduto. Scrive le sue motivazioni in una lettera, in cui dice per esempio che il clima era troppo freddo e lui, non essendoci abituato, si sarebbe potuto ammalare. Dice che è lontano, che il viaggio è difficoltoso …
Rimane allora a Ferrara, sempre al servizio degli Estensi, questa volta sotto Alfonso I, marito di Lucrezia Borgia (amante del Bembo). A differenza di Ippolito, lui è più attento alla cultura, quindi l’ambiente è più favorevole e stimolante per Ariosto, che infatti pubblica nel 1521 la seconda edizione dell’Orlando Furioso.
L’avvenimento che segna però profondamente la sua vita avviene nel 1522. Ferrara cade in una crisi politica e si allea con la Francia. Per motivi politici Ariosto si deve quindi trasferire in Garfagnana, in qualità di commissario ducale, che aveva un incarico politico e anche di controllo del territorio. La Garfagnana è la regione della Toscana più impervia, montuosa, boschiva (al confine con la Liguria). In più era infestata dai banditi e molto pericolosa. In più era stata annessa a Ferrara da poco tempo e non c’erano ancora infrastrutture né controllo del territorio. Lui starà qua per tre anni, e scriverà lettere piene di sconforto e disperazione, che parlano del grandissimo disagio che provava in questo villaggio sperduto sugli Appennini. Tuttavia qui da prova di grandi abilità politiche. Dopo tre anni potrà tornare a Ferrara come ambasciatore per il papa Clemente VII. In realtà va prima a Roma per brevi soggiorni ma poi è definitivamente a Ferrara nel 1528.
Nel 1532 va a Mantova, ospite dei Gonzaga, dove presenta l’ultima edizione dell’Orlando Furioso. È lì con Alfonso I e l’imperatore Carlo V e davanti a loro recita il suo poema. Durante il viaggio di ritorno si ammala però di enterite e muore.
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